L’UE ha introdotto un dazio forfettario di 3 euro sui pacchi asiatici sotto i 150 euro. La Svizzera non è nell’UE, ma non è esente: la Confederazione ha già agito sul fronte IVA e ora valuta una nuova tassa di sorveglianza per prodotto
Chi acquista abitualmente su Temu, Shein o AliExpress deve sapere che qualcosa è cambiato. Il 1° luglio 2026 è entrato in vigore nell’Unione Europea un dazio forfettario di 3 euro per pacco su tutti gli acquisti online di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi terzi. Una misura diretta — anche se Bruxelles evita di dirlo apertamente — contro i colossi dell’e-commerce asiatico.
La Svizzera non è nell’UE e il dazio europeo non si applica direttamente ai residenti in Confederazione. Ma il dossier è già aperto anche a Berna, e le novità in arrivo toccheranno chi acquista online dal Ticino come dal resto del Paese.
Cosa cambia in Europa dal 1° luglio
Il nuovo dazio europeo si applica su ogni spedizione diretta al consumatore finale con un valore dichiarato inferiore ai 150 euro — la soglia che finora garantiva l’esenzione doganale per i piccoli pacchi. Dal 1° luglio il dazio forfettario è di 3 euro per invio, applicato per «voce doganale»: se un singolo pacco contiene più prodotti, il prelievo può moltiplicarsi.
La misura è transitoria: rimarrà in vigore fino al luglio 2028, quando l’UE passerà a un sistema di calcolo più complesso, con dazi variabili per tipologia di merce. A novembre 2026 si aggiungerà inoltre una «handling fee» — ancora da definire nell’importo, ma stimata tra i 2 e i 3 euro per pacco — per coprire i costi crescenti delle dogane nel gestire i volumi di spedizione asiatica.
Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 sono arrivati nell’UE circa 5,9 miliardi di pacchi di basso valore da Paesi terzi. Nel mirino ci sono soprattutto le spedizioni dalla Cina.
La Svizzera non è nell’UE, ma non è ferma
Per i residenti in Svizzera che ordinano da Temu o Shein con spedizione diretta in Confederazione, il dazio europeo non si applica. Ma Berna ha già mosso i propri passi.
Dal 1° gennaio 2025, le piattaforme di e-commerce estere che realizzano in Svizzera un fatturato superiore a 100’000 CHF sono obbligate a versare l’IVA (aliquota ordinaria 8,1%) fin dal primo franco, senza soglia di esenzione. Prima di questa riforma, gli acquisti online sotto i 62 franchi circa (con meno di 5 CHF di IVA) erano di fatto esenti. In questo senso, spiega la Swiss Retail Federation, «è l’UE a essere in ritardo rispetto alla Svizzera, non viceversa».
Tuttavia, i commercianti svizzeri segnalano che l’applicazione effettiva di questa norma sulle piattaforme estere rimane difficile da verificare. Patrick Erny, direttore di Swiss Retail Federation, ammette che «non è possibile valutare appieno se la tassazione delle piattaforme venga effettivamente applicata».
In arrivo una «tassa di sorveglianza» fino a 5 CHF per prodotto
La novità più rilevante per i consumatori svizzeri riguarda la proposta in consultazione del Consiglio federale. Lo scorso 5 giugno, Berna ha avviato la procedura di consultazione per la revisione parziale della legge federale sulla sicurezza dei prodotti. La consultazione si concluderà il 28 settembre 2026.
Il cuore della proposta è una nuova «tassa di sorveglianza» sul commercio online: il Consiglio federale avrà la facoltà di riscuotere un balzello destinato a coprire i costi dei controlli sui prodotti venduti online dalle piattaforme estere. L’importo massimo previsto è di 5 CHF per ogni prodotto venduto.
La misura è caldeggiata da Swiss Retail Federation, che a marzo aveva lanciato l’allarme: senza una risposta svizzera al dazio europeo, la Confederazione rischia di diventare un «hub» di smistamento per i pacchi asiatici destinati all’UE, con le piattaforme che userebbero gli indirizzi svizzeri per eludere il dazio europeo. Non un rischio teorico: all’aeroporto di Zurigo arrivano già oggi più di 100’000 pacchi al giorno.
La risposta politica si è fatta più concreta anche in Parlamento: a giugno il Consiglio nazionale ha approvato in via definitiva due mozioni — una del senatore ticinese Fabio Regazzi (Centro) — che chiedono al governo di intensificare i controlli e di introdurre un’imposta specifica per finanziare le verifiche. Sono complessivamente trenta gli atti parlamentari pendenti sul tema. Serve, in sostanza, una «Lex Temu» elvetica.
Cosa conviene sapere se ordini online dal Ticino
Sul mercato svizzero, la regola è questa: se ordini da Temu o Shein con spedizione diretta in Svizzera, l’IVA svizzera è già applicata sulla piattaforma (almeno in teoria, dal 2025). Il dazio europeo di 3 euro non ti tocca.
Se invece ordini da piattaforme estere con spedizione verso un indirizzo UE (o con ritiro in Italia), le nuove regole europee si applicano e il prezzo finale aumenta. Chi vive vicino al confine e utilizza indirizzi di comodo in Italia per ricevere i pacchi troverà i costi cambiati. Per capire cosa si può portare in Svizzera dall’Italia senza problemi doganali, vale la pena ripassare le regole sulla franchigia di 150 CHF.
Una nota sul confronto prezzi: un’indagine della rivista svizzera «Saldo» ha rilevato che Galaxus, il principale retailer online svizzero, vende alcuni prodotti presenti anche su Temu a un prezzo fino a cinque volte superiore. Galaxus ha precisato che quei prodotti erano stati acquistati tramite intermediario e sono stati ritirati. Il caso illustra però la difficoltà — e i rischi — del confronto tra piattaforme asiatiche e retailer locali.
Le 3 cose da sapere se acquisti online
- IVA dal primo franco: le grandi piattaforme estere (Temu, Shein, AliExpress) con >100’000 CHF di fatturato in CH applicano già l’IVA svizzera. Non ci sono più soglie di esenzione.
- Dazio UE non ti riguarda direttamente: se la spedizione arriva in Svizzera (non in un Paese UE), il dazio europeo di 3 euro non si applica. Se ritiri in Italia, invece, sì.
- Tassa di sorveglianza in arrivo: Berna vuole introdurre fino a 5 CHF per prodotto venduto online da piattaforme estere. La consultazione chiude il 28 settembre 2026; l’entrata in vigore è ancora da definire.
Per aggiornamenti sul dossier legislativo, la fonte ufficiale è il sito del Consiglio federale.
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