La Città e Tether hanno firmato la fase II del progetto fino al 2030. Cosa si può già pagare in criptovaluta a Lugano, quanto pesa davvero l’iniziativa e come il fisco ticinese tratta chi detiene questi asset.
Lugano raddoppia sulla sua scommessa più discussa. Lo scorso 3 marzo 2026 la Città e Tether — la società che emette USD₮, la stablecoin (criptovaluta agganciata al dollaro) più diffusa al mondo — hanno annunciato la fase II del Plan ₿, il programma che dal 2022 porta Bitcoin e pagamenti in cripto nella vita quotidiana del capoluogo ticinese. Il memorandum prevede un contributo indicativo fino a 5 milioni di franchi sul periodo 2026–2030, erogato soprattutto sotto forma di competenze tecniche, infrastrutture, ricerca applicata e formazione.
È la conferma che l’esperimento non si è fermato alla fase pilota. Dopo quattro anni, è il momento di fare un bilancio concreto di cosa funziona davvero e di cosa cambia per chi vive nella Svizzera italiana.
Cosa si può pagare in cripto a Lugano oggi
Il numero che ancora l’iniziativa è semplice: oltre 400 commercianti luganesi accettano pagamenti in Bitcoin, USD₮ e nel token municipale LVGA, dalla pizzeria di quartiere fino alle grandi catene. Ma il passaggio più rilevante riguarda il rapporto fra cittadino e Comune. La Città di Lugano consente infatti di saldare le fatture comunali in criptovaluta — imposte comprese, oltre a multe, tasse di servizio e altri tributi — pagando con BTC, con la rete Lightning o con USD₮, senza limite di importo. In pratica si inquadra un codice QR sulla fattura e si paga dal proprio wallet.
A questo si aggiungono progetti meno visibili ma strutturali: Lugano ha emesso obbligazioni digitali su blockchain e ha integrato la tecnologia direttamente nell’infrastruttura della finanza pubblica, non limitandola al solo settore privato. La Città sottolinea di aver mantenuto in ogni fase la governance pubblica e di non aver assunto rischi strutturali sui conti, procedendo per progetti pilota incrementali soggetti a valutazione.
Cosa prevede la fase II fino al 2030
Se la prima fase è stata «attivazione culturale», la seconda punta all’infrastruttura. La strategia 2026–2030 ruota attorno a cinque pilastri: gestione sicura di asset digitali e sistemi automatizzati, sviluppo di Lugano come polo per il commercio digitale, sistemi di identità digitale che tutelino la privacy, ecosistemi locali di intelligenza artificiale e infrastrutture urbane distribuite e resilienti. L’obiettivo dichiarato dal sindaco Michele Foletti e dal CEO di Tether Paolo Ardoino è ridurre la dipendenza tecnologica della città dai grandi operatori globali del cloud e dei pagamenti.
Attorno al progetto è cresciuto anche un ecosistema economico. L’hub PoW.space ha contribuito ad attrarre oltre 100 aziende fintech e blockchain nella regione, mentre il Plan ₿ Forum, nato come conferenza sul Bitcoin, oggi raduna più di 4’000 partecipanti da oltre 60 Paesi. È un capitolo che si lega al più ampio sviluppo della «Crypto Valley» elvetica, di cui la piazza ticinese è diventata un’appendice meridionale.
L’angolo svizzero: vigilanza e fisco
Per il residente la domanda pratica resta quella fiscale. La posizione elvetica è tra le più favorevoli al mondo: per l’investitore privato le plusvalenze da vendita di token restano esenti dall’imposta sul reddito, salvo essere qualificati come operatori professionali. I valori vanno comunque dichiarati nella sostanza al 31 dicembre, secondo le indicazioni dell’AFC (Amministrazione federale delle contribuzioni) e del proprio cantone: abbiamo riassunto le regole in una guida in tre punti alla fiscalità cripto in Svizzera.
Sul fronte della vigilanza, la FINMA — l’autorità federale di sorveglianza dei mercati finanziari — sta ridisegnando il quadro con due nuove categorie di licenza attese verso il 2027, che porteranno gli operatori cripto sotto controllo diretto. È lo stesso contesto in cui la Svizzera attira capitali istituzionali mentre altrove i flussi sugli ETF americani restano altalenanti.
Le 4 cose da sapere
- 5 milioni di franchi: il contributo indicativo di Tether per il Plan ₿ fase II, 2026–2030.
- Oltre 400 negozi a Lugano accettano BTC, USD₮ e il token LVGA.
- Tasse e fatture comunali pagabili in Bitcoin, Lightning o USD₮, senza limite di importo.
- In Svizzera le plusvalenze cripto private restano esenti; la FINMA prepara nuove licenze.
Quattro anni dopo l’annuncio, Lugano resta il laboratorio più avanzato d’Europa sull’uso civico delle criptovalute. La fase II dirà se l’esperimento sa trasformarsi in infrastruttura stabile o se resterà una vetrina. Per chi vuole approfondire, la pagina ufficiale del Plan ₿ e quella dei pagamenti cripto del Comune raccolgono i dettagli operativi; per il prezzo aggiornato degli asset si può fare riferimento a CoinGecko.
Le quotazioni e i valori citati sono indicativi al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio di investimento. Le criptovalute sono strumenti ad alta volatilità.
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