Petrolio e gas naturale alimentano la crisi energetica

Gabriele Stentella

27/09/2021

27/09/2021 - 11:11

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La domanda di petrolio e gas naturale non accenna a diminuire. Le quotazioni del greggio virano sempre più verso gli scenari prospettati dagli analisti. Quali sono le ripercussioni in Europa e nel mondo?

Petrolio e gas naturale alimentano la crisi energetica

L’aumento della domanda di greggio e gas naturale e la conseguente impennata delle quotazioni riflettono ciò che molti analisti pensano da tempo: gli ultimi mesi del 2021 saranno interessati da una crisi energetica molto importante.

La scorsa settimana la banca USA Goldman Sachs aveva già lanciato l’allarme circa il raggiungimento del target di 100$ al barile per l’Oro nero, sebbene questo scenario sia vincolato a due principali condizioni. La prima vede un forte aumento della domanda di gas naturale, mentre la seconda è correlata a una forte contrazione dell’offerta di greggio. Un altro fattore esogeno di cui tener conto è rappresentato dalla rigidità dell’inverno che è alle porte.

Andiamo a vedere cosa sta succedendo in queste ore in Europa, Asia e USA a causa del rally delle materie prime energetiche.

Europa: crisi energetica sempre più concreta

In Europa la domanda di gas naturale è cresciuta notevolmente principalmente grazie alla volontà espressa da molti governi di limitare l’impiego di carburanti fossili e dell’energia atomica. La contrazione dell’offerta di gas sta però facendo lievitare le quotazioni del gas, che attualmente hanno toccato i 5,5$ per mmBtus.

Negli ultimi giorni in Russia si sta verificando una preoccupante contrazione dell’export di gas naturale. Le autorità di Mosca hanno infatti scelto di mantenere all’interno dei confini russi la maggior parte del gas estratto, con ripercussioni sui mercati di notevole intensità.

Stando alle previsioni di questo passo molti paesi europei rischiano di non riuscire a far fronte all’inverno, essendo le loro scorte non sufficienti per garantire il riscaldamento in ogni abitazione.

Gli USA vogliono aumentare l’export di gas, in Cina frena la produzione

Negli USA continuano a essere scarse le scorte di petrolio WTI, che al momento oscillano sopra i 74$ al barile. Ricordiamo che il petrolio texano ha quasi guadagnato il 5% su base settimanale, mentre il Brent ora si è portato sopra i 78$ e ha raggiunto il +10% negli ultimi sette giorni.

Gli USA tuttavia si mostrano decisi a aumentare l’export di gas naturale verso l’Europa, sebbene si rischi di lasciare scorte insufficienti per il fabbisogno nazionale. Bisogna tener conto che sebbene negli USA le quotazioni del gas naturale siano mediamente più bassi rispetto all’Europa e all’Asia, in questi giorni si sono comunque toccati i livelli più alti dal 2014. I produttori USA di gas naturale si dimostrano fino ad ora restii all’idea di aumentare la produzione, dato che si teme un possibile contraccolpo in borsa dei titoli azionari di settore.

In Cina la situazione appare più complicata, dato che le industrie del Dragone si sono viste costrette a ridurre la produzione al fine di mantenere basso il consumo energetico. La Cina è il più grande importatore di gas al mondo, ma sembrerebbe non aver accumulato sufficienti scorte, anche se rispetto al 2020 i numeri sono comunque in netto rialzo. Questa nuova problematica rischia di aumentare la pressione sull’economia cinese, già notevolmente sotto pressione per via della crisi Evergrande, il colosso immobiliare del Guangdong sempre più prossimo al fallimento.

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