La crescita più forte dal 2021 è trainata da chimica-farmaceutica ed export: 111’800 impieghi in più in un anno, quasi 100’000 posti vacanti nelle aziende svizzere. Ma il mercato del lavoro ticinese resta indietro: ecco i numeri e cosa significa per chi lavora o cerca lavoro oltreconfine.
L’economia svizzera ha accelerato ben oltre le attese. Secondo i dati definitivi pubblicati il 3 settembre dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), nel secondo trimestre 2026 il PIL è cresciuto dell’1,5% rispetto ai tre mesi precedenti, contro il +0,5% del trimestre precedente: il ritmo trimestrale più alto dal terzo trimestre del 2021. Per chi vive e lavora in Svizzera la domanda non è tanto "quanto cresce il Paese", ma cosa questo significhi per il proprio stipendio, per la ricerca di un impiego e — soprattutto per chi risiede in Lombardia e attraversa il confine ogni giorno — per le opportunità in Ticino.
Chi ha trainato la crescita
Il contributo maggiore arriva dall’industria, che nel trimestre ha messo a segno un +3,9% di creazione di valore, con il comparto manifatturiero a +4,5%. Al suo interno, l’industria chimico-farmaceutica è balzata del +10,5% grazie all’aumento di esportazioni e fatturato, dopo alcuni trimestri deboli o negativi. La SECO segnala però che quasi metà della crescita complessiva del PIL è riconducibile proprio a questo comparto, storicamente soggetto a forti oscillazioni da un trimestre all’altro: un motivo di cautela prima di considerare il +1,5% un ritmo destinato a durare.
La ripresa non si è comunque fermata alla farmaceutica: il resto della manifattura è salito dello 0,7%, i servizi nel complesso dello 0,7%, con i servizi finanziari e i trasporti a +1,9%, l’alberghiero-ristorazione a +1,4% e le comunicazioni a +1,1%. Anche la spesa per consumi privati è tornata a crescere (+0,3%), spinta da sanità, alimentari e alloggio.
Cosa significa per il mercato del lavoro
Per chi lavora — o cerca lavoro — il PIL conta soprattutto nella misura in cui si traduce in occupazione. E qui i segnali sono incoraggianti: secondo l’Ufficio federale di statistica, nel secondo trimestre 2026 le imprese svizzere contavano complessivamente 5,698 milioni di impieghi, 111’800 in più rispetto a un anno prima (+2%). Il settore dei servizi ha creato da solo quasi 99’000 posti aggiuntivi su base annua, industria e costruzioni oltre 13’000.
Le aziende svizzere segnalano inoltre circa 98’700 posti vacanti (+2,7% su un anno), e il 33,9% delle imprese, ponderato per numero di occupati, dichiara difficoltà a trovare personale qualificato. Per chi possiede competenze richieste, questo si traduce in un potere contrattuale maggiore: non garantisce automaticamente un salario più alto, ma aumenta la concorrenza tra datori di lavoro per attrarre e trattenere i profili giusti.
E in Ticino, cosa cambia davvero?
Qui il quadro va guardato con più attenzione. I numeri nazionali descrivono una Svizzera che corre, ma la crescita è concentrata soprattutto in chimica, finanza e servizi specializzati — settori poco presenti nel tessuto economico ticinese. Nell’ultimo rilevamento disponibile dell’Ufficio di statistica cantonale, relativo al primo trimestre 2026, gli impieghi in Ticino risultavano in calo dell’1% su base annua. I frontalieri attivi nel cantone erano circa 78’500, in lieve calo (-0,5%) rispetto all’anno precedente — un andamento che si accompagna a un divario salariale strutturale: gli stipendi in Ticino restano più bassi di oltre il 20% rispetto alla media svizzera.
È quindi prematuro parlare di un effetto diretto sulle assunzioni oltreconfine. Il mercato del lavoro ticinese si muove storicamente con un ritardo rispetto alla congiuntura nazionale, e i settori tradizionali del cantone — edilizia, manifattura leggera, ristorazione — non intercettano finora la crescita registrata altrove nel Paese. Se la ripresa dell’industria e dei servizi dovesse consolidarsi anche nel secondo semestre, gli effetti potrebbero arrivare con qualche trimestre di ritardo anche sul mercato del lavoro regionale.
Cosa puoi fare ora
- Se lavori in un settore con carenza di personale qualificato (tecnico, sanitario, IT, ingegneria), è il momento di far valere la propria posizione contrattuale in sede di rinnovo o colloquio.
- Se sei frontaliere, ricorda che lo stipendio in franchi convertito in euro dipende anche dal cambio CHF/EUR: verificarlo prima di grandi spese può fare la differenza quanto l’andamento dello stipendio stesso.
- Se hai un secondo pilastro (LPP) investito in azioni o fondi misti, una congiuntura più solida sostiene generalmente i rendimenti di borsa, ma la stessa SECO invita alla cautela sulla tenuta del dato nei prossimi trimestri.
- Tieni d’occhio i prossimi dati: la SECO pubblicherà il PIL del terzo trimestre il 30 novembre 2026, mentre la BNS si riunisce il 24 settembre — con il mercato che si attende tassi invariati.
La cautela della SECO stessa lascia intendere che il +1,5% non vada letto come un nuovo regime di crescita permanente, quanto come la conferma che la stagnazione industriale globale degli ultimi tre anni potrebbe essere alle spalle. Per chi lavora in Svizzera è comunque un segnale da monitorare: un’economia più dinamica tende ad aumentare la stabilità del mercato del lavoro e, nel tempo, può tradursi in migliori condizioni salariali. Per il Ticino, la conferma dovrà però arrivare dai dati regionali dei prossimi trimestri.
Fonti: comunicato SECO del 3 settembre 2026, dati sul mercato del lavoro dell’Ufficio federale di statistica, Ufficio di statistica del Cantone Ticino (USTAT).
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