L’indice Comparis-KOF di luglio: i prezzi dei beni di uso quotidiano salgono dello 0.4% nella Confederazione e dello 0.3% a sud delle Alpi. Ecco cosa è rincarato, cosa è calato e le cinque mosse per pagare meno la prossima cisterna.
I prezzi dei beni che compriamo tutti i giorni — cibo, medicinali, vestiti, carburante — a luglio 2026 costavano lo 0.4% in più rispetto a un anno prima. È il dato dell’indice dei prezzi al consumo di Comparis, calcolato con il KOF, l’istituto congiunturale del Politecnico federale di Zurigo, e diffuso il 20.08.2026. Rispetto a giugno il livello dei prezzi è addirittura sceso dello 0.1%. Numeri che, letti così, raccontano una Svizzera tranquilla.
C’è però una voce che si muove in direzione opposta e che riguarda da vicino chi in Ticino scalda casa con la cisterna: l’olio da riscaldamento costa circa il 31% in più di un anno fa. Nel solo mese di luglio l’energia per riscaldare — gas, nafta, legna e teleriscaldamento presi insieme — è rincarata del 3.7%. La stagione fredda comincia fra poche settimane, ed è ora che si decide quanto costerà.
Cosa è rincarato e cosa è calato a luglio
Il paniere di Comparis differisce da quello ufficiale dell’UST perché depura il calcolo dalle pigioni e dai beni durevoli come mobili e automobili: misura cioè quanto pesa la spesa ricorrente, quella che si sente davvero nel portafoglio. E a luglio la fotografia è a due facce.
Da un lato i rincari legati all’estate. Il paralberghiero — appartamenti di vacanza, campeggi, alloggi collettivi — è salito del 19.7% in un mese, il noleggio auto e il car sharing del 26.7% (anche se, rispetto a luglio 2025, restano più economici del 12.9%). Rincarati anche liquori e bevande da aperitivo (+5.2%).
Dall’altro lato i saldi di fine stagione hanno prodotto ribassi consistenti: abbigliamento femminile -11.0% in un mese, maschile -7.4%, scarpe da bambino -6.5%, da donna -6.4%, da uomo -5.9%. «A fine stagione i magazzini devono far posto alla nuova collezione», spiega Dirk Renkert, esperto finanziario di Comparis: la combinazione con l’alta pressione concorrenziale genera «occasioni d’acquisto interessanti».
La Svizzera italiana ha l’inflazione più bassa, ma è l’unica regione dove a luglio si è pagato di più
Il dettaglio per regione linguistica è quello che ci riguarda più da vicino, e va letto con attenzione perché dice due cose diverse. Sull’anno la Svizzera italiana registra il rincaro più contenuto del Paese: +0.3%, contro il +0.4% della Svizzera tedesca e romancia. Sul mese, però, il segno si inverte: a sud delle Alpi la vita a luglio è diventata più cara dello 0.1%, mentre nel resto della Confederazione i prezzi scendevano dello 0.1%.
È un’inversione di segno modesta in valore assoluto, ma degna di nota per chi ricorda la fase opposta: nel 2022 era proprio il Ticino a guidare la classifica dei rincari con l’indice più alto della Svizzera, e anche le rilevazioni Comparis degli anni successivi avevano mostrato una Svizzera italiana più esposta della media.
Contano anche il tipo di economia domestica e il reddito. La pressione maggiore la sentono le coppie dai 65 anni in su senza figli (+0.5% sull’anno) e le economie domestiche della classe di reddito più bassa (+0.5%). Chi sta nella fascia di reddito più alta si ferma a +0.3%: la stessa inflazione, in pratica, pesa in modo diverso a seconda di quanto incide sul bilancio familiare la spesa ricorrente.
Vent’anni di prezzi: chi è salito e chi è sceso
Il confronto di lungo periodo aiuta a capire dove si è spostato il costo della vita. Fra luglio 2006 e luglio 2026, secondo i calcoli di Comparis, giornali e riviste sono rincarati del 74.2%, contro un indice nazionale dei prezzi al consumo salito nello stesso periodo solo del 10.2%. Seguono elettricità (+63.0%) ed energia per riscaldare (+56.1%), poi tabacco (+55.8%) e servizi finanziari (+46.7%). All’opposto, alcune categorie sono crollate: medicinali e rimedi terapeutici -41.7%, piccoli elettrodomestici -39.9%, supporti audio e video -29.0%.
Vale la pena ricordare che questi indici misurano i prezzi dei beni, non il costo complessivo di un’economia domestica: premi di cassa malati e imposte dirette non entrano nel paniere, ed è una delle ragioni per cui il rincaro percepito supera quasi sempre quello misurato.
Le cinque mosse prima di ordinare la nafta
Sul fronte energetico il quadro ticinese è ambivalente: le tariffe elettriche caleranno anche nel 2027, dopo il ribasso di quest’anno, mentre chi resta legato alla cisterna paga il conto delle tensioni sul greggio. Ecco cosa consiglia Comparis a chi deve riempirla:
- Confrontare i prezzi ogni volta, non una volta per tutte: le offerte variano sensibilmente da fornitore a fornitore, e nel confronto vanno inclusi costi di consegna, quantità minime ed eventuali supplementi.
- Valutare un ordine collettivo con i vicini: mettendo insieme volumi maggiori si negoziano condizioni migliori, soluzione particolarmente adatta alle case unifamiliari.
- Pianificare l’acquisto per tempo: chi ordina quando il serbatoio è quasi vuoto tratta sotto pressione e perde ogni margine di scelta sul momento.
- Non aspettare il prezzo minimo assoluto: la quotazione della nafta dipende da greggio, cambio e trasporto, e prevederne il punto più basso è di fatto impossibile.
- Controllare la regolazione dell’impianto prima dell’inverno. Non superare i 22 gradi negli ambienti è, secondo Renkert, la misura più semplice per abbassare consumo e bolletta.
Il prossimo aggiornamento dell’indice Comparis è atteso fra un mese; i dati ufficiali sull’indice nazionale dei prezzi al consumo si trovano invece sul portale dell’Ufficio federale di statistica. Nel frattempo, per chi riscalda a nafta, la finestra utile per confrontare le offerte è aperta adesso: quando arriveranno i primi freddi, tutti chiameranno lo stesso fornitore nello stesso momento.
[3]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Iscriviti alla newsletter