Conti federali, il 2026 chiude con 800 milioni di avanzo invece del disavanzo previsto: ecco perché i tagli non si fermano lo stesso

Claudio Galli

21 Agosto 2026 - 10:14

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Il Consiglio federale ha ricevuto il 19 agosto la prima proiezione dell’anno: 1,5 miliardi meglio del preventivo, quasi tutto grazie all’imposta sull’utile versata da poche grandi aziende in quattro Cantoni. Ma 970 milioni vanno subito alla difesa aerea e il pacchetto di sgravio 27 resta in vigore. Cosa cambia per chi vive in Ticino, dai treni regionali alla previdenza.

Conti federali, il 2026 chiude con 800 milioni di avanzo invece del disavanzo previsto: ecco perché i tagli non si fermano lo stesso

Il 19 agosto 2026 il Consiglio federale è stato informato sulla prima proiezione dei conti della Confederazione per l’anno in corso. Il risultato ribalta le previsioni: al posto del disavanzo di poco più di 0,7 miliardi di franchi messo a preventivo, il conto di finanziamento dovrebbe chiudersi con un avanzo di quasi 0,8 miliardi. Uno scarto di circa un miliardo e mezzo in sei mesi.

Sulla stampa svizzero-tedesca il titolo dominante è stato la rinuncia a un nuovo giro di risparmi. Ma il punto che conta al Sud delle Alpi è un altro: l’avanzo non annulla i tagli già decisi, e alcuni si vedranno in Ticino già dal prossimo cambio d’orario.

Il buco si chiude grazie all’imposta sull’utile di poche aziende

La stima delle entrate ordinarie 2026 è stata rivista al rialzo di 1,9 miliardi. Di questi, 1,4 miliardi arrivano da un solo capitolo: l’imposta federale sull’utile delle persone giuridiche. Il Dipartimento federale delle finanze indica anche dove: Lucerna, Zurigo e Basilea Città, con la crescita concentrata su poche imprese. Si aggiungono entrate temporanee da Ginevra per 0,2 miliardi sull’utile e altrettanti sul reddito.

Un terzo elemento è meno intuitivo: l’imposta sugli oli minerali rende 0,3 miliardi in più del previsto, perché la quota di veicoli elettrici cresce più lentamente di quanto Berna stimasse. Meno auto elettriche, più carburante venduto, più gettito federale. Nel conto straordinario pesa infine la distribuzione dell’utile della BNS (la Banca nazionale svizzera), superiore di 0,3 miliardi.

970 milioni in più per la difesa aerea

Sulle spese la proiezione va in direzione opposta: le uscite ordinarie supereranno il preventivo di 0,8 miliardi, soprattutto per un credito aggiuntivo di 970 milioni per acquisti d’armamento deciso lo stesso 19 agosto e destinato alla difesa aerea terra-aria e ai sistemi contro i mini-droni.

Non è un episodio isolato: nel piano finanziario le spese per l’esercito passano da poco meno di 7 miliardi nel 2027 a oltre 10 miliardi nel 2032. È il primo motore della spesa federale, che nel complesso sale dagli attuali 90 miliardi circa a oltre 104 miliardi nel 2030; gli altri due sono l’AVS, per la 13esima rendita e la demografia, e la perequazione finanziaria.

Per coprire il riarmo è in cantiere un aumento dell’IVA, e qui c’è una buona notizia: grazie alle maggiori entrate sarà meno forte di quello messo in consultazione. Resta il nodo di come portarlo al voto: l’industria propone di accorpare in un’unica scheda l’IVA per l’AVS e quella per l’esercito.

Perché i tagli non si fermano lo stesso

Il preventivo 2027, licenziato all’attenzione del Parlamento il 19 agosto, prevede entrate per 93,7 miliardi e uscite per 93,8 miliardi, con un’eccedenza strutturale di circa 180 milioni secondo le regole del freno all’indebitamento.

Quei 180 milioni esistono solo grazie ai risparmi già decisi. Senza il pacchetto di sgravio 27 — il programma con cui Berna riequilibra i conti appesantiti anche dalla 13esima rendita AVS — il preventivo mostrerebbe un disavanzo strutturale di circa 1,3 miliardi. Con le misure del 2024 e del 2025, la crescita della spesa è stata frenata di 4 miliardi.

Il margine ottenuto è servito a rinunciare ai 540 milioni di misure supplementari decise in via cautelativa in aprile e a finanziare l’esercito. Non a rimettere in discussione i tagli già votati. Fra le misure del pacchetto c’è anche la stretta fiscale sui prelievi di capitale dal 2° e 3° pilastro, che dal 2028 rialza l’imposta federale diretta sopra i 100’000 CHF.

Cosa cambia per il Ticino

Il Ticino non è tra i Cantoni che hanno generato la sorpresa positiva sull’imposta sull’utile, ma è tra quelli che subiscono le misure di risparmio. Tre effetti concreti:

  • Trasporto regionale viaggiatori. I contributi federali al traffico regionale sono tra le voci tagliate dal pacchetto di sgravio. È una delle ragioni citate dal settore per il rincaro medio del 3,9% delle tariffe dei trasporti pubblici che scatta con il cambio d’orario di dicembre 2026: l’abbonamento metà-prezzo sale di 5 franchi, l’abbonamento generale — oggi 3’995 CHF — cresce un po’ più dei biglietti singoli.
  • Perequazione finanziaria. Nel 2027 il Ticino resta tra i 18 Cantoni beneficiari e incasserà oltre 112 milioni di franchi, 13,7 milioni in più del 2026, pari a 316 CHF per abitante. Ma l’indice delle risorse ticinese cala di 0,7 punti: il Cantone incassa di più perché gli altri corrono, non perché sia più ricco.
  • Formazione e oneri trasferiti. Sotto pressione anche i contributi federali di base alle università cantonali e i forfait globali nel settore dell’asilo. Il Consiglio di Stato ha già scritto a Berna che considera inaccettabile lo spostamento di oneri su Cantoni e Comuni.

Il meccanismo è quello del federalismo: in Svizzera la sovranità fiscale è ripartita fra Confederazione, Cantoni e Comuni, e ogni franco che Berna smette di versare va trovato altrove — tagliando la prestazione, alzando l’imposta cantonale o facendolo pagare all’utente in tariffa.

Quanto è solido questo avanzo

Poco, e lo dice la Confederazione stessa. Il gettito dell’imposta sull’utile dipende da pochi contribuenti: lo 0,5% delle imprese genera i tre quarti delle entrate di questa imposta (dato 2022, l’ultimo disponibile). Basta che uno di quei gruppi abbia un anno storto perché il quadro si rovesci. C’è poi l’incognita dell’imposta integrativa OCSE, riscossa per la prima volta nel 2026 e quindi priva di valori storici. Il Dipartimento federale delle finanze mette le mani avanti: la proiezione, scrive, «stellt eine Schätzung dar» — è una stima, da leggere con prudenza.

Le tre date da segnare

  • 25 settembre 2026: la Conferenza dei direttori cantonali delle finanze si pronuncia sui calcoli della perequazione 2027, che possono ancora cambiare.
  • 30 settembre 2026: seconda proiezione dell’anno, quella che confermerà o smentirà l’avanzo.
  • Sessione invernale (dicembre 2026): il Parlamento vota il preventivo 2027. È lì che si decide se i tagli al traffico regionale e ai contributi cantonali restano come sono.

Il comunicato integrale è sul sito del Dipartimento federale delle finanze, lo stato delle singole misure di risparmio sulla pagina del pacchetto di sgravio 27. E per chi ha in programma un prelievo di capitale dalla cassa pensioni o dal pilastro 3a, la data da tenere d’occhio non è il preventivo di dicembre ma il voto sulla nuova tariffa: è la misura del pacchetto che tocca più da vicino il portafoglio ticinese.

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# Ticino

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