Julius Bär torna ad accettare i clienti «a rischio»: dopo il crack Benko, la FINMA è in fase conclusiva

Claudio Galli

3 Luglio 2026 - 19:10

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La banca privata zurighese — presente anche a Lugano — si prepara a revocare il divieto sulle «persone politicamente esposte». Secondo Bloomberg, il procedimento della FINMA (l’autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari) è «praticamente in fase conclusiva», con un esito formale atteso nella seconda metà del 2026.

Julius Bär torna ad accettare i clienti «a rischio»: dopo il crack Benko, la FINMA è in fase conclusiva

Julius Bär si avvicina alla fine di un capitolo difficile: la banca privata zurighese — una delle più grandi della Svizzera e presente con una propria sede anche a Lugano — è pronta a revocare il divieto di accettazione delle cosiddette «persone politicamente esposte» (PEP), introdotto in seguito al crack dell’imprenditore immobiliare austriaco René Benko.

La notizia è stata riportata ieri, 02.07.2026, dall’agenzia Bloomberg, citando fonti interne alla banca. La conferma ufficiale non c’è ancora — una portavoce di Julius Bär si è limitata a dichiarare che «il procedimento in corso con la FINMA viene seguito costruttivamente, con l’obiettivo di concluderlo tempestivamente» — ma gli osservatori di settore descrivono il procedimento come «praticamente in fase conclusiva», con un esito formale atteso nel secondo semestre del 2026.

Il caso Benko: 600 milioni di franchi bruciati

Il punto di partenza è il 2024: il crollo del colosso immobiliare Signa Group del magnate René Benko aveva trascinato Julius Bär in una spirale di perdite mai vista nella storia recente della banca. Le svalutazioni sui crediti concessi al gruppo Benko avevano toccato, complessivamente, oltre 600 milioni di franchi.

La FINMA aveva avviato un procedimento formale, e Julius Bär aveva risposto con un piano di ristrutturazione severo: chiusura di linee di business, tagli al personale, revisione completa del portafoglio clienti. Il divieto di accettare nuovi clienti classificati come PEP — una categoria che comprende politici, dirigenti di enti pubblici, funzionari internazionali e i loro familiari stretti — era uno degli impegni presi con il regolatore.

Cosa sono le «persone politicamente esposte» (PEP)

Le PEP non sono necessariamente clienti problematici: si tratta semplicemente di persone che, per il ruolo che ricoprono o hanno ricoperto, sono esposte a un rischio teorico più elevato di coinvolgimento in corruzione o riciclaggio. Per questo le banche svizzere — sotto le norme della Legge sul riciclaggio di denaro (LRD) — devono sottoporle a procedure di verifica rafforzata (la cosiddetta «due diligence» accresciuta).

Il punto è che Julius Bär aveva scelto, dopo il caso Benko, di sospendere l’accettazione di qualsiasi nuova PEP — una misura più restrittiva del minimo richiesto dalla legge, adottata per segnalare al mercato e alla FINMA la propria determinazione nel risanamento.

Cosa cambia ora per la banca (e per Lugano)

La revoca del divieto PEP segna la fine della fase di «punizione autoinflitta» e apre la strada a una ripresa della crescita commerciale. Secondo Bloomberg, Julius Bär prepara anche la ripresa dei riacquisti di azioni proprie (share buyback), sospesi durante il periodo di ristrutturazione: un segnale concreto di ritorno alla normalità per gli investitori.

Sul mercato, il titolo Julius Bär ha reagito positivamente già ieri: +1,61% a CHF 73,00 alla chiusura della SIX Swiss Exchange. La nomina di Peter Burrill a nuovo direttore finanziario (CFO), in carica da metà agosto, è stato letto come un ulteriore segnale di stabilizzazione.

Il tema interessa da vicino anche la piazza finanziaria di Lugano, che ospita una delle sedi ticinesi di Julius Bär e che nel complesso gestisce oltre 600 miliardi di franchi di patrimoni attraverso decine di banche, gestori indipendenti e family office. Un cambiamento nelle politiche di accettazione clienti di una banca di questa dimensione ha effetti concreti sulla competitività dell’intera piazza.

Per chi vuole orientarsi nel panorama delle banche private svizzere, il 2026 rappresenta un anno di riassestamento: dopo l’integrazione di Credit Suisse in UBS (e la drastica riduzione della concorrenza al vertice del sistema bancario), una Julius Bär di nuovo in crescita potrebbe rappresentare un contrappeso utile per il settore.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

La conclusione formale del procedimento FINMA — attesa entro fine 2026 — sarà il vero segnale di via libera per la banca. Finché non arriva quell’atto ufficiale, Julius Bär resta tecnicamente sotto vigilanza rafforzata, anche se nella pratica la fase critica sembra superata.

Per i risparmiatori e gli investitori ticinesi non cambia nulla nell’immediato: Julius Bär continua a operare normalmente per i clienti già in portafoglio. La novità riguarda la strategia di crescita futura — e, in prospettiva, la capacità della banca di tornare a competere per i grandi patrimoni internazionali che transitano anche per Lugano.

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