Capitale di UBS: il Fondo monetario internazionale dà ragione a Berna, ecco cosa cambia per i risparmiatori e per la piazza di Lugano

Claudio Galli

26 Giugno 2026 - 10:12

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Il 25 giugno il FMI ha appoggiato il Consiglio federale nel braccio di ferro sulle regole di capitale più severe: UBS dovrebbe coprire con capitale «duro» fino a 26 miliardi di dollari in più. La decisione, attesa in Parlamento da agosto, riguarda da vicino chi tiene i propri soldi nell’unica grande banca rimasta in Ticino.

Capitale di UBS: il Fondo monetario internazionale dà ragione a Berna, ecco cosa cambia per i risparmiatori e per la piazza di Lugano

Il Fondo monetario internazionale (FMI) si è schierato con il Consiglio federale. Il 25 giugno 2026, nel quadro della consultazione periodica sull’economia svizzera (il cosiddetto «Articolo IV»), l’istituto di Washington ha definito l’obbligo per le grandi banche di coprire interamente con capitale proprio di base di alta qualità le partecipazioni nelle filiali estere una misura «mirata e da accogliere favorevolmente». È un appoggio pesante in uno scontro che si gioca a Berna ma che tocca da vicino chi, in Ticino, tiene i propri risparmi nell’unica grande banca rimasta sul territorio.

Cosa ha deciso il Consiglio federale (e perché)

Il 22 aprile 2026 il Consiglio federale ha licenziato il messaggio di revisione della Legge sulle banche, il cuore del nuovo regime «too big to fail» (le regole pensate per evitare che il crollo di un istituto sistemico travolga l’intera economia). La novità più contestata: le banche di rilevanza sistemica dovranno coprire al 100% con capitale proprio di base duro (CET1) il valore contabile delle partecipazioni nelle filiali estere, contro circa la metà di oggi, dove buona parte può essere finanziata con capitale di terzi.

L’obiettivo nasce dalla lezione del marzo 2023: le perdite di una controllata all’estero non devono più erodere il capitale della casa madre svizzera, e in caso di crisi gli attivi esteri devono poter essere venduti senza far crollare il gruppo. Fu proprio il salvataggio di Credit Suisse — con l’acquisizione da parte di UBS completata nel 2023 e i 16 miliardi di obbligazioni AT1 azzerati dalla FINMA — a mostrare quanto sottile fosse il cuscinetto di capitale del vecchio modello.

Quanto capitale in più per UBS

I numeri spiegano perché la banca si oppone con tanta forza. Secondo le stime del Governo diffuse a giugno, il fabbisogno aggiuntivo di capitale potrebbe arrivare fino a 26 miliardi di dollari; la lacuna effettiva, tenuto conto della solidità attuale del gruppo, è stimata da Berna attorno ai 9 miliardi.

  • La richiesta del Consiglio federale: coprire al 100% con CET1 le partecipazioni estere (oggi circa il 50%).
  • Il conto per UBS: secondo la banca, circa 22 miliardi di dollari di capitale in più, con un coefficiente CET1 che salirebbe dal 14,4% di fine 2025 al 18,4% sotto il nuovo regime.
  • La posizione del FMI: misura «mirata e da accogliere favorevolmente», perché riduce il rischio sistemico evidenziato dal caso Credit Suisse.

UBS ha bollato il pacchetto come una serie di «misure estreme», sostenendo di avere già oggi capitale a sufficienza e avvertendo che regole troppo severe peserebbero sulla competitività e, a cascata, sul costo del credito.

Perché riguarda il Ticino

Dopo l’assorbimento di Credit Suisse, UBS è di fatto l’unica grande banca con presenza capillare al Sud delle Alpi: i collaboratori delle sedi Credit Suisse di Chiasso e Locarno sono passati a UBS all’inizio del 2024, mentre a Lugano il consolidamento ha concentrato la rete sulla piazza finanziaria che, accanto al risparmio retail, vive di gestione patrimoniale e private banking.

L’effetto per il lettore ticinese è doppio. Da un lato, regole di capitale più severe rendono la banca più solida: nel concreto significa maggiore sicurezza per chi vi deposita stipendio, risparmi e averi di previdenza. Dall’altro, una stretta troppo forte — è la tesi della banca — potrebbe alzare il costo di mutui e finanziamenti alle imprese e ridurre l’attrattività della piazza di Lugano. Trovare l’equilibrio fra stabilità e competitività è esattamente la posta in gioco a Berna.

Cosa succede ora

La parola passa al Parlamento, che dovrebbe iniziare a dibattere il dossier da agosto. Lo scontro è già aperto: il Consiglio degli Stati ha frenato sui 20 miliardi di capitale e rinviato la decisione, cercando alternative meno onerose per la banca. Tra le ipotesi sul tavolo c’è un compromesso che ridurrebbe la copertura delle filiali estere dal 100% a una forbice del 70-80% in CET1. Se la riforma dovesse poi essere contestata, non è escluso un voto popolare.

Per ora, per chi ha un conto in Svizzera, nulla cambia nell’immediato: i depositi restano protetti fino a 100’000 CHF per cliente e per banca dal sistema di garanzia esisuisse. Ma per i grandi patrimoni e per le imprese della regione, la solidità della «banca unica» dipende proprio dall’esito di questo confronto: vale la pena seguirne i passaggi sul portale del Dipartimento federale delle finanze, dove sono pubblicati il messaggio e i documenti del regime «too big to fail».

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