La commissione dell’economia ha vertagto il voto sul pacchetto del Consiglio federale dopo le audizioni dei cantoni, della BNS, della FINMA e di UBS. Per Ticino, Zurigo e Ginevra è la prima vera apertura politica per ammorbidire la riforma sui requisiti patrimoniali della grande banca.
La revisione della legge bancaria ribattezzata «Lex UBS» non andrà al voto del Consiglio degli Stati a giugno come previsto. Lunedì 4 maggio 2026 la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S, in tedesco WAK-S) ha deciso di rinviare la decisione e di studiare varianti e alternative al progetto presentato dal Consiglio federale il 22 aprile. La discussione riprenderà alla seduta del 10-11 agosto, il che sposta il primo voto in plenaria a settembre nella migliore delle ipotesi.
Per il Ticino la novità non è solo procedurale. Insieme a Zurigo e Ginevra, il Cantone è una delle piazze dove le grandi banche svizzere hanno il peso occupazionale più alto: il rinvio significa che il pacchetto «massimalista» voluto dal Dipartimento federale delle finanze di italicoKarin Keller-Sutter/italico non è più un binario obbligato, e che il dossier può ancora essere modificato prima di diventare legge.
Cosa è in gioco: 20 miliardi di capitale in più solo per UBS
Il progetto del Consiglio federale, varato il 22 aprile, impone alle banche di rilevanza sistemica — di fatto la sola UBS, dopo l’assorbimento di Credit Suisse — di coprire integralmente con capitale CET1 di alta qualità il valore contabile delle filiali estere detenute attraverso la casa madre svizzera. Tradotto: ogni partecipazione estera deve essere finanziata al 100% con fondi propri «duri» trattenuti a Zurigo, non più solo per una quota.
Secondo le stime del Dipartimento federale delle finanze l’effetto sul fabbisogno aggiuntivo è di circa 20 miliardi di dollari. UBS parla invece di circa 22 miliardi di dollari, con un coefficiente CET1 che salirebbe dal 14,4% di fine 2025 al 18,4% a regime. La banca ha definito il pacchetto «estremo e privo di allineamento internazionale», sostenendo che la Confederazione si è mossa contro le indicazioni emerse in consultazione.
L’obiettivo del Consiglio federale è ridurre il rischio sistemico evidenziato dal salvataggio di Credit Suisse del marzo 2023: le perdite di una controllata estera non devono più erodere il capitale del gruppo svizzero, e in caso di crisi le attività estere devono poter essere vendute senza compromettere la casa madre. È una lezione tratta direttamente da quel weekend di Berna in cui la seconda banca elvetica fu fusa d’urgenza con la prima per evitare un fallimento ordinato.
La spaccatura cantonale: Ticino, Zurigo e Ginevra delusi
I tre cantoni che ospitano i centri operativi della finanza svizzera hanno espresso pubblicamente la loro contrarietà alla variante più severa. Ticino, Zurigo e Ginevra hanno fatto sapere che la scelta del Consiglio federale è stata «massimalista» e che ignora le ricadute sulla competitività delle piazze finanziarie. Le Conferenze cantonali dei direttori delle finanze (CDF) e dei direttori dell’economia (CDEP) sono state ascoltate dalla commissione del Consiglio degli Stati prima del rinvio.
Il timore concreto, in Ticino, è duplice. Da una parte il rincaro del costo del capitale per UBS si trasferisce inevitabilmente sui margini delle filiali della grande banca a Lugano, Bellinzona, Locarno e Chiasso, già ridimensionate dopo la fusione con Credit Suisse e dal trasferimento dei collaboratori delle ex sedi CS sopraccenerine sotto il marchio UBS dal febbraio 2024 (vedi il passaggio dei collaboratori CS di Chiasso e Locarno a UBS). Dall’altra c’è la preoccupazione che condizioni patrimoniali nettamente più dure di quelle americane o europee spingano UBS a spostare attività di wealth management fuori dalla Svizzera, riducendo l’occupazione qualificata sull’asse Zurigo-Ginevra-Lugano.
Va aggiunto che la posizione cantonale non è ostile per principio alla riforma: nessuno dei tre governi mette in discussione la necessità di evitare un altro caso Credit Suisse. La critica è sulla calibratura delle nuove regole, considerata sproporzionata e fuori linea rispetto agli standard di italicoBasilea III/italico applicati negli altri grandi mercati.
Cosa significa il rinvio: tre scenari per agosto
Sul tavolo della commissione, secondo le ricostruzioni della stampa svizzero-tedesca, ci sono tre famiglie di alternative al testo del Consiglio federale:
- Copertura parziale graduata: invece del 100% imposto sulle filiali estere, una soglia variabile (per esempio 70-85%) modulata in funzione del rischio della giurisdizione di destinazione e della sistemicità della controllata.
- Periodo transitorio più lungo: estendere a 8-10 anni l’introduzione progressiva dei nuovi requisiti, contro i 6-8 attualmente previsti, per spalmare l’impatto sul conto economico di UBS e ridurre l’effetto sull’erogazione del credito alle PMI svizzere.
- Strumenti complementari ai fondi propri: dare maggior peso a strumenti come il debito italicobail-in/italico e i piani di risanamento e di liquidazione (i cosiddetti italicoliving wills/italico), in luogo della sola leva del CET1.
La FINMA, autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari, è stata sentita in commissione insieme alla BNS, all’Associazione svizzera dei banchieri, a italicoEconomiesuisse/italico e a italicoSwissmem/italico. Il dato politico è che, dopo queste audizioni, nessuno dei membri della CET-S ha ritenuto ci fossero le condizioni per un voto immediato.
Il mercato reagisce, ma con misura
In Borsa il titolo UBS ha oscillato in giornata fra il segno meno e il segno più, riflettendo l’incertezza sull’esito finale. La lettura prevalente fra gli analisti è che il rinvio aumenti la probabilità di un compromesso più morbido rispetto alla versione originale del Consiglio federale, ma allunghi anche i tempi di certezza regolamentare per gli investitori. «Il mercato avrebbe certamente preferito una procedura più rapida», ha sintetizzato un analista.
Per chi guarda al titolo dal Ticino, vale la pena ricordare che il quadro complessivo per UBS resta solido: l’utile del primo trimestre 2026 ha superato le attese, e la grande banca ha confermato il dividendo. La partita normativa pesa sulle prospettive di italicobuyback/italico e sulla redditività del capitale, non sulla stabilità immediata. Per chi segue le quotazioni, la scheda evergreen di moneymag.ch sull’azione UBS Group resta il punto di riferimento.
Cosa fare in vista di agosto
Nei prossimi mesi il dossier si gioca su due tavoli paralleli: quello tecnico delle audizioni alla CET-S del 10-11 agosto, e quello politico delle pressioni dei cantoni e dell’Associazione svizzera dei banchieri sui parlamentari del Consiglio degli Stati. Una volta licenziato dagli Stati, il testo passerà al Consiglio nazionale: difficilmente si arriverà a una legge approvata definitivamente prima della sessione invernale 2026, e l’entrata in vigore concreta non è attesa prima del 2027.
Per il lettore della Svizzera italiana che ha azioni UBS in pilastro 3a o nei depositi titoli della cassa pensioni, il messaggio è di seguire il dossier senza panico: il rinvio non è un voto di sfiducia sul progetto, è un’ammissione che la calibratura del pacchetto richiede più tempo. Per chi lavora invece nelle filiali ticinesi della grande banca, è il momento utile per far arrivare al proprio rappresentante in Consiglio degli Stati la voce dei territori, prima che la commissione torni a riunirsi a Berna.
Il testo integrale del messaggio del Consiglio federale è consultabile sul sito ufficiale della Confederazione svizzera; la decisione della commissione del 4 maggio 2026 è disponibile sul portale del Parlamento svizzero.
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