Il ponte tibetano sospeso a 130 metri sopra Bellinzona: si sale con 8 CHF di funivia e attraversarlo non costa nulla

Claudio Galli

21 Agosto 2026 - 02:29

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270 metri di camminamento in larice largo poco meno di un metro, 50 tonnellate d’acciaio e un borgo medievale che stava scomparendo. Vi raccontiamo come si arriva al Pont Carasc partendo da Monte Carasso, quanto costa davvero la giornata per una famiglia di quattro persone e quanto si paga per dormire lassù, in un ostello con 40 posti letto.

Il ponte tibetano sospeso a 130 metri sopra Bellinzona: si sale con 8 CHF di funivia e attraversarlo non costa nulla

Sotto le scarpe c’è un camminamento di larice largo poco meno di un metro. Sotto il larice, per centotrenta metri, non c’è più niente: solo l’aria della valle che separa Monte Carasso da Sementina, due quartieri di Bellinzona che per secoli si sono guardati da lontano senza potersi raggiungere se non scendendo a fondovalle e risalendo dall’altra parte.

Il Pont Carasc è aperto dal 31.05.2015 ed è probabilmente la struttura più fotografata del Bellinzonese dopo i castelli. Lungo 270 metri e pesante circa 50 tonnellate, è ancorato a quota 696 metri e nel punto centrale si alza a 130 metri dal suolo. Attraversarlo, questa è la notizia che interessa il portafoglio, non costa nulla: il ponte è liberamente accessibile e la Fondazione Curzútt-S. Barnárd, che ne cura la manutenzione, si limita a chiedere un contributo volontario tramite il codice QR piazzato all’imbocco.

Quello che si paga, semmai, è arrivarci. E qui i conti si fanno in fretta.

Come si arriva: il trucco è scendere alla fermata di mezzo

L’accesso comodo è la funivia Monte Carasso-Mornera, in servizio dal 2001: porta da 300 a 1’400 metri di quota in dodici minuti, funziona in automatico ed è uno degli impianti meno conosciuti della rete di sentieri e impianti del Cantone.

La tentazione è di comprare il biglietto fino in cima, a Mornera. È l’errore classico. Per il ponte tibetano la fermata giusta è la prima, Curzùtt, che costa meno della metà: da lì servono fra i 30 e i 45 minuti di cammino, su un percorso adatto anche ai bambini abituati a camminare. Chi arriva in auto fa bene a lasciarla al posteggio pubblico di Via Tatti a Bellinzona e prendere il bus della linea 2 fino alla partenza dell’impianto.

Due dettagli pratici che fanno perdere una mattinata a chi non li sa: i biglietti di sola andata non esistono (si compra sempre l’andata e ritorno, valido un anno intero nella fascia 06:30-21:30), e il mercoledì mattina l’impianto resta fermo per la manutenzione ordinaria. Gli sconti di Ticino Ticket, Guest Card e Bellinzona Pass si ottengono soltanto allo sportello dell’Infopoint, non al distributore automatico.

Quanto costa davvero la giornata

Il listino ufficiale della funivia, valido per l’andata e ritorno, è questo:

  • Curzùtt (la fermata del ponte tibetano): adulti CHF 8.00, AVS/AI CHF 7.00, studenti, apprendisti e ragazzi CHF 4.00
  • Pientina: adulti CHF 13.00, AVS/AI CHF 11.00, ragazzi CHF 7.00
  • Mornera, la stazione a monte: adulti CHF 19.00, AVS/AI CHF 16.00, ragazzi CHF 10.00
  • Bambini fino a 5 anni: gratis su tutte le tratte. Cani: CHF 5.00
  • Famiglie di quattro o più persone e gruppi da 12 a 25: adulti CHF 7.00 e ragazzi CHF 4.00 fino a Curzùtt

Tradotto: una famiglia di due adulti e due ragazzi che sale a Curzùtt, cammina fino al ponte, lo attraversa e torna indietro spende 22 franchi in tutto. Non 22 a testa: 22 in totale, tariffa famiglia. È uno dei rapporti fra spesa e panorama più favorevoli di tutto il Cantone, e spiega perché l’attrazione richiami ogni anno fra i 50’000 e i 60’000 visitatori.

A quella cifra va aggiunto il pranzo, che è la voce vera del budget. Chi vuole restare in quota trova il ristorante dell’ostello a Curzùtt e il grotto a Mornera; chi scende a valle ha l’imbarazzo della scelta fra i grotti dove si mangia la tradizione e gli indirizzi dove si spende il giusto del Bellinzonese.

Curzútt, il borgo che stava sparendo

Il ponte, da solo, sarebbe un’attrazione da mezz’ora. Quello che gli dà spessore è il posto in cui atterra.

Curzútt è un nucleo medievale d’altura che fino a pochi decenni fa era in rovina. Nel 1998 nasce la Fondazione Curzútt-S. Barnárd con l’obiettivo dichiarato di riportarlo in vita, e da lì parte un lavoro di recupero che ha rimesso in piedi le case in pietra, i terrazzamenti e i sentieri. Poco più in alto c’è la chiesa di San Bernardo, romanica, costruita fra l’XI e il XII secolo: gli affreschi più antichi risalgono al 1300, quelli sulla facciata sono cinquecenteschi e raffigurano un San Cristoforo, un’Annunciazione e la Veronica sotto il portico. Ci si arriva soltanto a piedi, ed è forse l’unica chiesa del Cantone che non si può raggiungere in automobile.

Il ponte tibetano è costato circa 1.6 milioni di franchi ed è l’ultimo capitolo di questa storia: un investimento in infrastruttura turistica che ha trasformato un sentiero per pochi appassionati in una meta da decine di migliaia di persone l’anno. Non è nemmeno la prima volta che Monte Carasso finisce sui manuali: il recupero dell’ex convento agostiniano firmato dall’architetto Luigi Snozzi negli anni Ottanta è valso al quartiere il Premio Wakker 1993 e il Prince of Wales Prize in Urban Design della Harvard Graduate School of Design.

Dormire lassù: 190 CHF per una camera da otto

Chi vuole allungare la gita può fermarsi all’ostello di Curzútt: 40 posti letto in quattro camere da otto, due doppie e una camera familiare, tutte con entrata indipendente e bagno privato. I prezzi sono per camera e per notte, colazione esclusa: CHF 190 la camera da otto letti, CHF 150 la doppia, CHF 200 la familiare, più la tassa di soggiorno di CHF 3.10 a persona per notte.

Chi riempie la camerata paga poco meno di 27 franchi a testa, tassa compresa, per dormire in un borgo medievale senza automobili a mezz’ora dalla stazione di Bellinzona: nel Cantone, a quella cifra, non si trova quasi nient’altro.

Il consiglio, se avete una giornata sola, è di abbinare il ponte a una visita in città: i tre castelli patrimonio UNESCO sono a un quarto d’ora di bus dalla partenza della funivia, e insieme fanno un fine settimana completo senza mai prendere l’auto.

Ci siete già stati? Avete un itinerario o un indirizzo in valle che secondo voi meritava di stare in questo pezzo? Scriveteci a [email protected].

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