270 metri di camminamento in larice largo poco meno di un metro, 50 tonnellate d’acciaio e un borgo medievale che stava scomparendo. Vi raccontiamo come si arriva al Pont Carasc partendo da Monte Carasso, quanto costa davvero la giornata per una famiglia di quattro persone e quanto si paga per dormire lassù, in un ostello con 40 posti letto.
Sotto le scarpe c’è un camminamento di larice largo poco meno di un metro. Sotto il larice, per centotrenta metri, non c’è più niente: solo l’aria della valle che separa Monte Carasso da Sementina, due quartieri di Bellinzona che per secoli si sono guardati da lontano senza potersi raggiungere se non scendendo a fondovalle e risalendo dall’altra parte.
Il Pont Carasc è aperto dal 31.05.2015 ed è probabilmente la struttura più fotografata del Bellinzonese dopo i castelli. Lungo 270 metri e pesante circa 50 tonnellate, è ancorato a quota 696 metri e nel punto centrale si alza a 130 metri dal suolo. Attraversarlo, questa è la notizia che interessa il portafoglio, non costa nulla: il ponte è liberamente accessibile e la Fondazione Curzútt-S. Barnárd, che ne cura la manutenzione, si limita a chiedere un contributo volontario tramite il codice QR piazzato all’imbocco.
Quello che si paga, semmai, è arrivarci. E qui i conti si fanno in fretta.
Come si arriva: il trucco è scendere alla fermata di mezzo
L’accesso comodo è la funivia Monte Carasso-Mornera, in servizio dal 2001: porta da 300 a 1’400 metri di quota in dodici minuti, funziona in automatico ed è uno degli impianti meno conosciuti della rete di sentieri e impianti del Cantone.
La tentazione è di comprare il biglietto fino in cima, a Mornera. È l’errore classico. Per il ponte tibetano la fermata giusta è la prima, Curzùtt, che costa meno della metà: da lì servono fra i 30 e i 45 minuti di cammino, su un percorso adatto anche ai bambini abituati a camminare. Chi arriva in auto fa bene a lasciarla al posteggio pubblico di Via Tatti a Bellinzona e prendere il bus della linea 2 fino alla partenza dell’impianto.
Due dettagli pratici che fanno perdere una mattinata a chi non li sa: i biglietti di sola andata non esistono (si compra sempre l’andata e ritorno, valido un anno intero nella fascia 06:30-21:30), e il mercoledì mattina l’impianto resta fermo per la manutenzione ordinaria. Gli sconti di Ticino Ticket, Guest Card e Bellinzona Pass si ottengono soltanto allo sportello dell’Infopoint, non al distributore automatico.
Quanto costa davvero la giornata
Il listino ufficiale della funivia, valido per l’andata e ritorno, è questo:
- Curzùtt (la fermata del ponte tibetano): adulti CHF 8.00, AVS/AI CHF 7.00, studenti, apprendisti e ragazzi CHF 4.00
- Pientina: adulti CHF 13.00, AVS/AI CHF 11.00, ragazzi CHF 7.00
- Mornera, la stazione a monte: adulti CHF 19.00, AVS/AI CHF 16.00, ragazzi CHF 10.00
- Bambini fino a 5 anni: gratis su tutte le tratte. Cani: CHF 5.00
- Famiglie di quattro o più persone e gruppi da 12 a 25: adulti CHF 7.00 e ragazzi CHF 4.00 fino a Curzùtt
Tradotto: una famiglia di due adulti e due ragazzi che sale a Curzùtt, cammina fino al ponte, lo attraversa e torna indietro spende 22 franchi in tutto. Non 22 a testa: 22 in totale, tariffa famiglia. È uno dei rapporti fra spesa e panorama più favorevoli di tutto il Cantone, e spiega perché l’attrazione richiami ogni anno fra i 50’000 e i 60’000 visitatori.
A quella cifra va aggiunto il pranzo, che è la voce vera del budget. Chi vuole restare in quota trova il ristorante dell’ostello a Curzùtt e il grotto a Mornera; chi scende a valle ha l’imbarazzo della scelta fra i grotti dove si mangia la tradizione e gli indirizzi dove si spende il giusto del Bellinzonese.
Curzútt, il borgo che stava sparendo
Il ponte, da solo, sarebbe un’attrazione da mezz’ora. Quello che gli dà spessore è il posto in cui atterra.
Curzútt è un nucleo medievale d’altura che fino a pochi decenni fa era in rovina. Nel 1998 nasce la Fondazione Curzútt-S. Barnárd con l’obiettivo dichiarato di riportarlo in vita, e da lì parte un lavoro di recupero che ha rimesso in piedi le case in pietra, i terrazzamenti e i sentieri. Poco più in alto c’è la chiesa di San Bernardo, romanica, costruita fra l’XI e il XII secolo: gli affreschi più antichi risalgono al 1300, quelli sulla facciata sono cinquecenteschi e raffigurano un San Cristoforo, un’Annunciazione e la Veronica sotto il portico. Ci si arriva soltanto a piedi, ed è forse l’unica chiesa del Cantone che non si può raggiungere in automobile.
Il ponte tibetano è costato circa 1.6 milioni di franchi ed è l’ultimo capitolo di questa storia: un investimento in infrastruttura turistica che ha trasformato un sentiero per pochi appassionati in una meta da decine di migliaia di persone l’anno. Non è nemmeno la prima volta che Monte Carasso finisce sui manuali: il recupero dell’ex convento agostiniano firmato dall’architetto Luigi Snozzi negli anni Ottanta è valso al quartiere il Premio Wakker 1993 e il Prince of Wales Prize in Urban Design della Harvard Graduate School of Design.
Dormire lassù: 190 CHF per una camera da otto
Chi vuole allungare la gita può fermarsi all’ostello di Curzútt: 40 posti letto in quattro camere da otto, due doppie e una camera familiare, tutte con entrata indipendente e bagno privato. I prezzi sono per camera e per notte, colazione esclusa: CHF 190 la camera da otto letti, CHF 150 la doppia, CHF 200 la familiare, più la tassa di soggiorno di CHF 3.10 a persona per notte.
Chi riempie la camerata paga poco meno di 27 franchi a testa, tassa compresa, per dormire in un borgo medievale senza automobili a mezz’ora dalla stazione di Bellinzona: nel Cantone, a quella cifra, non si trova quasi nient’altro.
Il consiglio, se avete una giornata sola, è di abbinare il ponte a una visita in città: i tre castelli patrimonio UNESCO sono a un quarto d’ora di bus dalla partenza della funivia, e insieme fanno un fine settimana completo senza mai prendere l’auto.
Ci siete già stati? Avete un itinerario o un indirizzo in valle che secondo voi meritava di stare in questo pezzo? Scriveteci a [email protected].
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