Le sottoscrizioni raccolte dal comitato guidato dall’ex sindaco Brenno Martignoni Polti (Noce, Avanti con Ticino&Lavoro, HelvEthica, Partito comunista, MPS e indipendenti) sono state consegnate l’11 maggio a Palazzo civico, ben oltre le 3’000 firme richieste dalla legge. Il Municipio avrà ora un mese per convalidare il referendum; la votazione popolare arriverà al più tardi entro cinque mesi. In ballo anche gli 8 milioni di franchi promessi dal Cantone e l’introduzione di un biglietto a pagamento per la corte di Castelgrande.
A Bellinzona il referendum contro il credito di 19,06 milioni di franchi approvato dal Consiglio comunale per la prima tappa della valorizzazione del sito UNESCO è ufficialmente riuscito. Lunedì 11 maggio 2026, alla cancelleria di Palazzo civico, i promotori hanno consegnato 4’650 sottoscrizioni — oltre il 50% in più del minimo di 3’000 firme richiesto dalla legge cantonale. Il Municipio ha ora un mese di tempo per verificare la regolarità delle firme e dichiarare ricevibile il referendum; in caso positivo, la votazione popolare dovrà tenersi al più tardi entro cinque mesi dalla decisione dell’Esecutivo, presumibilmente tra settembre e novembre 2026.
A guidare il fronte del «no» è il comitato Il Noce dell’ex sindaco Brenno Martignoni Polti, affiancato da Avanti con Ticino&Lavoro (con le granconsigliere Amalia Mirante e Valentina Mühlemann), HelvEthica, Partito e Gioventù comunista, MPS e da indipendenti come il granconsigliere UDC Tuto Rossi. «Un primo banco di prova superato egregiamente», ha commentato Martignoni Polti in piazza Nosetto.
I tre fronti del referendum
Il referendum, nato a fine marzo, contesta tre nodi del progetto approvato dal Legislativo cittadino:
- La denominazione: i promotori chiedono di tornare a chiamare il complesso «Castelli» e non «Fortezza», come previsto dal messaggio municipale.
- Il biglietto a pagamento per la corte interna di Castel Grande e per la galleria della Murata, oggi a libero accesso. Il progetto prevederebbe possibili eccezioni gratuite per i residenti, ma il dettaglio non è ancora regolato.
- L’esternalizzazione della governance del sito UNESCO a una fondazione partecipata in particolare da Città, Cantone e Organizzazione turistica regionale (OTR Bellinzonese e Alto Ticino).
Il granconsigliere Tuto Rossi nel 2021 aveva votato sì al credito di 1,8 milioni di franchi per la progettazione del rilancio, e oggi spiega la marcia indietro: «Il risultato è il vuoto nel contenuto, non è ancora definito un piano culturale chiaro». Il riferimento implicito è al museo Villa dei Cedri, che secondo Rossi richiede «ogni anno un deficit milionario» al Comune.
Quanto pesa davvero il progetto in CHF
Il credito di 19,06 milioni è la quota della Città di Bellinzona dentro un investimento complessivo di 18,565 milioni di franchi previsto per la Fase 1A 2026-2030 del Programma di valorizzazione. Il 23 aprile il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha approvato un contributo aggiuntivo di 8 milioni di franchi a sostegno dell’operazione, ora atteso in Gran Consiglio: se la votazione popolare cittadina dovesse bocciare il credito, anche la quota cantonale resterebbe verosimilmente sospesa.
Gli obiettivi dichiarati dal Municipio restano gli stessi: portare i visitatori paganti dai circa 40’000 annui attuali verso un target di base di 100’000 e potenzialmente 130’000-200’000, con un incremento stimato di giro d’affari tra +1,7 e +5,5 milioni di franchi per il tessuto economico cittadino. La Città parte da un quadro finanziario solido: nel 2023 Moody’s ha confermato il rating Aa3 con outlook stabile, allineato a un AA di S&P e Fitch, premessa che le consente di accedere al credito a tassi competitivi.
Per chi vuole farsi un’idea concreta del progetto già in vigore — biglietti, orari, partner Ticino Ticket e FFS — restano valide le condizioni illustrate nella nostra guida ai prezzi 2026 dei tre castelli, che però potrebbero cambiare in caso di bocciatura del credito.
Cosa succede ora
I tempi tecnici sono i seguenti:
- Entro l’11 giugno 2026 il Municipio deve pronunciarsi sulla regolarità del referendum.
- Entro cinque mesi dalla decisione dell’Esecutivo deve tenersi la votazione popolare cittadina sul credito. Calendari probabili: settembre, ottobre o novembre 2026.
- Se il «no» dovesse vincere, il credito di 19,06 milioni decade e il progetto torna sul tavolo del Municipio per essere riformulato; gli 8 milioni cantonali resterebbero congelati. Se vincesse il «sì», il credito diventerebbe operativo e la Fase 1A potrebbe partire come previsto entro il 2026.
Sul fronte della raccolta firme la campagna non è stata indolore: a Bellinzona l’attività dei raccoglitori era già stata al centro di una controversia con l’autorità comunale nel 2024. Anche stavolta i promotori hanno parlato di «attacchi gratuiti» durante la raccolta; e proprio al momento della consegna delle firme un uomo ha urtato uno dei referendisti prima di allontanarsi. La cittadinanza di Bellinzona avrà quindi l’ultima parola sull’opera pubblica più discussa degli ultimi anni: una decisione che vale almeno 27 milioni di franchi tra Comune e Cantone [3] e l’identità stessa del sito UNESCO patrimonio del Ticino.
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