Dove si porta il raccolto, perché le caldarroste della piazza arrivano quasi sempre da Cuneo, quanto vale un sacco di castagne una volta diventato farina e come si cammina il Sentiero del castagno in Alto Malcantone.
In questi giorni i ricci sui castagni del Sottoceneri sono ancora verdi e chiusi. Fra tre o quattro settimane si apriranno, e in Ticino ricomincerà una delle poche attività economiche che chiunque può esercitare senza permesso, senza attrezzatura e senza partita IVA: andare per selve, riempire un sacco e portarlo a un centro di raccolta che lo pesa e lo paga.
Sembra folklore ed è invece una filiera vera, con un prezzo dichiarato, quattro punti di consegna e un’industria alimentare in fondo alla catena.
Quanto pagano le castagne che raccogliete
Il progetto si chiama CastagnAmo ed è coordinato dall’Associazione dei castanicoltori della Svizzera italiana. Raccogliete quello che volete, tenete per casa quello che vi serve, consegnate il resto. La tariffa è pubblica e distingue solo la pezzatura:
- 1.50 CHF al chilo per le castagne piccole, destinate all’essiccazione e alla trasformazione;
- 3.00 CHF al chilo per quelle di calibro maggiore, che finiranno vendute fresche per le caldarroste;
- stessa forchetta, da 1.50 a 3.00 CHF, anche per le varietà ibride.
Il dettaglio che colpisce è che questa tariffa non si muove da almeno cinque anni: 1.50 e 3.00 franchi erano gli importi della stagione 2021 e sono rimasti identici nel 2025. In un Cantone dove nel frattempo sono saliti affitti, premi di cassa malati e prezzi al consumo, l’incentivo alla raccolta è fermo in termini nominali, e quindi sceso in termini reali.
Non è comunque un lavoro: è il modo in cui il Cantone tiene in vita un paesaggio pagando chi lo frequenta.
I quattro centri dove si consegna
- Vezia — Azienda agricola Malombra;
- Stabio — magazzino Tior/Foft;
- Cadenazzo — dietro il negozio Gusto Ticino;
- Biasca — ex Arsenale.
Sulle date, attenzione: il calendario 2026 non è ancora stato pubblicato. L’ultima campagna è andata dal 24 settembre al 4 novembre 2025, con il picco delle consegne fra i primi giorni di ottobre e metà mese, e le precedenti si sono sempre collocate nella stessa finestra. Per gli orari aggiornati dei centri, o per concordare una consegna prima dell’apertura, il numero è lo 091 850 32 18; il sito di riferimento è quello dei castanicoltori della Svizzera italiana.
Sui volumi: nel 2019 erano state consegnate quasi 60 tonnellate, salite a una settantina nelle campagne 2021 e 2022.
Il salto di prezzo: da 1.50 a 31 franchi al chilo
Solo circa il 10% del raccolto viene venduto fresco: il resto viene essiccato e trasformato in farine, fiocchi, paste, vermicelles e birre, e il partner industriale storico della filiera è la Sandro Vanini di Rivera.
Il confronto più eloquente si fa a Cadenazzo, senza spostarsi di venti metri. Dietro il negozio Gusto Ticino c’è il centro dove il vostro sacco viene pagato 1.50 franchi al chilo. Dentro il negozio, un pacco da 450 grammi di farina di castagne costa 14.00 CHF, cioè 31.10 CHF al chilo.
I due numeri non sono direttamente confrontabili: in mezzo ci sono l’essiccazione, che toglie gran parte del peso, la molitura, il confezionamento e il margine di chi vende. Ma il rapporto dice dove si crea valore in questa filiera, e non è nel bosco.
Perché le caldarroste della piazza non sono ticinesi
Il cartoccio fumante comprato d’inverno al banco del «maronatt» quasi mai contiene castagne ticinesi: contiene marroni di Cuneo, la varietà più usata in gastronomia, che per decenni ha soppiantato quelle autoctone, «colpevoli» solo di essere più piccole. È il paradosso che la raccolta centralizzata prova a correggere: il frutto piccolo, essiccato e macinato, vale più di quanto valga arrostito.
Il sentiero da 11.7 km dove tutto è cominciato
Una selva castanile è un castagneto rado, curato come un frutteto, con l’erba seminata sotto le chiome perché in autunno si possa raccogliere. Il posto giusto per vederne una è l’Alto Malcantone: il primo progetto di recupero in assoluto è partito dalla selva di Arosio nel 1991.
I numeri documentati dall’Istituto federale di ricerca WSL raccontano insieme un successo e una perdita. Intorno al 1750 le selve coprivano in Ticino oltre 10’000 ettari: la castagna era l’«albero del pane» e la sua farina sfamava le famiglie quasi tutto l’anno, grazie alle grà, le casette in pietra dove i frutti seccavano sopra un fuoco lento. Dopo la Seconda guerra mondiale l’abbandono fu totale. Oggi le selve gestite nella Svizzera italiana sono 450 ettari, un centinaio dei quali nei Grigioni, e sopravvivono oltre 50 varietà di castagno.
L’itinerario che le attraversa è quello che Sentieri Svizzeri chiama «Le selve dell’Alto Malcantone» e che segue il Sentiero del castagno, segnalato con una castagna su fondo giallo, da Arosio a Miglieglia:
- difficoltà T1, adatto alle famiglie: 11.7 km in 3 ore e 25 minuti;
- 445 metri di salita e 600 di discesa;
- le tappe: Arosio, Mugena dopo 15 minuti, Vezio dopo poco più di un’ora, Fescoggia, Breno, Tortoglio, Miglieglia;
- lungo il percorso, i pannelli didattici e la grà di Vezio, una delle ultime tre casette da essiccazione ancora attive.
Senza auto: treno da Lugano fino a Lamone-Cadempino, poi autobus in direzione Magliaso fino ad «Arosio, Paese»; il ritorno da Miglieglia sullo stesso tragitto o via Novaggio con cambio a Magliaso. Miglieglia è anche la stazione di partenza della funivia del Monte Lema, il più economico fra gli impianti di risalita ticinesi. La carta 286T Malcantone costa 22.50 CHF; osterie ce ne sono in quasi tutti i villaggi, ma fuori stagione conviene telefonare prima. Per la tavola in pietra sotto le chiome ci sono i grotti del Cantone, e per altri itinerari a piedi la nostra guida ai sentieri più belli del Ticino.
Le tre regole da rispettare
- non si entra nelle proprietà private senza permesso: molte selve hanno un proprietario, anche quando sembrano bosco libero;
- si raccolgono frutti grandi e piccoli, purché sani e integri;
- si consegna il prima possibile, senza lasciare le castagne a lungo in contenitori chiusi, dove ammuffiscono in fretta.
Quindici franchi e un paesaggio
Un sacco da dieci chili di castagne piccole vale quindici franchi. Nessuno diventerà ricco così. Ma è uno dei rari casi in cui una passeggiata d’autunno produce un incasso e tiene aperto un paesaggio che nel 1750 copriva diecimila ettari e oggi ne conta 450.
Avete una selva del cuore, un centro di raccolta dove andate da anni o un’osteria del Malcantone che non abbiamo citato? Scriveteci a [email protected]. E per il resto della stagione, altre idee nei nostri consigli per l’autunno in Ticino.
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