Berna respinge tre interpellanze parlamentari sui prodotti petroliferi. Le motivazioni: rischio recessione basso secondo lo scenario peggiore della SECO, inflazione attesa al +0,7% sotto la soglia di stabilità dei prezzi, modifiche di legge necessarie e ricadute sui conti destinati alle strade nazionali. Intanto a sud del Gottardo l’Italia ha prorogato lo sconto fino al 22 maggio 2026: -20 centesimi al litro sul gasolio e -5 sulla benzina.
Niente sconto sui carburanti dalla Confederazione. Il Consiglio federale ha respinto ieri, mercoledì 13 maggio 2026, tre interpellanze parlamentari che chiedevano un taglio temporaneo delle imposte sui prodotti petroliferi per attutire il rincaro innescato dalla guerra in Iran. Una decisione che pesa direttamente sui benzinai del Cantone Ticino, alle prese con la concorrenza italiana resa ancora più aggressiva dal decreto sulle accise approvato a Roma il 9 maggio.
Le interpellanze portano la firma di tre consiglieri nazionali: Piero Marchesi (UDC/TI), Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi/TI) e Rémy Wyssmann (UDC/SO). Tutte e tre chiedevano al governo di valutare una riduzione temporanea di accise, sovrapprezzi o IVA sui carburanti per alleggerire famiglie, PMI, artigiani e trasportatori — categorie, scrivono i parlamentari, "che subiscono in modo diretto e sproporzionato l’aumento dei prezzi alla pompa".
Perché Berna dice no
Il Consiglio federale ha bocciato la richiesta con quattro argomenti operativi. Primo: secondo lo scenario peggiore elaborato dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), il rischio di una recessione macroeconomica resterebbe basso anche con un ulteriore aumento del prezzo del petrolio, e l’inflazione dovrebbe restare entro i limiti della stabilità dei prezzi (attesa +0,7%). Secondo: una riduzione delle imposte sui prodotti petroliferi — compreso un eventuale adeguamento dell’IVA — richiederebbe modifiche di legge, incompatibili con qualunque attuazione tempestiva. Terzo: prezzi più alti dell’energia e dei carburanti incentivano un consumo parsimonioso, in linea con gli obiettivi climatici della Confederazione. Quarto: un taglio delle tasse sui carburanti avrebbe conseguenze negative sui conti della Confederazione e, a cascata, sui fondi speciali destinati alle strade nazionali e agli agglomerati.
Lo sconto italiano: -20 centesimi sul gasolio, -5 sulla benzina fino al 22 maggio
Mentre Berna conferma lo status quo, Roma ha tirato dritto. Con il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 maggio, il ministero italiano dell’Economia ha prorogato fino al 22 maggio 2026 il taglio delle accise sui carburanti: -20 centesimi al litro sul gasolio e -5 centesimi sulla benzina. La copertura finanziaria — circa 400 milioni di EUR per l’intero pacchetto 2026 — arriva dall’extragettito IVA generato dai prezzi più alti alla pompa.
Per il Cantone Ticino la differenza si misura al distributore. Già oggi, nella fascia di confine fra Chiasso, Brusata, Novazzano e Genestrerio il litro di gasolio supera i 2 franchi, contro un prezzo italiano che con la nuova proroga si attesta intorno a 1,65 EUR. Risultato: una pendolarità del pieno verso il varesotto e il comasco che i benzinai ticinesi vivono da anni come un’emorragia di cifra d’affari.
Cosa cambia ora per i benzinai e per gli automobilisti
Marchesi nella sua interpellanza parla di "immobilismo sempre meno comprensibile e sempre meno accettabile". Il Consiglio federale risponde di fatto che il dossier resta chiuso: non ci sarà un’azione ad hoc sulle accise, e neppure un riallineamento dell’IVA federale (8,1%) per compensare il dislivello.
Per chi vive o lavora in Ticino il quadro operativo è quindi semplice:
- nella finestra fino al 22 maggio 2026, il differenziale CH-IT sul gasolio resta marcato (10-15 centesimi al litro a favore dell’Italia), con punte oltre i 30 centesimi nei distributori in fascia di confine;
- dopo il 22 maggio, salvo nuova proroga romana, il vantaggio italiano si ridurrà ma resterà strutturale per via di accise nominali più basse;
- sul versante svizzero non sono attesi correttivi: l’IVA all’8,1% resta, le accise sui prodotti petroliferi non si toccano.
Per scegliere dove fare il pieno restano gli strumenti consueti: il radar dei prezzi del TCS aggiornato in tempo reale segnala differenze fino a 50 centesimi al litro tra distributori distanti pochi chilometri. Il Consiglio federale rinvia al consumatore: la sua bussola, ora, è il portafoglio.
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