Il villaggio più alto del Ticino ha una cinquantina di abitanti, tetti in pietra che sembrano usciti da una fiaba e un dialetto tedesco che nessun altro parla al mondo. È in corsa per il titolo di «villaggio svizzero dell’anno» e a fine estate è una delle gite più belle (e più economiche) che si possano fare da Locarno: ecco cosa vedere, come arrivarci e quanto si spende.
Salendo lungo la Vallemaggia, superato Cevio, la strada si stringe, si arrampica in una serie di tornanti e a un certo punto il paesaggio cambia del tutto: niente più palme e laghi, ma pascoli d’alta quota, larici e case di legno annerito dal sole. Si arriva a Bosco Gurin, 1’506 metri, il villaggio situato più in alto di tutto il Cantone Ticino. E qui succede una cosa che spiazza chi ci arriva per la prima volta: la gente, tra loro, non parla italiano.
Bosco Gurin è infatti l’unica isola linguistica di lingua tedesca del Ticino, un’anomalia che dura da otto secoli. Nel 2026 il borgo è tornato sotto i riflettori: è arrivato in finale al concorso «Il villaggio svizzero dell’anno», in rappresentanza del Cantone, e in passato è finito perfino sulla copertina del National Geographic. Un buon motivo per andarci prima che ci vadano tutti.
Vi raccontiamo perché vale il viaggio, cosa portarsi a casa e — come sempre su moneymag.ch — quanto costa davvero, franco più franco meno.
Un pezzo di Vallese finito in montagna
La storia comincia nel Duecento, quando un gruppo di coloni Walser — le popolazioni germanofone dell’Alto Vallese — attraversò le montagne e si stabilì in questo angolo inospitale in fondo alla Val di Bosco. Rimasti isolati per secoli, i gurinesi hanno conservato non solo l’architettura tipica delle case Walser, ma anche la loro lingua: il italico«ggurijnartitsch»italico, la variante locale del tedesco Walser che ancora oggi due terzi degli abitanti autoctoni parlano accanto all’italiano.
Il prezzo di questa autenticità è stato lo spopolamento. I numeri raccontano una parabola tipica delle valli alpine: 382 abitanti nel 1850, 266 nel 1900, 188 nel 1950, appena 58 nel 1990. Oggi siamo intorno ai 50 residenti. Chi resta vive di agricoltura di montagna e, sempre di più, di turismo: ed è proprio qui che entra in gioco il portafoglio.
Cosa vedere: il museo, i tetti in pietra e il sentiero Walser
Il cuore della visita è il Walserhaus, il più antico museo etnografico del Ticino, aperto al pubblico nel 1938 in una delle case più vecchie del paese. Dentro si trova la vita quotidiana di una comunità di montagna: mobili, attrezzi per lavorare legno, canapa e lana, giocattoli, costumi tradizionali. È piccolo, ma è il modo migliore per capire cosa significhi «essere Walser».
Fuori dal museo, il borgo si gira a piedi in un’oretta: le case di legno e pietra, la chiesa, le stalle. Chi ha più tempo può imboccare il Sentiero Walser, il percorso tematico che spiega la storia della comunità, oppure salire con la seggiovia della Grossalp verso i 2’000 metri, dove partono i sentieri escursionistici con vista sulla Vallemaggia e, per le famiglie, la slittovia su monorotaia e il monster roller. Se cercate altre gite in quota da fare in giornata, ne avevamo raccolte diverse nella nostra guida alle vette del Ticino che si raggiungono in mezz’ora dalla città.
Quanto costa davvero la gita
Ed è qui la sorpresa: Bosco Gurin è una delle mete culturali più economiche del Cantone. Ecco le voci principali, per farvi il conto in anticipo:
- Museo Walserhaus: 6 CHF per gli adulti, 4 CHF ridotto (AVS e studenti), 1.50 CHF per i bambini dai 6 ai 16 anni, gratis sotto i 6. Con la Ticino Card l’ingresso scende a 3.50 CHF. Aperto da aprile a fine ottobre, da martedì a domenica (13.30–16.00).
- Impianti della Grossalp: la seggiovia e le attrazioni estive (slittovia, monster roller) hanno tariffe accessibili, e chi possiede la tessera del CdT Club beneficia di uno sconto del 30% sull’andata e ritorno.
- Come arrivarci: da Locarno si sale in autopostale ogni giorno, con cambio a Cevio, in circa un’ora e mezza. Chi pernotta in Ticino riceve il Ticino Ticket, che rende gratuiti i trasporti pubblici in tutto il Cantone per l’intera durata del soggiorno: la gita in giornata, di fatto, può costare quasi solo il biglietto del museo.
- Dormire: in paese c’è uno storico albergo Walser a tre stelle, aperto tutto l’anno, con dodici camere e mezza pensione (indicativamente sui 250 CHF a notte per una doppia con cena inclusa). In alternativa, molti visitatori piantano la tenda più a valle: avevamo passato in rassegna le opzioni nella nostra scheda sui campeggi della zona di Locarno e della Vallemaggia.
Insomma, con meno di quello che costa un pranzo a Lugano ci si porta a casa un museo, un villaggio da cartolina e mezza giornata in montagna. E se dopo la camminata viene fame, la cucina di valle vale una sosta: qualche indirizzo lo trovate nella nostra guida ai migliori ristoranti del Ticino.
Quando andare (e perché il 2026 è l’anno giusto)
La stagione ideale va da fine primavera a ottobre, quando il museo è aperto e i sentieri sono percorribili; l’autunno, con i larici che virano al giallo, regala la luce migliore per le foto. Il 2026, poi, è un anno speciale: Bosco Gurin è tra i sei finalisti del concorso «villaggio svizzero dell’anno», insieme ad Albinen (VS), Bönigen (BE), Gersau (SZ), Saint-Saphorin (VD) e Vella (GR), ed è nella rete dei «Borghi più belli della Svizzera» dal 2020. Dopo Morcote e Ascona, premiate rispettivamente nel 2016 e nel 2025, il Ticino sogna il tris. Se il borgo dovesse vincere, l’afflusso di visitatori — e i prezzi — potrebbero cambiare in fretta. Un altro motivo per organizzare la gita adesso, magari abbinandola a una tappa più «classica» del Locarnese come le Isole di Brissago.
Ci siete già stati, o avete un angolo della Svizzera italiana che secondo voi merita più attenzione? Scriveteci a [email protected]: le vostre segnalazioni finiscono spesso nei nostri prossimi itinerari.
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