Bitcoin bloccato a 63’000 dollari: ora la parola passa a Warsh e alla scadenza petrolio Iran del 17 luglio

Claudio Galli

13 Luglio 2026 - 11:10

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Weekend di consolidamento fra 63’000 e 64’000 dollari ed Ether liquidato in poche ore per oltre 150 milioni: cosa succede questa settimana fra l’audizione del presidente Fed Kevin Warsh, il CPI di giugno e il Clarity Act al Senato USA — e cosa cambia per chi detiene cripto dalla Svizzera, dove due gestori hanno appena ottenuto il passaporto MiCA.

Bitcoin bloccato a 63'000 dollari: ora la parola passa a Warsh e alla scadenza petrolio Iran del 17 luglio

Il Bitcoin ha trascorso il fine settimana in un corridoio stretto, fra i 63’000 e i 64’000 dollari, senza riuscire a rompere in nessuna delle due direzioni nonostante un volume di scambi salito del 18% in 24 ore. Ether ha provato a spingersi fino a 1’842 dollari in tarda serata, ma il rialzo si è sgonfiato quasi subito: secondo i dati on-chain la mossa è stata amplificata da una cascata di posizioni long a leva finite in liquidazione forzata, per oltre 150 milioni di dollari bruciati in ventiquattr’ore sull’intero comparto dei futures. Il livello resta comunque lontano dai massimi: l’ether continua ad arrancare dietro Bitcoin anche in questa fase del 2026.

A frenare il mercato non è un dato tecnico, ma la stessa miccia geopolitica che condiziona le criptovalute da mesi: le tensioni fra Washington e Teheran. Il 7 luglio l’Office of Foreign Assets Control del Tesoro americano ha revocato la General License X — che autorizzava le transazioni sul greggio iraniano fino al 21 agosto — sostituendola con la General License X1, che concede solo operazioni di liquidazione (wind-down) fino alle 00:01 del 17 luglio, ora della East Coast. Gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz hanno fatto il resto: Brent e WTI sono saliti di oltre il 5% in una seduta, riportando il petrolio al centro dei timori sull’inflazione.

Perché conta per chi tiene cripto

La catena di trasmissione è nota: più petrolio significa più benzina alla pompa, più benzina significa più pressione sull’inflazione core — già al 4,2%, ai massimi da tre anni — e più inflazione significa meno margine per la Federal Reserve di tagliare i tassi. Il mercato dei futures (CME FedWatch) assegna il 78,5% di probabilità a un nulla di fatto sui tassi alla riunione del 28-29 luglio, con zero tagli scontati per l’intero 2026. Proprio questa settimana il presidente della Fed Kevin Warsh terrà la testimonianza semestrale davanti alla Commissione Servizi Finanziari della Camera (martedì) e alla Commissione Bancaria del Senato (mercoledì): il suo debutto di giugno aveva già spinto il board verso l’ipotesi di un rialzo dei tassi nel 2026, azzerando ogni scommessa su un taglio, e il Bitcoin era sceso nell’occasione. Oggi la criptovaluta è circa il 30% sotto il livello di inizio anno e quasi il 50% sotto il record di 126’198 dollari toccato in ottobre 2025.

Il secondo evento della settimana riguarda la regolamentazione: al Senato USA è attesa una versione unificata del Clarity Act, la legge quadro su stablecoin e asset digitali, con un possibile voto in aula dopo il 20 luglio, prima della pausa estiva. Un’approvazione sarebbe lo sviluppo normativo più rilevante degli ultimi anni per il settore; un nuovo rinvio lascerebbe il quadro sulle stablecoin in un limbo legislativo fino a settembre.

L’angolo svizzero: il passaporto europeo via Liechtenstein

Mentre Washington discute, due fra i principali gestori regolamentati svizzeri hanno risolto in sordina un problema che li riguardava da anni: come operare nell’Unione europea restando basati in Svizzera, Paese che — non essendo membro SEE — non può ottenere direttamente l’autorizzazione MiCA. Bitcoin Suisse ha ottenuto il 23 giugno l’autorizzazione CASP dalla FMA del Liechtenstein tramite la controllata di Vaduz, valida per trading, custodia e staking rivolti a clientela istituzionale e privati facoltosi; Sygnum ha seguito il 26 giugno con la propria Sygnum Europe AG, operativa dal 30 giugno su tutti i 30 Stati SEE tramite il meccanismo di notifica. Il Liechtenstein, pur piccolissimo, resta l’unico Stato SEE dove una società svizzera può ottenere in un colpo solo l’accesso all’intero mercato unico europeo — un dettaglio che, in un momento di stretta regolatoria americana, rafforza il ruolo della piazza finanziaria elvetica come ponte fra i due blocchi.

Sul fronte interno la vigilanza resta quella della FINMA, mentre il regime fiscale non cambia: le plusvalenze private restano esenti da imposta federale diretta.

Le cose da sapere

  • Bitcoin fra 63’000 e 64’000 dollari nel weekend, volumi +18% in 24 ore, oltre 150 milioni di future liquidati sull’intero mercato.
  • Ether toccato a 1’842 dollari prima di ritracciare bruscamente sulla stessa ondata di liquidazioni.
  • L’OFAC ha fissato al 17 luglio la scadenza per il wind-down delle transazioni sul greggio iraniano; Brent e WTI +5% dopo gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz.
  • Audizione del presidente Fed Kevin Warsh martedì e mercoledì; CPI di giugno il 14 luglio; riunione FOMC il 28-29 luglio.
  • Bitcoin Suisse (23 giugno) e Sygnum (26 giugno) ottengono il passaporto MiCA per l’intero SEE tramite la controllata in Liechtenstein.

Per chi detiene criptovalute dalla Svizzera, la settimana offre più eventi macro che segnali di mercato puri: il precedente episodio di tensione sull’Iran aveva già mostrato come il Bitcoin si muova da asset di rischio, non da bene rifugio, quando la geopolitica si fa incerta. Vale la stessa cautela anche questa volta, con tre eventi macro in tre settimane a decidere se il quadro resti «contenuto» o diventi «appiccicoso».

Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento.

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