Dopo un giugno da 4,5 miliardi di dollari in uscita, i fondi quotati USA tornano a comprare Bitcoin per tre sedute consecutive. La banca vede però flussi netti a zero nei prossimi 12 mesi, mentre in Svizzera il mercato regolamentato degli ETP segue una logica diversa.
Il Bitcoin oscilla in questi giorni intorno ai **64’000 dollari**, ben lontano dal record di ottobre 2025 sopra i 126’000. Ma il dato che i desk istituzionali guardano con più attenzione non è il prezzo spot: sono i flussi degli ETF — i fondi quotati statunitensi che replicano l’andamento di BTC detenendolo fisicamente. Tra il 2 e il 7 luglio questi prodotti hanno incassato **circa 510 milioni di dollari** in tre sedute consecutive, chiudendo una striscia negativa durata 10 giorni e costata 2,73 miliardi di dollari. È il primo segnale multi-seduta di ritorno del capitale istituzionale da quando, a giugno, gli stessi fondi hanno registrato il mese peggiore della loro storia: **4,5 miliardi di dollari in uscita**.
Un ritorno fragile
Il 6 luglio è la sessione-chiave: IBIT di BlackRock, il più grande ETF spot al mondo, ha guidato la giornata con 209,4 milioni di dollari, quasi l’80% dell’afflusso totale — un segnale di rientro istituzionale, non solo di acquisti tattici sul ribasso. Il giorno successivo, però, le tensioni militari fra Stati Uniti e Iran hanno fatto risalire il petrolio e riportato il Bitcoin verso i 62’000 dollari, ricordando quanto il mercato resti nervoso. Su base annua i deflussi netti dai fondi spot restano comunque profondi: circa **5,4 miliardi di dollari da inizio 2026**, con un patrimonio complessivo sceso a 74,4 miliardi contro un picco superiore ai 150 miliardi di ottobre scorso. Secondo Glassnode, il prezzo medio di ingresso di chi ha comprato tramite ETF è di circa 83’800 dollari: ai valori attuali, il portafoglio medio è sotto di un quarto.
È in questo contesto che **Citigroup** ha tagliato, il 1° luglio, il proprio obiettivo di prezzo a 12 mesi per Bitcoin da 112’000 a **82’000 dollari** (Ethereum da 3’175 a 2’240 dollari), azzerando anche l’ipotesi di afflussi netti sugli ETF nei prossimi 12 mesi — prima stimati a 10 miliardi di dollari. La banca cita tre fattori: appetito degli investitori in calo, flussi ETF diventati un freno anziché una spinta, e la mancanza di progressi sul Digital Asset Market Clarity Act fermo al Senato USA.
E in Svizzera?
La Confederazione non replica il modello dei fondi quotati USA: gli investitori retail e istituzionali svizzeri accedono all’esposizione su Bitcoin soprattutto tramite gli ETP — Exchange Traded Product a replica fisica, non UCITS-compliant ma UCITS-eligible, quotati sulla borsa di Zurigo da emittenti come 21Shares, con patrimonio segregato dall’emittente. La differenza non è solo terminologica: quando un ETF USA registra deflussi, il meccanismo di creazione/riscatto costringe il custodian a vendere Bitcoin sul mercato spot, amplificando il ribasso; gli ETP svizzeri restano invece esposti al prezzo sottostante senza generare la stessa pressione meccanica sistemica sul mercato americano.
Sul fronte della vigilanza, la FINMA prosegue nel percorso avviato in primavera con l’approvazione della fusione fra SIX Digital Exchange e SIX SIS, che porta la custodia cripto nella stessa infrastruttura regolata delle azioni quotate a Zurigo — come avevamo raccontato a fine maggio, quando gli ETF USA attraversavano la loro precedente ondata di deflussi. Sul piano fiscale, per l’investitore privato residente in Svizzera la plusvalenza da rivendita resta esente da imposta sul reddito, mentre le cripto detenute confluiscono nella sostanza imponibile cantonale.
Le cinque cifre da tenere a mente
- **510 milioni di dollari**: afflussi netti sugli ETF spot BTC USA fra il 2 e il 7 luglio.
- **2,73 miliardi**: i deflussi della striscia negativa di 10 sedute appena chiusa.
- **4,5 miliardi**: le uscite nette di giugno 2026, il mese peggiore di sempre per questi prodotti.
- **82’000 dollari**: la nuova stima di Citigroup a 12 mesi per Bitcoin, giù da 112’000.
- **83’800 dollari**: il prezzo medio di ingresso stimato degli investitori ETF, oggi in perdita di circa un quarto.
Il prossimo test arriva il 14 luglio con l’indice dei prezzi al consumo USA di giugno, seguito dalla riunione della Federal Reserve del 28-29 luglio: due appuntamenti che diranno se il rientro di inizio luglio è l’inizio di una vera inversione o solo una pausa in un anno che, fin qui, ha visto i capitali istituzionali lasciare i fondi quotati americani più di quanto vi siano entrati. Per seguire l’evoluzione dei flussi restano un riferimento le quotazioni cripto in tempo reale e i dati giornalieri pubblicati da Farside Investors.
*Le quotazioni e i dati citati sono indicativi al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento.*
[1] Fonti: Farside Investors, SoSoValue, CoinDesk, Yahoo Finance, Glassnode, Citigroup research note (1° luglio 2026), FINMA, moneymag.ch.
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