Bilaterali III, il Consiglio federale apre a una tassa d’ingresso anche per i lavoratori UE: cosa rischiano i frontalieri ticinesi

Claudio Galli

7 Settembre 2026 - 10:11

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Il Governo federale cambia rotta sulla cosiddetta italicoZuwanderungsabgabeitalico: a maggio la giudicava incompatibile con la libera circolazione, ora la considera possibile se scatta la clausola di salvaguardia dei nuovi accordi con l’UE. Il dossier arriva in Consiglio degli Stati con l’apertura della sessione autunnale, il 14 settembre.

Bilaterali III, il Consiglio federale apre a una tassa d'ingresso anche per i lavoratori UE: cosa rischiano i frontalieri ticinesi

Il Consiglio federale ha compiuto, nella seduta di mercoledì scorso, una svolta che pesa direttamente sul futuro dei quasi 78’500 frontalieri che ogni giorno attraversano il confine per lavorare in Ticino. Il Governo ha infatti raccomandato l’accoglimento di due mozioni parlamentari che chiedono l’introduzione di una tassa d’ingresso per chi si trasferisce in Svizzera per lavoro — la Zuwanderungsabgabe — aprendo per la prima volta alla possibilità che il contributo colpisca, a certe condizioni, anche i cittadini dell’Unione europea e non solo quelli extra-UE.

Fino a maggio la posizione dell’Esecutivo era opposta: in un rapporto del 6 maggio la Confederazione scriveva che una tassa del genere sarebbe stata "non compatibile" con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). Da mercoledì la valutazione è cambiata: il pacchetto rinnovato con Bruxelles, sostiene ora il Consiglio federale, lascerebbe spazio a una tassa d’ingresso proporzionata come misura di pilotaggio, a patto che venga prima attivata la clausola di salvaguardia negoziata nei Bilaterali III.

Come funzionerebbe la tassa

Il meccanismo, proposto dal consigliere agli Stati Andrea Caroni (PLR/AR) e appoggiato dalla Commissione della politica dello Stato del Consiglio degli Stati (SPK-S), prevede una sequenza precisa:

  • la Confederazione dovrebbe prima verificare il superamento di una delle quattro soglie previste dalla clausola di salvaguardia (immigrazione netta dall’UE, nuovi frontalieri, aumento della disoccupazione, quota di aiuto sociale);
  • solo a quel punto potrebbe scegliere di attivare la tassa d’ingresso come strumento di pilotaggio, invece di — o accanto a — contingenti e altre misure restrittive;
  • chi arriva nuovo in Svizzera per lavorare dovrebbe versare un contributo annuo di almeno 4’000 CHF, a carico del datore di lavoro per i dipendenti; per i famigliari maggiorenni al seguito si aggiungerebbero almeno 2’000 CHF, mentre i figli minorenni ne sarebbero esentati;
  • il gettito, secondo la proposta, dovrebbe essere interamente ridistribuito alla popolazione, non finire nelle casse generali della Confederazione.

Per i cittadini di Stati terzi la strada sarebbe più diretta: il Consiglio federale ha raccomandato di accogliere anche la mozione della consigliera agli Stati Heidi Z’graggen (Centro/UR), che introdurrebbe la tassa indipendentemente dalla clausola di salvaguardia UE.

Perché il Ticino è più esposto degli altri Cantoni

Nessun Cantone svizzero ha un rapporto con la manodopera estera paragonabile a quello del Ticino. Con quasi 78’500 frontalieri — la grande maggioranza in arrivo da Como, Varese e Lecco — il Cantone ospita la comunità di lavoratori transfrontalieri più numerosa della Confederazione. Una tassa a carico dei datori di lavoro renderebbe più caro assumere manodopera dall’Italia proprio nei settori — sanità, edilizia, commercio, industria — dove il bacino ticinese di manodopera locale è già sotto pressione, come segnalato da tempo dalla Camera di commercio Cc-Ti.

Va precisato che, per ora, la misura riguarderebbe i nuovi arrivi in caso di attivazione della clausola di salvaguardia: non toccherebbe automaticamente chi lavora già oggi come frontaliere in Ticino. Ma è proprio il flusso di nuovi frontalieri — insieme all’immigrazione netta dall’UE — uno dei quattro parametri che potrebbero far scattare la clausola stessa, secondo la Commissione dello Stato del Consiglio degli Stati, «convinta che la tassa crei un incentivo a valorizzare il potenziale di manodopera indigena».

I prossimi passi

Nulla è ancora deciso. Il pacchetto Svizzera-UE arriva ora nella grande Camera: il Consiglio degli Stati lo tratterà a partire dall’apertura della sessione autunnale, il 14 settembre, e solo dopo si capirà se la clausola di salvaguardia — e con essa l’eventuale tassa d’ingresso — troverà una maggioranza. In gioco resta anche la compatibilità giuridica con l’Accordo sulla libera circolazione, su cui il Consiglio federale stesso, fino a pochi mesi fa, nutriva forti dubbi.

Per chi in Ticino assume personale dall’Italia, o vi lavora come frontaliere, il dossier non è ancora un cambiamento concreto, ma un cantiere politico da tenere d’occhio nelle prossime settimane — parallelamente a un altro fronte già aperto sullo stesso confine, quello della riforma UE sulla disoccupazione dei frontalieri, che la SECO stima possa costare alla Confederazione fino a 900 milioni di CHF l’anno. Chi vuole farsi un’idea completa dello statuto attuale del frontaliere — sussidi, normativa fiscale, diritti — può ripartire dalla nostra guida completa ai frontalieri.

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