Ether perde circa il 2% dopo che la Fed ha lasciato i tassi al 3,75%-4,00%, con due membri che chiedevano un rialzo, mentre gli ETF spot americani registrano 21,41 milioni di dollari di riscatti. Sul fronte dell’offerta, quasi il 36% degli ETH in circolazione è bloccato nello staking.
Ethereum scende a circa 2’317 dollari, pari a 1’920 franchi, alle 11 (ora di Roma) di giovedì 29 ottobre 2026. Secondo i dati di CoinGecko, nelle ultime 24 ore la seconda criptovaluta per capitalizzazione perde il 2,04% in dollari e il 2,22% in franchi. Il calo arriva dopo la riunione della Federal Reserve di mercoledì 28 ottobre, mentre prosegue la fuga di capitali dagli ETF spot su ether quotati negli Stati Uniti.
Su dodici mesi il bilancio resta pesante. Yahoo Finance calcola per ETH una flessione del 40,64% in un anno in dollari, del 6,27% nell’ultimo mese e del 7,7% in tre mesi. CoinGecko stima la capitalizzazione in circa 283 miliardi di dollari, cioè 234,7 miliardi di franchi.
La Fed lascia i tassi fermi, ma due membri volevano un rialzo
Come riporta Brave New Coin, il FOMC (Federal Open Market Committee, il comitato della Fed che decide la politica monetaria) ha confermato i tassi nella forchetta del 3,75%-4,00%, come atteso. La decisione è passata con 10 voti contro 2: la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack avrebbero voluto un aumento di un quarto di punto.
Nel comunicato la Fed ha alzato il giudizio sull’attività economica da «solida» a «forte» e ha osservato che l’inflazione «resta elevata». Il presidente Kevin Warsh ha detto che l’economia non è surriscaldata e che la banca centrale non intende «mettere sabbia negli ingranaggi», ma non si è sbilanciato sulla riunione dell’8-9 dicembre. CryptoDaily, citando Reuters, riferisce che alcuni economisti considerano possibile un rialzo a dicembre.
La reazione ha toccato tutto il mercato. Secondo Brave New Coin, Bitcoin è salito oltre 81’000 dollari subito dopo la decisione per poi tornare sotto gli 80’000 dollari, la soglia sotto cui era già sceso alla vigilia della riunione della Fed. In quel momento la capitalizzazione complessiva delle cripto era di circa 2’800 miliardi di dollari (-1,41%). Il prezzo di ETH indicato da Brave New Coin (2’303 dollari alle 03:34 UTC) si discosta di poco da quelli di Yahoo e CoinGecko perché si riferisce a un altro momento della giornata.
ETF spot e staking, due forze opposte
Secondo TokenPost, che riprende i dati di SoSoValue, il 28 ottobre gli ETF spot su ether quotati negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti per 21,41 milioni di dollari. È la terza seduta consecutiva di uscite, anche se di circa il 64% inferiori a quelle del giorno prima. L’unico fondo in negativo è stato ETHA di BlackRock, con -44,83 milioni, mentre il FETH di Fidelity ha raccolto 18,78 milioni e il fondo ETH di Grayscale 3,62 milioni. Nel complesso gli ETF gestiscono 14,27 miliardi di dollari, circa il 4,95% della capitalizzazione di Ethereum. I dati di Farside Investors citati da CryptoDaily indicano uscite di 88,6 milioni il 26 ottobre e di 110,6 milioni il 22 ottobre.
L’offerta manda segnali di segno opposto. Un rapporto di Bitwise, citato da CryptoDaily, stima che a fine settembre fossero bloccati nello staking 43,8 milioni di ETH, quasi il 36% dell’offerta totale. Ad agosto la quota aveva già toccato il record di un terzo dell’offerta in staking. Secondo CryptoDaily, questa tendenza potrebbe ridurre la quantità di ETH «immediatamente disponibile per gli scambi». Il rendimento medio annualizzato dello staking è però sceso al 2,63% nel terzo trimestre, dal 2,81% del trimestre precedente.
I livelli tecnici osservati
Le ultime dieci chiusure di Yahoo Finance mostrano un calo graduale, dai 2’470,8 dollari del 21 ottobre agli attuali 2’317. Il prezzo si trova sotto la media mobile a 20 giorni (2’409 dollari) e sotto quella a 50 giorni (2’531), ma sopra la media a 200 giorni (2’159). L’RSI a 14 giorni (Relative Strength Index, un indicatore del momentum che va da 0 a 100) segna 35,5: sotto la soglia neutra di 50, ma non ancora nella zona di ipervenduto, sotto 30.
In uno scenario al rialzo, il primo test sarebbe il ritorno sopra la media a 20 giorni. Più in alto si trovano la media a 50 giorni e il massimo delle ultime venti sedute, a 2’576,6 dollari. Una ripresa potrebbe arrivare da un’inversione dei flussi degli ETF o da dati macro che riducano le attese di un rialzo dei tassi a dicembre. In uno scenario al ribasso, con i riscatti dagli ETF ancora in corso, la discesa sotto il minimo a 20 giorni, a 2’280,6 dollari, sposterebbe l’attenzione sull’area della media a 200 giorni. Come riferimenti di lungo periodo, negli ultimi dodici mesi ether ha oscillato tra 1’506,5 e 4’036 dollari.
Cosa cambia per chi investe in franchi
Chi investe dal Ticino o dai Grigioni deve fare i conti con due variabili: l’andamento di ether e il cambio tra dollaro e franco. Nelle ultime 24 ore il calo in franchi (-2,22%) è stato un po’ più marcato di quello in dollari (-2,04%), segno che anche il cambio ha pesato leggermente. Il -40% annuo è invece calcolato in dollari: in franchi il risultato può cambiare, a seconda di come si è mosso il cambio nello stesso periodo.
Sul piano fiscale, per i privati con domicilio in Svizzera le plusvalenze realizzate sul patrimonio privato sono di norma esenti. I premi di staking vanno invece dichiarati come reddito, e il patrimonio in criptovalute rientra nell’imposta sulla sostanza. L’approfondimento su staking e fisco in Svizzera spiega la distinzione nel dettaglio. Per chi fa staking conta quindi il rendimento al netto delle imposte, più del 2,63% lordo indicato da Bitwise.
Fino alla riunione della Fed dell’8-9 dicembre, i dati da seguire sono i flussi giornalieri degli ETF spot e la tenuta della media a 200 giorni, a 2’159 dollari.
Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio di investimento.
Fonti: Brave New Coin, TokenPost (dati SoSoValue), CryptoDaily (dati Farside Investors e Bitwise), Yahoo Finance, CoinGecko
Foto: Wikideas1, CC0, via Wikimedia Commons
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