Ethereum, un terzo dell’offerta è ora in staking: record al 34,4% (ma le rendite dei validatori sono ai minimi da tre anni)

Claudio Galli

10 Agosto 2026 - 11:09

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Oltre 42 milioni di ether sono bloccati per validare la rete, spinti dalle tesorerie aziendali e dal liquid staking. Cosa significa il rendimento in calo per chi mette in staking da un conto svizzero, e come lo tassa il fisco.

Ethereum, un terzo dell'offerta è ora in staking: record al 34,4% (ma le rendite dei validatori sono ai minimi da tre anni)

Più di un ether su tre è oggi fuori dal mercato. La quota di Ethereum bloccata in staking — il meccanismo con cui si vincolano token per validare le transazioni in cambio di una rendita — ha toccato il 34,4% dell’offerta totale, il livello più alto mai registrato da quando la rete è passata al italicoproof-of-stake/italico con il italicoMerge/italico del settembre 2022. In valore assoluto significa oltre 42 milioni di ether, per una capitalizzazione vicina ai 77 miliardi di dollari, sottratti alla parte di offerta immediatamente vendibile.

Perché il numero conta: meno ether pronti a essere venduti

Gli ether in staking non stanno su un exchange in attesa di essere liquidati: sono impegnati a garantire la sicurezza della rete e, di norma, restano fermi. Il totale dei token non cambia molto giorno per giorno, ma la fetta disponibile per lo scambio si assottiglia mano a mano che lo staking cresce. È un fattore che, sul lungo periodo, riduce la pressione ribassista — anche se, va detto subito, non ha impedito all’ether di arretrare pesantemente nel 2026, come avevamo documentato quando il prezzo è sceso sotto i 1’800 dollari.

Il principale acceleratore di questa corsa è il liquid staking: protocolli come Lido consentono di mettere in staking i propri ether ricevendo in cambio un token liquido, senza dover scegliere fra incassare la rendita e mantenere l’accesso al capitale. Prima servivano almeno 32 ether vincolati; oggi la soglia è di fatto azzerata, e la porta si è aperta sia ai piccoli risparmiatori sia agli investitori istituzionali.

Le tesorerie aziendali che tolgono ether dal mercato

A spingere il dato c’è soprattutto la domanda delle società quotate che accumulano ether in bilancio. Il caso più vistoso è quello di BitMine, che ha superato i 5,8 milioni di ether — circa il 4,8% dell’intera offerta in circolazione — per un valore di tesoreria attorno agli 11,8 miliardi di dollari, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al 5%. La quasi totalità di quei token è messa in staking per generare una rendita, sottraendoli così stabilmente al mercato. È il corrispettivo, sul fronte Ethereum, di ciò che diverse aziende fanno da anni con Bitcoin tenuto come riserva.

Il rovescio della medaglia: rendite dei validatori ai minimi da tre anni

Più capitale in staking non significa più guadagno per chi partecipa: significa il contrario. La ricompensa emessa dal protocollo è sostanzialmente fissa e va divisa fra un numero crescente di validatori. Il risultato è che il rendimento dei validatori è sceso ai minimi da tre anni, con un tasso lordo indicativo scivolato verso il basso della forbice storica del 2,8-3,5% annuo. Chi mette in staking oggi, insomma, contribuisce a una rete più sicura ma incassa meno di chi lo faceva un anno fa.

Resta poi un tema di concentrazione: se troppo ether confluisce in un ristretto gruppo di protocolli di liquid staking, i benefici di decentralizzazione del italicoproof-of-stake/italico rischiano di erodersi. È una delle ragioni per cui la stessa comunità di Ethereum discute da tempo l’ipotesi di un tetto alla partecipazione allo staking.

Cosa cambia per chi fa staking dalla Svizzera

Per il lettore che detiene ether da un conto svizzero il tema ha due risvolti concreti. Il primo è pratico: gli operatori vigilati dalla FINMA — l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari — come Sygnum, AMINA Bank e Bitcoin Suisse offrono custodia e staking di ether dentro un perimetro regolato. E la porta si è allargata anche alla clientela al dettaglio: da fine luglio, per esempio, BancaStato ha aperto alla negoziazione di quattro criptovalute, ether compreso, direttamente dall’e-banking con custodia affidata a Sygnum.

Il secondo risvolto è fiscale, e conviene ricordarlo proprio quando le rendite calano. In Svizzera le plusvalenze su cripto detenute nel patrimonio privato restano in linea di principio esenti da imposta sul reddito, ma le rendite da staking sono trattate come reddito imponibile: vanno dichiarate al valore di mercato nel momento dell’accredito e si sommano al reddito ordinario, oltre a rientrare nella sostanza al 31 dicembre. È la distinzione — che abbiamo spiegato nella guida al fisco cripto elvetico — fra il italicocomprare e rivendere/italico, che genera capitale esente per il privato, e il italicofar fruttare/italico i token, che genera reddito sempre tassato. Con un rendimento più basso, il peso fiscale relativo su ogni franco di rendita diventa una variabile in più da mettere nel conto.

I numeri da ricordare

  • Staking al 34,4% dell’offerta di ether: record da quando esiste il italicoproof-of-stake/italico (settembre 2022).
  • Oltre 42 milioni di ether vincolati, per circa 77 miliardi di dollari.
  • BitMine da sola detiene circa il 4,8% dell’offerta (5,8 milioni di ether, 11,8 miliardi di dollari di tesoreria).
  • Rendimento dei validatori ai minimi da tre anni, verso il basso della forbice 2,8-3,5% lordo.
  • In Svizzera: staking presso operatori vigilati FINMA; plusvalenze private esenti, rendite da staking imponibili.

Per il valore aggiornato dell’ether restano i riferimenti abituali: le quotazioni cripto in tempo reale e i dati di mercato di CoinGecko. italicoLe quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio di investimento./italico

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