Da martedì lo sbarramento di Ponte Tresa riversa verso il Verbano 8 metri cubi d’acqua al secondo, contro i 3 abituali. Il Cantone rassicura: «Impatto sostenibile». Ecco cosa cambia per il lago, per le dighe idroelettriche e per chi vive sulle rive.
Il Lago di Lugano cede acqua all’Italia. Da martedì 11.08.2026 lo sbarramento di Ponte Tresa lascia defluire verso il Verbano 8 metri cubi al secondo, contro i 3 metri cubi abituali: un rilascio più che raddoppiato che comporterà un abbassamento di circa 10 centimetri del Ceresio. L’obiettivo è alimentare le risaie a secco del Novarese e della Lomellina, dove la siccità ha ridotto ai minimi le riserve. La misura è stata decisa dal Dipartimento del territorio dopo un incontro d’urgenza fra Svizzera e Italia, sollecitato dalla Regione Piemonte.
A tranquillizzare chi vive sul lago è Laurent Filippini, capo dell’Ufficio dei corsi d’acqua del Canton Ticino. «Siamo un po’ sotto la media, è chiaro, perché viviamo anche noi la carenza di precipitazioni. Ma il livello del Ceresio è rimasto in una fascia di normalità», ha spiegato al programma italicoIl Quotidianoitalico della RSI. La gestione parsimoniosa dell’acqua durante luglio e all’inizio di agosto, ha aggiunto, permette ora questo travaso «senza creare scompensi per gli utenti delle rive e nemmeno per l’ecosistema».
Cosa cambia per il Ceresio e per chi vive sul lago
Dieci centimetri in meno non sono un dettaglio per pontili, ormeggi e attività balneari, ma restano — assicura il Cantone — dentro i valori di guardia. Non è la prima volta che il bacino luganese soffre: nelle estati più secche degli ultimi anni i laghi ticinesi erano già scesi ai minimi storici, e il Luganese ha conosciuto un pesante deficit idrico misurato in centinaia di millimetri di pioggia mancata.
La regolazione, comunque, non è un gesto improvvisato: il Lago di Lugano è regolato dalla Svizzera dal 1963 e ogni rilascio segue regole precise. L’acqua scende lungo la Tresa fino al Lago Maggiore; da lì, alle prese di Sesto Calende, viene captata per l’irrigazione della Pianura Padana.
Perché il Ticino apre le paratie verso l’Italia
La risposta sta in una parola: vasi comunicanti. Il livello del Lago di Lugano è gestito dalla Confederazione, quello del Lago Maggiore dall’Italia, ma ciò che accade a monte si sente a valle. Con il Po ai minimi storici e i grandi laghi prealpini usati come ultima riserva, la collaborazione transfrontaliera diventa decisiva. «Le acque sono condivise, non di una nazione o di un’altra. Occorre lavorare assieme», ha sottolineato Filippini.
Per il lettore ticinese la posta in gioco è concreta: la stessa siccità che spinge il Cantone a cedere acqua all’Italia mette in sofferenza anche l’agricoltura di casa nostra, con danni che a livello svizzero il settore stima in oltre 19 milioni di franchi.
Il nodo energia: dighe idroelettriche molto basse
C’è un secondo fronte, meno visibile ma economicamente pesante. Le dighe idroelettriche ticinesi, ha ricordato Filippini, «in questa stagione sono in fase di riempimento e sono molto basse rispetto alla media». Bacini poco pieni significano meno acqua turbinabile e, potenzialmente, meno produzione di energia nei mesi in cui la Confederazione punta proprio sull’idroelettrico. È un tassello del più ampio conto che il clima presenta all’economia svizzera.
Cosa succede ora
Il travaso non è a tempo indeterminato. Tra dieci giorni il Cantone farà il punto della situazione: «Abbiamo ancora un po’ di margine, ma non possiamo mettere in sofferenza il Ceresio. Staremo attenti», ha chiarito il responsabile dei corsi d’acqua. In altre parole, se la pioggia continuerà a mancare, il rilascio potrà essere rivisto.
Chi vive sulle rive o utilizza il lago per lavoro o svago può seguire l’evoluzione dei livelli e delle misure sul sito del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino, che coordina la regolazione dello sbarramento di Ponte Tresa.
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