Salari fermi dal 2016 e cassa malati che pesa oltre il 10%: la forbice svizzera si riallarga e il ceto medio è tra i più spremuti

Claudio Galli

26 Luglio 2026 - 10:11

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Il nuovo rapporto sulla distribuzione dei redditi dell’Unione sindacale svizzera mostra che i redditi disponibili bassi e medi sono scesi tra il 2016 e il 2025, mentre lo 0,1% più ricco ha guadagnato oltre 6’500 franchi in più al mese. Ecco cosa cambia davvero per chi vive e lavora in Ticino.

Salari fermi dal 2016 e cassa malati che pesa oltre il 10%: la forbice svizzera si riallarga e il ceto medio è tra i più spremuti

Chi in Svizzera guadagna poco o quanto basta ha oggi un reddito disponibile più basso di quello che aveva nel 2016. Non è una sensazione: lo certifica il nuovo rapporto sulla distribuzione dei redditi dell’Unione sindacale svizzera (USS), la maggiore federazione sindacale del Paese, ripreso in questi giorni dalla stampa svizzero-tedesca e romanda. Il quadro è quello di una forbice salariale che torna ad allargarsi dopo un decennio in cui si era mossa poco.

Cosa dice il rapporto USS

Il dato centrale riguarda i salari reali, cioè al netto dell’inflazione. Nei circa otto anni fino al 2026 i salari medi reali sono rimasti fermi. È un’inversione rispetto al periodo 2006-2016, quando — nonostante la crisi finanziaria — crescevano in media dello 0,9% l’anno.

A muoversi, invece, è stata la parte alta della piramide. Secondo il rapporto, i redditi mensili disponibili delle persone con salari bassi e medi sono calati tra il 2016 e il 2025, mentre per lo 0,1% più ricco sono aumentati di oltre 6’500 franchi al mese. In altre parole: il ceto medio è rimasto al palo, i redditi più modesti hanno perso terreno, i più abbienti hanno accelerato.

C’è poi la dimensione di genere. Metà delle donne in Svizzera guadagna meno di 5’000 franchi lordi al mese, contro un salario mediano maschile di circa 7’000 franchi. La perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni ha colpito quindi in modo particolare le lavoratrici.

«La Svizzera è diventata meno sociale», sintetizza l’USS nel presentare lo studio.

Perché in Ticino la stretta si sente di più

Il rapporto è nazionale, ma la sua lettura ticinese è immediata. In Ticino i salari sono storicamente più bassi della media svizzera, mentre il costo della vita e — soprattutto — i premi di cassa malati sono tra i più pesanti sul reddito familiare. Il ceto medio del Cantone si colloca quindi in pieno nella fascia che il rapporto descrive come la più spremuta: quella che non beneficia degli aumenti dei redditi alti ma subisce per intero l’aumento delle spese fisse.

Basta guardare a quanto serve oggi per arrivare a fine mese al Sud delle Alpi: le nostre stime su quanto costa vivere a Lugano mostrano come, tra affitto, cassa malati e spesa quotidiana, il margine per una famiglia media si sia assottigliato proprio nel periodo analizzato dall’USS.

Il peso dei premi e dei tagli fiscali

Il rapporto punta il dito su due fattori che spiegano perché il reddito disponibile scenda anche quando lo stipendio lordo non cala.

Il primo è la cassa malati, l’assicurazione sanitaria obbligatoria (LAMal). Per una famiglia con due figli e un reddito medio, nei dieci cantoni più grandi i premi arrivano a pesare — pur al netto dei sussidi — oltre il 10% del reddito lordo. È lo stesso meccanismo che abbiamo raccontato analizzando la stangata del 7,1% sui premi 2026: un rincaro che corre più veloce di salari e inflazione e che erode il portafoglio a prescindere dallo stipendio.

Il secondo fattore, secondo l’USS, sono i tagli fiscali decisi da diversi cantoni a partire dal 2024, che avrebbero avvantaggiato soprattutto i redditi più alti, allargando ancora la forbice.

La controvoce

La lettura del sindacato non è l’unica. Il centro studi liberale Avenir Suisse e parte della stampa economica svizzero-tedesca contestano il metodo del rapporto: guardando alla disuguaglianza dopo la redistribuzione — cioè dopo imposte, sussidi e prestazioni sociali — l’indice resterebbe sostanzialmente stabile e più contenuto che in gran parte d’Europa. Il nodo, insomma, è se misurare le disparità sui redditi di mercato o su quelli effettivamente disponibili in tasca dopo l’intervento dello Stato sociale.

Cosa può fare il lettore

Al di là del dibattito statistico, per una famiglia ticinese la leva più concreta resta la riduzione individuale dei premi (RIP): molti nuclei che ne avrebbero diritto non presentano domanda. Vale la pena verificare se si ha diritto al sussidio di cassa malati presso il proprio Cantone, perché è lì che si recupera una quota importante di quel 10% che pesa sul bilancio.

Sul fronte salariale, l’appuntamento è alle trattative d’autunno: l’USS chiederà aumenti reali proprio per il ceto medio e i redditi bassi, i più penalizzati dagli ultimi otto anni.

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