Per ora lettere, pacchi e pagamenti restano garantiti almeno cinque giorni su sette. Ma la revisione introduce dei «valori soglia» che dal 2030 potranno far scattare una riduzione dell’offerta: ecco perché valli e sportelli del Cantone sono i più esposti.
Il 24 giugno 2026 il Consiglio federale ha messo in consultazione la revisione parziale della legge sulle poste (LPO) e della legge sull’organizzazione della Posta (LOP). La procedura resta aperta fino al 15 ottobre 2026 e prepara il servizio universale che La Posta dovrà garantire a partire dal 2030. Dietro il linguaggio tecnico c’è un fatto che tocca da vicino chi vive nelle valli e nei piccoli Comuni del Ticino: per la prima volta la legge fisserà nero su bianco le condizioni alle quali l’offerta postale potrà essere ridotta.
Il punto di partenza sono due numeri che spiegano la mossa della Confederazione: negli ultimi dieci anni il volume delle lettere è sceso di un terzo e i pagamenti in contanti allo sportello sono crollati di due terzi. Il Governo ne prende atto e vuole dare alla Posta margini di manovra senza, dice, smantellare il servizio di base.
Cosa cambia (e cosa no) da subito
La prima rassicurazione è che nell’immediato non cambia nulla. La portata e la qualità del servizio universale restano quelle di oggi, e La Posta dovrà continuare a finanziarle in modo autonomo, senza sussidi. In concreto, il servizio universale comprende oggi:
- l’accettazione, il trasporto e il recapito di lettere fino a 1 kg e pacchi fino a 20 kg, in Svizzera e all’estero;
- la consegna di giornali e riviste in abbonamento;
- il recapito garantito almeno cinque giorni su sette (sei per i quotidiani in abbonamento);
- i servizi del traffico dei pagamenti, assicurati tramite PostFinance e la rete degli sportelli.
A questo si aggiunge la lettera digitale, entrata a far parte del servizio di base il 1° aprile 2026 e che la revisione iscrive ora anche nella legge, non più solo nell’ordinanza.
La vera novità: il meccanismo dei «valori soglia»
Il cuore politico della riforma è un meccanismo nuovo. La legge fisserà una portata minima di prestazioni che La Posta dovrà offrire in ogni caso. Ma stabilirà anche dei valori soglia: se la domanda di lettere, pacchi, giornali o servizi di pagamento scende sotto quelle soglie, La Posta potrà chiedere al DATEC – il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni – di adeguare il proprio mandato. A quel punto sarà il Consiglio federale a decidere se e come ridurre il servizio universale, tenendo conto anche degli aspetti regionali e delle esigenze di popolazione e imprese.
È qui che si gioca la partita. Il principio della portata minima protegge il cittadino; la possibilità di chiedere adeguamenti al calare della domanda apre invece, in prospettiva, la porta a un’offerta più sottile dove i volumi sono bassi. Non è un caso che le critiche siano arrivate subito: «Rösti vuole affamare e smantellare gradualmente la Posta», ha titolato Ticinonline riportando le obiezioni della sinistra e dei sindacati, preoccupati che il meccanismo finisca per penalizzare le regioni periferiche.
Perché il Ticino è tra i più esposti
La domanda da farsi è semplice: dove i volumi sono già oggi più bassi? Nelle valli e nei piccoli centri. Il Cantone conosce bene il fenomeno della rete postale che si assottiglia: lo abbiamo raccontato anche quando La Posta ha spento le sue insegne luminose, Cadenazzo compresa, segnale concreto di una presenza fisica in contrazione. In aree come la Vallemaggia, l’Onsernone, la Verzasca, la Leventina o la Valle di Blenio, lo sportello postale non è soltanto il luogo dove si spedisce un pacco: per molte persone anziane è anche il punto in cui si pagano le fatture e si ritira il contante, là dove le alternative digitali o bancarie sono più rare.
Proprio sul fronte dei pagamenti il margine di manovra è già ampio: il calo dei versamenti in contanti spinge da tempo verso lo smartphone e l’home banking, come mostra la concorrenza delle app messa in luce dallo studio Moneyland sulle migliori banche in Svizzera. Per chi quella transizione non l’ha fatta, però, il rischio è restare scoperto. Le sfide di tenuta del servizio sono del resto le stesse che il CEO del gruppo aveva messo in fila parlando del futuro della Posta Svizzera.
La seconda riforma: paletti alle attività collaterali
La revisione della legge sull’organizzazione della Posta guarda invece nell’altra direzione: non a quello che La Posta deve garantire, ma a quello che le è permesso fare oltre il servizio universale. Negli ultimi anni il gruppo ha esteso le attività in settori lontani dal recapito, suscitando malcontento in Parlamento e tra le imprese private. Il testo precisa quindi che le attività collaterali dovranno avere «uno stretto legame» con quella principale ed esserle subordinate, e introduce l’obbligo per La Posta di sottoporre le acquisizioni più importanti alla PostCom, la Commissione federale delle poste, per ottenerne l’autorizzazione.
Cosa puoi fare adesso
La consultazione non è un passaggio riservato agli addetti ai lavori: fino al 15 ottobre 2026 Cantoni, Comuni, associazioni e cittadini possono far pervenire la propria posizione, ed è la fase in cui il peso delle regioni periferiche può ancora incidere sulla definizione delle soglie e della portata minima. Chi vuole capire la posta in gioco trova i documenti sul portale della Confederazione, mentre i dettagli del progetto sono illustrati dalla Posta sul proprio sito. La regola d’oro, in attesa del 2030, resta la stessa: dove lo sportello è ancora una necessità quotidiana, conviene farlo sapere per tempo.
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