Lugano, dopo Bally chiude anche Gucci in Via Nassa: la terza serranda del lusso in pochi mesi (e chi potrebbe arrivare)

Claudio Galli

3 Agosto 2026 - 07:13

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Serrande abbassate al civico 2, a fianco dell’ex Bally. Con l’addio di Gucci si riaccende il dibattito sull’attrattiva della via dello shopping luganese: ecco cosa è successo, perché e cosa può cambiare per chi lavora e compra in centro.

Lugano, dopo Bally chiude anche Gucci in Via Nassa: la terza serranda del lusso in pochi mesi (e chi potrebbe arrivare)

LUGANO – La boutique di Gucci in Via Nassa 2, a Lugano, ha cessato definitivamente l’attività. Serrande abbassate, lavori di smantellamento all’interno e, sulla scheda Google del punto vendita, la dicitura «chiuso definitivamente». La chiusura, annunciata dal marchio fiorentino ai clienti via mailing list «entro fine luglio», arriva a pochi passi – e a pochi mesi di distanza – da quella di Bally, che a fine maggio aveva a sua volta serrato il negozio luganese proprio accanto, al civico adiacente.

È la terza insegna di pregio a sparire dalla via in poco più di un anno. Un segnale che va oltre la singola vetrina e che tocca da vicino l’immagine commerciale di Lugano, storicamente costruita attorno al «salotto» dello shopping di lusso.

Non solo Gucci: la catena di chiusure in Via Nassa

La sequenza è fitta e vale la pena ricostruirla, perché aiuta a capire di cosa si sta parlando:

  • Gucci, Via Nassa 2: chiusura definitiva del negozio annunciata a fine luglio 2026. Già a maggio 2025 il marchio aveva smantellato il proprio outlet al FoxTown di Mendrisio.
  • Bally, Via Nassa: negozio chiuso a fine maggio 2026. Il gruppo elvetico, acquisito nell’agosto 2024 dal fondo statunitense Regent LP, ha chiuso dopo 175 anni la produzione di scarpe in Svizzera (lo stabilimento di Caslano) ed è finito in moratoria concordataria, con debiti stimati dal sindacato OCST attorno ai 20 milioni di franchi.
  • Gübelin, Via Nassa 27: la maison di orologi e gioielli ha chiuso la boutique luganese a fine marzo 2026, rinviando i clienti agli altri negozi svizzeri di Zurigo, Lucerna, St. Moritz e Ginevra.

A queste si sommano, negli anni recenti, la chiusura di diversi punti vendita del lusso anche in altre città della Confederazione: per Bally sono state serrate le filiali di Lucerna, Basilea, Losanna e Ginevra.

Perché chiudono: la crisi del lusso e i consumi che cambiano

Le ragioni sono in parte globali e in parte locali. Sul fronte internazionale, il settore del lusso attraversa una fase di raffreddamento dopo anni di corsa: alcuni marchi hanno raggiunto una saturazione di negozi e non registrano più i volumi di un decennio fa. È cambiato anche il modo di spendere: il cliente è più selettivo, l’online pesa di più e le vetrine fisiche di pregio, molto costose da mantenere, rendono meno.

Sul fronte locale, il commercio al dettaglio ticinese si muove in un contesto già delicato. Il mercato del lavoro cantonale si sta raffreddando più in fretta che nel resto della Svizzera – con arretramenti concentrati proprio in commercio e industria – come mostrano i recenti tagli occupazionali nel Luganese. Meno vetrine di richiamo significano anche meno passaggio pedonale, un circolo che diversi commercianti della zona conoscono bene.

«Non è un verdetto su Lugano»: la posizione dell’Associazione Via Nassa

Il presidente dell’Associazione Via Nassa, Roberto Mazzantini, invita a non drammatizzare. «Perdere insegne come Bally e Gucci rappresenta un dispiacere e una perdita significativa per la via», ammette. «Sarebbe però altrettanto sbagliato trasformare due vicende aziendali diverse, entrambe inserite in strategie internazionali, in una diagnosi definitiva sul futuro di Via Nassa».

Un segnale in controtendenza c’è già: secondo Mazzantini, gli spazi lasciati liberi da Gucci hanno attirato l’interesse di un nuovo operatore internazionale, attivo in un settore diverso dalla moda. «È ancora troppo presto per fornire dettagli, e una manifestazione di interesse non equivale a un contratto concluso», precisa. «Resta però un segnale significativo: un locale prestigioso che si libera in Via Nassa attrae immediatamente l’attenzione di operatori internazionali».

Cosa cambia per chi lavora e per chi compra

Per i clienti, l’assortimento del lusso in centro si assottiglia: chi cerca alcuni marchi dovrà rivolgersi agli store online o alle piazze di Zurigo e Milano. Per chi lavora nel commercio luganese, le chiusure a catena sono un tema da seguire con attenzione, anche in ottica di tutele: chi perde il posto ha diritto a iscriversi alla cassa di disoccupazione e ai servizi di ricollocamento cantonali. Il futuro di Via Nassa, intanto, si gioca sulla capacità di attrarre nuove attività – non necessariamente di moda – capaci di riportare passaggio e vita nella via anche di sera.

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