Il gasolio per autotrazione è salito di oltre il 30% dall’inizio dell’anno per il fermo della raffineria di Cressier e il Reno in secca. L’Astag scrive alla consigliera federale Karin Keller-Sutter, la deputazione ticinese valuta un intervento: ecco cosa rischia di pesare su famiglie e imprese.
Il prezzo del gasolio per autotrazione ha toccato in Svizzera i 2,41 franchi al litro, un record che supera quello del 2022 (2,30 CHF), mentre la benzina senza piombo 95 è arrivata a 2,10 franchi e la 98 ottani a 2,21 franchi. Dall’inizio dell’anno il diesel è aumentato di oltre il 30%, un rincaro che in Ticino - dove gran parte delle merci viaggia su strada - rischia di riversarsi sui prezzi finali di alimentari, farmaci e materiali edili.
Perché benzina e diesel sono così cari
Dietro l’impennata ci sono più fattori che si sommano:
- il fermo per due settimane della raffineria di Cressier, che copre circa il 30% del fabbisogno nazionale di carburanti;
- il livello del Reno troppo basso per caricare le chiatte a pieno regime: il trasporto tra Rotterdam e Basilea è salito a oltre 220 CHF a tonnellata, contro i 22-28 CHF abituali;
- le difficoltà di alcune raffinerie internazionali legate al conflitto in Medio Oriente;
- l’apertura delle scorte obbligatorie: dall’8 al 20 settembre la Confederazione ha autorizzato l’immissione sul mercato di fino a 30’000 metri cubi di benzina e altrettanti di diesel.
L’Astag scrive a Berna
In Ticino, dove gran parte delle merci viaggia su strada, l’aumento dei costi di trasporto rischia di trasferirsi sui prezzi finali di alimentari, farmaci, materiali edili e altri beni di consumo. È per questo che l’Astag, l’Associazione svizzera dei trasportatori stradali, ha scritto alla consigliera federale Karin Keller-Sutter chiedendo un intervento della Confederazione. Tra le proposte figurano crediti d’imposta sul carburante e sgravi temporanei su tasse e tariffe che gravano su ogni litro venduto.
Cosa dice la deputazione ticinese
Il tema è arrivato anche sui tavoli della deputazione ticinese alle Camere federali. Per il consigliere agli Stati Fabio Regazzi, l’aumento dei costi di trasporto rischia di alimentare una nuova spirale inflazionistica, con conseguenze dirette sul potere d’acquisto delle famiglie: «Bisogna intervenire sulle sovrattasse, sulle tasse che vanno a colpire ogni litro di carburante».
Più cauto Bruno Storni, presidente della deputazione ticinese a Berna, che ricorda come misure simili fossero già state discusse nel 2022 senza un’attuazione rapida: «Bisognerebbe attuare qualcosa di speciale. Di certo il rincaro è una bella botta». Berna, d’altronde, ha finora mostrato scarsa disponibilità a intervenire direttamente sui prezzi dei carburanti. La questione dovrebbe tornare al centro di una riunione della deputazione già la prossima settimana, con la possibilità - non esclusa da Regazzi - di nuovi interventi parlamentari se il rincaro dovesse proseguire.
Cosa può fare fin da subito chi guida o trasporta in Ticino
In attesa di eventuali decisioni a Berna, per limitare l’impatto sul portafoglio restano soprattutto le strategie individuali:
- confrontare i prezzi tra distributori con un comparatore aggiornato, dato che tra una stazione di servizio e l’altra le differenze restano marcate;
- valutare se, con il rincaro in corso, rifornirsi nella fascia di confine torni a convenire rispetto a fare il pieno in Ticino;
- tenere sotto controllo l’andamento dei prezzi sulla scheda aggiornata di moneymag.ch, utile anche per chi deve programmare spostamenti o trasporti nelle prossime settimane;
- per chi valuta un cambio di veicolo, ricordare che il rincaro pesa anche sul costo chilometrico dell’automobile complessivo, non solo sul prezzo al distributore.
Se il fermo di Cressier e la siccità sul Reno dovessero prolungarsi, il rischio concreto è che il rincaro smetta di essere un fastidio temporaneo per diventare un problema strutturale sui listini di trasportatori, negozianti e famiglie ticinesi.
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