Petrolio ai massimi dal 2018, cosa si nasconde dietro?

Gabriele Stentella

3 Giugno 2021 - 11:32

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Il prezzo del greggio supera i 70$ al barile e segna il nuovo massimo da tre anni a questa parte. Cosa ha contribuito a determinare questo rally? La crescita del petrolio sarà frenata a breve?

Le quotazioni del petrolio sono volate verso nuovi massimi da ottobre 2018. Sembra infatti che negli Stati Uniti si sia registrato un forte calo nelle scorte, che hanno avuto come effetto naturale un rafforzamento della domanda.

Tuttavia dietro alla forte impennata delle quotazioni dell’Oro nero si celano anche molte altre ragioni, che andremo ora ad analizzare più nel dettaglio.

Petrolio ai massimi dal 2018: a cosa è dovuta la corsa del greggio?

I Future newyorkesi sul petrolio sono aumentati di oltre il 4% fino a superare quota 70$, mentre le quotazioni del Brent sono persino balzate a 72$ al barile, salvo poi ridimensionarsi. Alla luce di questi importanti risultati sono molti gli analisti che prevedono una possibile nuova corsa del petrolio fino a quota 80$ al barile.

Anche molti paesi produttori sembrano concordare sulla possibilità di vedere crescere ancora di più le quotazioni dell’Oro nero. Stando infatti al parere dell’OPEC, nella seconda metà del 2021 la domanda di petrolio supererà di gran lunga l’offerta, attestandosi sui 99,8 barili di petrolio giornalieri. Di contro, i barili disponibili potrebbero non superare i 97 milioni giornalieri.

Un freno a questa corsa al rialzo potrebbe però venire sia dagli USA che dalla Cina. Entrambe le nazioni sono infatti tra i primi consumatori mondiali di carburante, e in particolare negli USA si attende una rande impennata del fabbisogno di carburante entro settembre.

Sempre dagli USA è arrivata la notizie della sospensione delle trivellazioni in alcune aree protette dell’Alaska per volere dell’Amministrazione Biden. Questa decisione è costata circa 5 milioni di barili di petrolio in meno nell’arco di una settimana.

Che ruolo potrebbe avere l’Iran sulle future quotazioni del greggio?

Alla luce della situazione attuale, con l’OPEC che ha anche comunicato nuovi piani di allentamento nei confronti dell’offerta, tornano a farsi strada anche le ipotesi relative all’Iran e alla sua politica controcorrente nei confronti del petrolio.

Sembrerebbe infatti che il governo di Teheran sia disposto ad aumentare le esportazioni di greggio di oltre 500.000 barili giornalieri. Questa possibilità si aprirebbe qualora l’Amministrazione Biden dovesse optare per la rimozione di alcune delle sanzioni che avevano colpito il paese mediorientale durante la presidenza di Donald Trump.

Alla data attuale Iran e Stati Uniti non sembrano essere ancora vicini a una nuova intesa sulla rimozione delle sanzioni. Teheran ha infatti ripreso in mano le politiche per il rafforzamento del proprio programma nucleare, fatto che ha nuovamente rappresentato una fonte di divergenza tra i due stati.

Non rimanere che attendere i futuri sviluppi delle relazioni diplomatiche tra questi due paesi.

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