Poco più di cent’anni fa qui si voleva rifare il mondo a colpi di verdure, sole e nudità. Oggi è un museo, un albergo storico e un centro congressi affacciato sul Lago Maggiore: vi raccontiamo la storia più strana del Ticino, cosa si visita, quanto si paga e come ci si arriva.
Sopra i tetti di Ascona, a poco più di trecento metri di quota, c’è una collina che un secolo fa è stata teatro di uno degli esperimenti più eccentrici d’Europa. La chiamarono Monte Verità, la «montagna della verità», e per qualche decennio è stata il rifugio di chi voleva voltare le spalle alla società industriale: vegetariani convinti, teosofi, anarchici, artisti e ballerini scalzi. Oggi quella stessa collina è un complesso museale, un albergo in stile Bauhaus e un centro congressi, ed è uno dei posti più affascinanti — e meno banali — da visitare in una giornata sul Lago Maggiore.
Se cercate un’idea diversa dal solito lido o dalla solita gita in battello, e magari volete abbinarla a un po’ di storia e di architettura, Monte Verità è la meta giusta per fine estate. Vi diciamo tutto: cosa si vede, cosa costa e perché a pagare il conto, oggi, è in buona parte il Cantone.
Cent’anni fa, qui si voleva rifare il mondo
Tutto comincia nel 1900, quando un gruppo guidato dal giovane industriale belga Henri Oedenkoven e dalla pianista tedesca Ida Hofmann acquista la collina e vi fonda una cooperativa vegetariana. L’idea è radicale per l’epoca: vita all’aria aperta, bagni di sole, lavoro della terra, niente carne, niente alcol, niente delle convenzioni borghesi di fine Ottocento. In pochi anni la voce si sparge e sul Monte Verità arriva una fauna di intellettuali e ribelli soprattutto dall’Europa del Nord.
Ci passano scrittori, psicanalisti, pittori e anarchici; ci nasce, negli anni Dieci, la scuola di danza del riformatore Rudolf von Laban, che porta quassù i corpi in movimento e le prime avanguardie. È un laboratorio di utopie che anticipa mezzo secolo di controcultura: dai vegetariani agli hippie il passo, visto da qui, è più breve di quanto sembri. Quella stagione lasciò un segno tale che nel 1978 il celebre curatore Harald Szeemann la trasformò in una mostra rimasta storica.
Casa Anatta e il museo che è un’opera d’arte
Il cuore della visita è Casa Anatta, la suggestiva costruzione in legno del 1904 con gli angoli arrotondati e il tetto ampio, essa stessa un pezzo d’architettura. Dal 1981 ospita il museo della collina e, dopo un importante restauro, custodisce l’esposizione permanente italic«Monte Verità. Le mammelle della verità»italic, l’allestimento firmato da Harald Szeemann nel 1978 e trattato non come una semplice mostra ma come un’installazione artistica a tutti gli effetti.
Attorno a Casa Anatta si distribuisce il resto del complesso: Casa Selma, una minuscola casa di luce e aria a ingresso libero; il Padiglione Elisarion, con la grande tela circolare di Elisàr von Kupffer; e la Casa dei Russi, aperta durante le esposizioni temporanee. Il tutto immerso in un parco con piante esotiche e una vista aperta sul Lago Maggiore che, da sola, vale la salita. Chi ama i musei fuori dagli schemi può abbinare la visita ad altri musei tematici del Cantone, dal Museo del vino a quello delle dogane.
Dormire dentro un monumento Bauhaus
La seconda anima del Monte Verità è alberghiera, ed è altrettanto particolare. Nel 1927 il barone e collezionista d’arte Eduard von der Heydt, nuovo proprietario della collina, fece costruire un albergo in puro stile Bauhaus su progetto dell’architetto Emil Fahrenkamp: linee nette, terrazze, luce. Rinnovato nel 2008, oggi è un hotel a quattro stelle che fa parte degli Swiss Historic Hotels ed è stato premiato come «hotel storico dell’anno» 2013 dal comitato internazionale ICOMOS.
Il complesso alberghiero conta in tutto 86 posti letto distribuiti tra l’albergo Bauhaus, la Villa Semiramis in stile Art Nouveau e le case Monescia, Gioia e Marta, tutte dentro il parco. C’è un ristorante con terrazza panoramica ed è possibile dormire, letteralmente, dentro un pezzo di storia dell’architettura del Novecento: un’esperienza che poche altre destinazioni ticinesi possono offrire.
Quanto costa la visita (e chi paga per il Monte)
Ed eccoci alla parte che ci riguarda più da vicino. Entrare a Casa Anatta costa poco: il museo è aperto dal 19 marzo all’8 novembre e i prezzi sono tra i più abbordabili del Cantone.
- Biglietto intero Casa Anatta: 12.00 CHF
- Ridotto (beneficiari AVS/AI, over 65, studenti 17-25, gruppi): 8.00 CHF
- Padiglione Elisarion: 5.00 CHF
- Entrata combinata Casa Anatta + Elisarion: 15.00 CHF
- Casa Selma: entrata libera
- Under 16, Passaporto Musei Svizzeri, Swiss Travel Pass e soci Raiffeisen: gratis
Chi ha il Ticino Ticket — la carta che turisti e ospiti degli alberghi ricevono per muoversi sui mezzi pubblici del Cantone — ottiene inoltre il 20% di sconto sull’ingresso. Ci si arriva facilmente: in automobile con parcheggi gratuiti a due passi, oppure in taxi dalla stazione di Locarno, circa 15 minuti per una trentina di franchi. Volendo, si sale anche a piedi dal centro di Ascona in una ventina di minuti di passeggiata.
Ma il dato più interessante è un altro, e spiega perché questo luogo sta in piedi. Il barone von der Heydt, negli anni Cinquanta, lasciò l’intera collina in eredità al Cantone Ticino: da allora Monte Verità è di fatto un bene pubblico. Alla fine degli anni Ottanta è stato trasformato in centro congressi grazie alla partnership con il Politecnico federale di Zurigo (ETH), che qui organizza i «Congressi Stefano Franscini», i suoi convegni scientifici. A gestire il tutto è la Fondazione Monte Verità: museo, albergo, ristorante e sale conferenze convivono così sotto un ombrello che tiene insieme cultura e sostenibilità economica. In altre parole, la vecchia utopia dei vegetariani oggi si mantiene facendo dormire manager e scienziati — un lieto fine che i fondatori, forse, non avrebbero immaginato.
Volendo, la gita si allunga senza fatica: in basso c’è il Lido di Ascona, una delle spiagge più grandi della Svizzera, e d’estate il lungolago è animato dai grandi festival musicali della regione, in gran parte a ingresso gratuito. Cultura, lago e un pizzico di storia stramba: difficile chiedere di più a una collina.
Ci siete già stati? Avete un angolo del Ticino «da scoprire» che secondo voi meritiamo di raccontare? Scriveteci a [email protected]: le segnalazioni migliori finiranno nelle prossime guide.
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