La Camera dei Cantoni ha approvato 42 a 1 l’esenzione totale delle mance da imposte e contributi AVS. Per chi lavora in sala in Ticino significa più soldi netti subito, ma anche meno rendita domani — e la partita ora passa al Consiglio nazionale.
Il Consiglio degli Stati ha deciso: le mance lasciate ai camerieri non devono essere toccate né dal fisco né dall’AVS. La Camera dei Cantoni ha approvato con 42 voti a 1 (e un’astensione) una mozione del centrista vallesano Beat Rieder che chiede di tenere le mance del personale di sala completamente fuori dal reddito imponibile e dalla base di calcolo dei contributi sociali, anche quando rappresentano una parte consistente della paga. Per la Confederazione significa rinunciare a un gettito stimato fra i 20 e i 50 milioni di franchi all’anno.
La questione non è teorica e tocca da vicino il Ticino, dove la ristorazione e l’albergheria sono un pilastro dell’economia e dell’occupazione, frontalieri compresi. Fino a poco tempo fa quasi nessun dipendente dichiarava le mance, e su quelle somme non si versavano contributi AVS (il primo pilastro, l’assicurazione che paga le rendite di vecchiaia). Con la diffusione dei pagamenti digitali e dei terminali POS, però, la mancia lasciata con la carta è diventata tracciabile: da qui il tentativo, partito dal versante federale, di portarla — almeno nella forma elettronica — dentro il perimetro di imposte e contributi.
Cosa cambia per chi lavora in sala
A far scattare la reazione è stato proprio il timore che la mancia digitale finisse trattata come un normale salario. La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, responsabile degli affari sociali, aveva ipotizzato di prelevare l’AVS sulle mance pagate elettronicamente per dare ossigeno al primo pilastro. Il Consiglio degli Stati ha però sbarrato la strada, e nelle linee guida della riforma AVS 2030 l’idea è stata accantonata.
Per il personale di sala l’effetto immediato è positivo: più denaro netto in tasca, senza trattenute. Ma c’è un rovescio della medaglia che conviene tenere a mente. Le mance che restano fuori dalla busta paga non generano contributi AVS e quindi non fanno crescere la futura rendita: chi incassa una quota importante del proprio reddito in mance accumula meno diritti previdenziali. Vale la pena capire come si calcola lo stipendio netto in Svizzera e quanto pesano i contributi sociali, anche per valutare la propria posizione di lungo periodo.
Il tema arriva inoltre in un momento delicato per il settore: in Ticino i ristoranti faticano già a trovare camerieri, e la prospettiva di mance interamente nette diventa anche un argomento per rendere il mestiere più attrattivo.
Le due obiezioni degli esperti
La decisione, però, è tutt’altro che blindata. Diversi giuristi specializzati in diritto del lavoro hanno criticato la mozione sulle colonne della NZZ, il quotidiano economico di Zurigo, sollevando due obiezioni di sostanza.
La prima riguarda il rischio di abuso: se una fetta di salario può essere riclassificata come mancia esentasse, nasce l’incentivo a gonfiare quella voce. L’esempio citato è semplice: invece di fatturare 100 franchi, un esercizio potrebbe addebitarne 60 e far figurare i restanti 40 come mancia. Le mance, avvertono gli esperti, rischiano così di trasformarsi in «un veicolo per il denaro nero».
La seconda obiezione è di principio: perché esentare le mance dei camerieri e non quelle di altre categorie, dall’artigiano al parrucchiere? Trattare in modo diverso redditi simili, sostengono i critici, urta contro il principio di parità di trattamento iscritto nella Costituzione federale.
Cosa succede adesso
La partita non è chiusa. La mozione passa ora al Consiglio nazionale, dove è in sospeso una proposta analoga del centrista ginevrino Vincent Maitre. Se anche la Camera del popolo darà il via libera, l’esenzione di imposte e AVS sulle mance verrà iscritta nella legge; in caso contrario tutto resterà nell’attuale zona grigia, in cui di fatto le mance non vengono dichiarate ma nessuna norma le mette esplicitamente al riparo.
Il contesto pesa: l’AVS è già sotto pressione per finanziare la tredicesima rendita, e il dibattito su come coprire quel costo, anche con un aumento dell’IVA, è ancora aperto. Rinunciare a un gettito di decine di milioni sulle mance è una scelta che il Parlamento dovrà soppesare proprio mentre cerca nuove entrate per il primo pilastro.
Per chi lavora in un bar o in un ristorante del Cantone il consiglio pratico è uno: controllare in busta paga se e come le mance vengono oggi conteggiate e contribuite, ricordando che — fino al voto del Consiglio nazionale — la decisione del Consiglio degli Stati è un indirizzo politico, non ancora una legge in vigore.
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