Leventina e Blenio, le valli dell’Alto Ticino che si stanno comprando un futuro: 10 milioni per una sola azienda, 20 per salvare gli impianti di Airolo

Claudio Galli

7 Settembre 2026 - 16:11

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Dal polo industriale di Giornico-Bodio al campeggio di Personico, dal laboratorio di biologia alpina di Cadagno al Polisport di Olivone: ecco dove stanno andando davvero i franchi (pubblici e privati) che stanno ridisegnando l’Alto Ticino, e quanto manca ancora per salvare Airolo-Pesciüm

Leventina e Blenio, le valli dell'Alto Ticino che si stanno comprando un futuro: 10 milioni per una sola azienda, 20 per salvare gli impianti di Airolo

Per decenni Leventina e Valle di Blenio sono state le valli che si attraversano per andare altrove: verso il Gottardo, verso i Grigioni, verso le piste più famose del Cantone, magari durante una delle classiche gite autunnali in Ticino. Da qualche anno, però, le due valli hanno smesso di aspettare che qualcuno investa su di loro e hanno iniziato a farlo da sole, con uno strumento che in Ticino ha ancora pochi altri esempi: il masterplan, un piano di sviluppo dinamico con orizzonte 2035, costruito non a tavolino ma a partire dalle idee di chi in valle ci vive e ci lavora.

Il risultato, a distanza di qualche anno dal lancio, sono progetti concreti e cifre che vale la pena conoscere: c’è chi ha già incassato milioni di investimento privato, chi sta ancora cercando i fondi per non chiudere, e chi si gioca il futuro turistico dell’intera regione sul filo di poche stagioni sciistiche.

Cos’è un masterplan e perché due valli ticinesi ci hanno scommesso

Il masterplan della Leventina e quello della Valle di Blenio sono coordinati dall’Ente regionale per lo sviluppo del Bellinzonese e Valli (Ers-Bv), con il supporto dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzonese e Alto Ticino. La Valle di Blenio ci lavora da oltre dieci anni, la Leventina è arrivata dopo, ma con lo stesso metodo: cinque ambiti tematici — vivere, lavorare, turismo, mobilità e digitalizzazione — e dodici filoni di progetto per valle, portati avanti da gruppi operativi che riuniscono un’ottantina tra imprenditori, agricoltori e ricercatori del territorio.

I numeri della fase operativa, lanciata nel 2023, parlano chiaro: solo in Leventina la politica economica regionale ha portato sul territorio oltre 2 milioni di franchi in meno di quattro anni, mentre un piccolo fondo di provvedimento regionale — fino a 50’000 CHF a progetto — ha già distribuito circa 1,3 milioni di franchi, spesso con un effetto leva superiore a 1 a 20 sugli investimenti privati che ne sono seguiti.

Dove sono già arrivati i milioni

L’esempio più citato dagli stessi promotori del masterplan è l’area industriale di Giornico-Bodio, dove due imprenditori hanno portato circa 10 milioni di franchi di investimento e creato 25-30 posti di lavoro, a fronte di un aiuto finanziario pubblico minimo: il grosso del lavoro dell’Ers-Bv è stato di coordinamento, non di sussidio diretto. È probabilmente il caso di scuola di cosa può fare un ente regionale quando si limita a togliere ostacoli invece di staccare assegni.

Altri progetti concreti nati dai due masterplan:

  • il campo sportivo di Personico che diventa un campeggio multifunzionale da una cinquantina di piazzole, progetto pilota a livello nazionale;
  • l’ammodernamento del Centro di biologia alpina sul lago di Cadagno, punto di riferimento per università svizzere, europee, americane e australiane fin dal 1994, con una nuova piattaforma sul lago e aule rinnovate;
  • il nuovo Centro Poli di Olivone, con piscina pubblica, nove bungalow in legno, 32 piazzole per tende e camper e un ristorante con terrazza, aperto dal settembre 2024;
  • lo sviluppo di Carì, dove il Comune di Faido ha riorganizzato la società impiantistica per aprirla a investitori privati, con l’obiettivo dichiarato di destagionalizzare l’offerta tra sci d’inverno, mountain-bike e escursionismo il resto dell’anno.

Quanto costa ancora salvare Airolo-Pesciüm

Non tutta l’Alto Ticino naviga con lo stesso vento in poppa. Il comprensorio sciistico di Airolo-Pesciüm, l’altro grande polo turistico della Leventina, ha bisogno di 15-20 milioni di franchi entro il 2030 solo per rinnovare le due funivie principali, la seggiovia Ravina-Varozzei e la struttura alberghiera: soldi che al momento non ci sono. Il legislativo di Airolo ha stanziato un contributo di 1,5 milioni di franchi nell’aprile 2026, ma le stagioni difficili — un inverno recente si è chiuso con appena 40’765 primi ingressi in circa 90 giorni, penalizzato da neve scarsa e dall’assenza di un impianto di innevamento potente — continuano a pesare sui conti della società che gestisce gli impianti.

È il rovescio della medaglia del modello Leventina-Blenio: i masterplan possono coordinare, facilitare, mettere in rete gli attori giusti, ma quando il progetto richiede decine di milioni — e non poche centinaia di migliaia — la differenza la fanno ancora gli investitori privati disposti a scommettere su una valle di montagna, non i piccoli fondi regionali.

Cosa significa per chi la valle la visita, non solo per chi ci abita

Per chi sale in Leventina o in Valle di Blenio da Lugano o da Bellinzona nel prossimo anno, la parte visibile di questi milioni sono le nuove infrastrutture aperte al pubblico: la piscina e i bungalow del Centro Poli a Olivone, il futuro campeggio di Personico, un Carì che nei prossimi mesi promette più attività estive. La parte meno visibile, ma altrettanto concreta, è che dietro ognuna di queste aperture c’è un euro pubblico che ne ha smosso venti privati — tranne dove, come ad Airolo, quell’effetto leva ancora non basta.

Avete visitato una di queste valli negli ultimi mesi o notato cambiamenti sul territorio? Scriveteci a [email protected], ci interessa il punto di vista di chi la Leventina e la Valle di Blenio le vive ogni giorno.

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# Ticino

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