Nel comprensorio del Moesano, a mezz’ora da Bellinzona, un paese di 250 anime sta costruendo attorno a sé un progetto turistico da mezzo miliardo di franchi. Vi raccontiamo a che punto sono i lavori, quanto valgono davvero i numeri della rinascita e cosa cambierà per chi ci va in vacanza.
Chi ha percorso il passo del San Bernardino negli anni Duemila ricorda una stazione sciistica agonizzante: impianti fermi, alberghi chiusi, un paese che sembrava destinato a spegnersi insieme alle sue seggiovie. Oggi, a distanza di tre anni dalla riapertura degli impianti di risalita, il villaggio del Moesano — nei Grigioni italiani, la porzione italofona del Cantone — è diventato il cantiere turistico più ambizioso della Svizzera meridionale. L’obiettivo dichiarato dal promotore del progetto, l’imprenditore Stefano Artioli, è esplicito: fare di San Bernardino «la nuova Zermatt» del sud delle Alpi.
Non è solo uno slogan. Dietro c’è un piano di investimenti che dai 300 milioni di franchi annunciati inizialmente è già salito a 500 milioni entro il 2032, e due bilanci recenti — presentati il 6 agosto scorso a Mesocco davanti alla popolazione — mostrano una destinazione che in tre stagioni ha ribaltato i propri numeri.
Da stazione agonizzante a cantiere da mezzo miliardo
Il rilancio è partito nel 2023 con la cosiddetta «fase zero»: circa 100 milioni di franchi di investimenti per riaprire gli impianti di risalita, rimettere in piedi il comprensorio dell’Albarella e riqualificare l’hotel Ravizza, che tornerà a operare come struttura a quattro stelle. Quella fase è ormai in chiusura. Il prossimo ciclo, appena annunciato, punta su quattro direttrici: il progetto termale Acuforta, il nuovo comparto residenziale «Le Terrazze», il potenziamento del comprensorio sciistico di Confin e l’ampliamento dei servizi per destagionalizzare l’offerta, oggi ancora molto legata alla neve.
Quanto vale davvero il rilancio, in cifre
Il pezzo più corposo è Acuforta, il progetto termale da circa 200 milioni di franchi: prevede un albergo a cinque stelle, residenze e oltre 2’000 metri quadrati dedicati a terme e benessere. Per il comprensorio sciistico di Confin sono invece stanziati circa 30 milioni, destinati a una nuova seggiovia a sei posti, all’innevamento programmato sulle dorsali principali e a un ristorante in quota: se l’iter pianificatorio rispetterà i tempi — la modifica va prima votata dalla popolazione all’inizio del 2027 — gli impianti dovrebbero essere operativi per l’inverno 2028/29.
I numeri di crescita già registrati giustificano l’ottimismo degli investitori: i pernottamenti invernali sono passati dai 9’640 della stagione 2022/23 ai 17’874 del 2025/26, un aumento dell’85%. I primi ingressi agli impianti di risalita sono cresciuti da 30’974 a 42’347 nello stesso periodo, +37%. Per giugno 2026 il Comune ha inoltre indicato un balzo del 40% dei pernottamenti rispetto allo stesso mese dell’anno precedente — segno che il paese sta provando davvero a smettere di vivere solo di stagione bianca, come già raccontavamo parlando delle piste da sci dei Grigioni italiani, storicamente fra le più esposte ai capricci del meteo.
Cosa cambia per chi ci va (e per chi ci investe)
Per il turista che oggi sale al passo, il paesaggio resta per ora quello di un cantiere a cielo aperto più che di un resort già finito: l’Albarella e l’hotel Ravizza saranno le prime tessere a completarsi, mentre Acuforta e la nuova seggiovia di Confin restano orizzonti di medio periodo. Chi guarda invece a San Bernardino come possibile investimento immobiliare — il nuovo comparto residenziale «Le Terrazze» è già in esposizione pubblica al Comune di Mesocco — farebbe bene a partire dalle stesse cautele valide per qualsiasi acquisto immobiliare in Svizzera, comprese le regole più severe che il Paese applica a stranieri e residenze secondarie: la nostra guida a come comprare casa in Svizzera resta un buon punto di partenza prima di firmare qualsiasi promessa d’acquisto.
Il paragone con Zermatt — la destinazione alpina svizzera per eccellenza, fra le più note al mondo — è ambizioso, ma non casuale: entrambe le località hanno costruito la propria fortuna turistica ripartendo da un investimento infrastrutturale enorme rispetto alle dimensioni del paese ospitante. La differenza, per ora, è che San Bernardino è ancora a metà del guado.
I dubbi di chi ci abita
Non tutti, nel Moesano, guardano al progetto con lo stesso entusiasmo degli investitori. Durante l’incontro pubblico di agosto sono emerse perplessità sulle dimensioni dei nuovi edifici, sull’uso dell’acqua necessaria per l’innevamento artificiale e sulla sostenibilità di una crescita così rapida in un contesto climatico che cambia. Il sindaco di Mesocco, Mattia Ciocco, ha risposto annunciando anche le infrastrutture che dovranno accompagnare la crescita: un autosilo da circa 400 posti vicino all’uscita autostradale, la riqualifica della strada cantonale e nuovi alloggi per i residenti — a conferma che un rilancio da mezzo miliardo non riguarda solo chi ci va in vacanza, ma anche chi lì continua a viverci tutto l’anno.
Voi siete mai stati a San Bernardino, prima o dopo il rilancio? Scriveteci a [email protected]: raccogliamo le vostre segnalazioni per i prossimi approfondimenti sul turismo alpino.
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