Le castagne del Ticino sono l’«albero del pane»: quanto valgono nel 2026 e perché il raccolto si è dimezzato in cinque anni

Claudio Galli

10 Settembre 2026 - 16:10

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Fioritura abbondante in primavera, quattro centri pronti a riaprire fra due settimane e un prezzo fermo a 1,50-3 franchi al chilo: la nostra guida a uno dei mestieri d’autunno più antichi della Svizzera italiana, tra selve secolari sotto pressione e un raccolto che vale ancora la fatica di chinarsi.

Le castagne del Ticino sono l'«albero del pane»: quanto valgono nel 2026 e perché il raccolto si è dimezzato in cinque anni

Chi ha camminato nelle selve del Malcantone, della Val Colla o della Valle di Muggio a giugno se lo ricorda: i castagni si sono riempiti di infiorescenze chiare, con quel profumo dolciastro che segna l’inizio dell’estate. Per l’Associazione dei Castanicoltori della Svizzera italiana quella fioritura era un segnale preciso. «Quest’anno è un buon anno, con ottime fioriture», ha detto il presidente Paolo Piattini a giugno: un’«ottima premessa» per il raccolto che, se il tempo estivo ha tenuto, sta per arrivare.

Tra due settimane, il 24 settembre, riapriranno i centri di raccolta centralizzata sparsi sul territorio. Ed è qui che la castagna, oltre a essere un simbolo del paesaggio ticinese, torna a essere quello che è sempre stata: una piccola fonte di reddito stagionale, con un prezzo e un mercato precisi.

Quanto vale oggi una castagna ticinese

Chi consegna le castagne raccolte nei boschi e nelle selve gestite (con il consenso del proprietario) viene pagato secondo una griglia semplice: 1,50 franchi al chilo per i frutti piccoli e medi, 3 franchi al chilo per quelli grandi destinati al mercato fresco. A coordinare gli acquisti per il mercato interno è la cooperativa TIOR, erede della storica Federazione Orto-Frutticola Ticinese fondata nel 1937 — l’acronimo richiama non a caso sia «Ticino» che «oro».

Il problema, negli ultimi anni, non è il prezzo ma la quantità. La produzione raccolta nei centri centralizzati era di 75 tonnellate nel 2021 e 68 nel 2022, due annate eccezionali; è scesa a 46 tonnellate nel 2023 e a sole 25 nel 2024, un dato che gli osservatori del settore hanno definito un «autunno magro». Fare i conti è semplice: al prezzo minimo, 25 tonnellate valgono poco più di 37’000 franchi lordi distribuiti fra centinaia di raccoglitori — non un’economia che cambia il bilancio di una famiglia, ma nemmeno una cifra simbolica per chi dedica weekend interi al bosco. Le buone fioriture di quest’anno sono la prima notizia positiva dopo tre stagioni in calo.

Dove si consegnano le castagne (e quando aprono i centri)

I punti di raccolta centralizzata sono distribuiti per coprire tutto il territorio: Cadenazzo (sede TIOR), Stabio (magazzino TIOR/FOFT), Vezia e Biasca (ex Arsenale). Negli anni recenti l’apertura è stata fissata fine settembre, con calendari e orari che variano da un centro all’altro e restano attivi fino a inizio novembre. Chi raccoglie per uso proprio, invece, non ha bisogno di consegnare nulla: basta il permesso del proprietario del fondo, se il bosco non è pubblico.

L’«albero del pane» sotto pressione

Per secoli il castagno è stato definito proprio così — l’albero del pane — perché la farina di castagne ha sostituito i cereali nelle economie di sussistenza di interi villaggi di montagna. Oggi le selve castanili tradizionali, spiega Piattini, sono «sistemi agroforestali con alberi da frutta spesso secolari», più resilienti al cambiamento climatico rispetto ad altre tipologie forestali — ma non immuni. Le selve esposte a sud, dove il caldo si fa sentire di più, sono sotto pressione crescente.

Ad aggravare il quadro ci sono le minacce fitosanitarie: il cinipide del castagno, un parassita che alterna anni di espansione e anni di ritirata grazie al suo antagonista naturale (il Torymus sinensis); il cancro corticale, che colpisce soprattutto le piante giovani; e soprattutto il mal dell’inchiostro, la malattia più temuta perché può portare rapidamente alla morte degli alberi colpiti, come già accaduto nella selva di Tamella tra Taverne e Origlio.

Cosa portare a casa se andate a caccia di castagne

Chi vuole godersi la stagione senza necessariamente consegnare nulla ha diverse opzioni. I sentieri che attraversano le selve castanili — dall’Alto Malcantone alla Val Colla, dalla Valle di Muggio al Bellinzonese fino alle valli del Sopraceneri — restano percorribili tutto l’autunno, e alcuni fanno parte dei percorsi più scenografici del Cantone. Per chi preferisce arrivare direttamente al piatto, diversi grotti ticinesi propongono ancora la polenta servita proprio sotto ai castagni, mentre chi organizza un weekend più lungo può orientarsi con la nostra guida alle vacanze autunnali in Ticino. Un sottoprodotto meno noto ma altrettanto legato alla stagione è il miele di castagno, ricavato dal nettare dei fiori raccolti in giugno dalle api locali: aroma intenso, persistente, e in vendita nei mercati settimanali proprio nelle settimane della raccolta.

Fra fioritura record e raccolto in bilico, il 24 settembre dirà se il 2026 riporta le tonnellate ticinesi sopra la soglia delle 30, o se il calo degli ultimi tre anni continua. Avete un centro di raccolta o un sentiero castanile che non abbiamo citato? Scriveteci a [email protected].

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# Ticino

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