Il nuovo ranking dell’IMD di Losanna declassa la Confederazione: a pesare sono i costi elevati — affitti, salari, elettricità — il franco forte e i dazi americani. Cosa significa per l’economia d’esportazione del Ticino.
La Svizzera non è più il Paese più competitivo al mondo. Per la prima volta dopo anni di dominio in cima alla classifica, la Confederazione è scivolata dal primo al terzo posto del World Competitiveness Ranking 2026, lo studio annuale pubblicato il 18 giugno dall’IMD di Losanna — la business school svizzera che da decenni misura quanto è attrattivo un Paese per chi vuole investirci, aprire un’azienda o lavorarci. A superarla sono state due economie asiatiche: Singapore, tornata in testa, e Hong Kong.
La graduatoria confronta 70 economie su quattro pilastri: performance economica, efficienza dello Stato, efficienza delle imprese e qualità delle infrastrutture. Ecco le prime cinque posizioni del 2026:
- Singapore — 1° posto
- Hong Kong — 2°
- Svizzera — 3°
- Taiwan — 4°
- Emirati Arabi Uniti — 5°
Gli Stati Uniti, dal canto loro, risalgono e rientrano nella top 10. La Svizzera resta comunque la prima nazione europea della classifica, davanti a una Germania che invece arretra ancora.
Perché la Svizzera è scivolata
Secondo l’IMD il fattore decisivo è la velocità: economie come Singapore e Hong Kong reagiscono più in fretta a guerre, dazi commerciali e shock geopolitici, mentre la Confederazione impiega più tempo ad adattarsi. A questo si aggiunge un problema strutturale che i ticinesi conoscono bene: per le aziende internazionali la Svizzera è una piazza cara, a causa degli alti costi della vita, dei salari, degli affitti degli uffici e delle bollette elettriche per le imprese.
Il colpo più duro arriva però dalla performance economica, la voce in cui la Svizzera ha perso più terreno, penalizzata dal calo degli investimenti diretti esteri e dalla politica commerciale americana. Il franco forte riduce la competitività di prezzo e rende il Paese meno attrattivo agli occhi degli investitori, mentre i dazi statunitensi al 39% sulle merci elvetiche frenano l’export.
Arturo Bris, economista e direttore dello studio, lancia un avvertimento ancora più netto sul fronte tecnologico: per anni la Svizzera ha tratto vantaggio dalla sua posizione «mezza dentro e mezza fuori dall’Europa», ma questo modello funziona sempre meno. «La Svizzera non gioca quasi più alcun ruolo nella corsa tecnologica internazionale», ha dichiarato Bris secondo quanto riportato dalla SRF, riferendosi a una competizione sull’intelligenza artificiale che oggi si gioca quasi esclusivamente tra Stati Uniti e Cina, senza gli europei.
Cosa c’entra il Ticino
Le ragioni del declassamento toccano da vicino il Sottoceneri industriale. Il franco forte e i dazi americani colpiscono proprio le aziende esportatrici — meccanica di precisione, farmaceutica, orologeria — che danno lavoro a migliaia di persone nel Mendrisiotto e nel Luganese. Non è un caso che il Cantone abbia già registrato un aumento dei fallimenti aziendali negli ultimi mesi: la perdita di competitività di prezzo si traduce, sul terreno, in margini più stretti e in pressione sui posti di lavoro.
Per il cittadino, il paradosso è evidente: gli stessi costi che rendono cara la vita quotidiana in Ticino — affitti, salari, elettricità — sono ciò che, sommato a livello nazionale, fa perdere posizioni alla Confederazione nelle classifiche internazionali.
Dove la Svizzera resta forte
Il quadro non è tutto negativo. La Svizzera mantiene il primo posto mondiale per efficienza dello Stato e qualità delle infrastrutture, e continua a brillare per certezza del diritto, conti pubblici solidi (debito basso), fiscalità relativamente contenuta e un sistema formativo d’eccellenza, formazione professionale inclusa. Sono questi i punti di forza che, secondo l’IMD, rendono il Paese attrattivo nel lungo periodo.
C’è anche un dettaglio che potrebbe aiutare nei prossimi anni: i dati dello studio si fermano a prima dell’ultimo conflitto in Medio Oriente, e l’economia svizzera è meno esposta di altre al rincaro di petrolio e gas. Un fattore che, paradossalmente, potrebbe favorire la Confederazione nella prossima edizione della classifica.
Per chi vuole approfondire, la classifica completa e la metodologia sono consultabili sul sito ufficiale dell’IMD.
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