Lo studio dell’Institute of Law and Economics, commissionato dalla Camera di commercio Svizzera-USA, sostiene che il regime votato dal popolo nel 2023 oggi pesa più dei vantaggi: «da soluzione globale è diventato un progetto UE», con solo 33 Paesi che lo applicano davvero. In Ticino la posta in gioco è doppia: aliquota cantonale appena tagliata e gettito complementare destinato per il 75% ai Cantoni.
Tre anni dopo il sì popolare con quasi l’80% di consensi, lo strumento fiscale che doveva «tenere in Svizzera» le entrate delle grandi multinazionali rischia di trasformarsi nel suo contrario. È la tesi dello studio dell’Institute of Law and Economics dell’Università di San Gallo (HSG), pubblicato lunedì 18.05.2026 e italiccommissionato/italic dalla Swiss-American Chamber of Commerce: l’imposta minima OCSE del 15% sui gruppi internazionali con cifra d’affari oltre i 750 milioni di euro andrebbe abolita già nel corso di quest’anno.
Per il lettore ticinese non è un dibattito accademico. Dal 1° gennaio 2025 il Cantone Ticino ha portato l’aliquota cantonale sull’utile delle aziende al 5,5%, con un carico effettivo combinato (Confederazione + Cantone + Comune) attorno al 15,9% a Bellinzona a regime — una scelta studiata proprio per restare competitivi italicsopra/italic la soglia del 15% imposta dall’OCSE. Se la regola globale si sgonfia, quella mossa rischia di apparire poco lungimirante.
Cosa dice lo studio HSG e chi l’ha chiesto
L’analisi è firmata da Peter Hongler, professore di diritto tributario alla HSG. La conclusione è che il regime «italicgeopolitisch und wirtschaftlich/italic» è ormai superato: «Aus einer globalen Lösung ist faktisch ein EU-Projekt geworden», ha detto Hongler in conferenza stampa a Zurigo — «da soluzione globale è di fatto diventata un progetto UE». A pesare è soprattutto la non implementazione degli Stati Uniti, mentre dei 140 Stati attesi al varo iniziale solo 33 hanno introdotto le regole nella forma piena.
La ricetta degli autori non è la rinuncia secca: il rapporto propone una Domestic Minimum Top-Up Tax, ossia un’imposta complementare puramente svizzera che eviti il rischio di vedere il differenziale tassato all’estero, ma senza vincolare la Confederazione a un’architettura internazionale che oggi è asimmetrica. La logica è chiara: mantenere il gettito in casa, restituire margine di manovra al legislatore federale.
Perché un ticinese deve sapere questo: aliquota cantonale e gettito ai Cantoni
Il Ticino, come Zugo e Lucerna, ha riformato la fiscalità d’impresa anche guardando alla soglia minima OCSE. La modifica della legge tributaria approvata in Gran Consiglio e l’ulteriore taglio dell’aliquota cantonale dal 2025 sono parte della stessa logica: scendere quanto basta per restare attrattivi senza scivolare sotto un soglia che farebbe scattare la tassazione complementare estera.
C’è poi il tema del gettito. La Confederazione ha introdotto volontariamente l’imposta complementare dal 1° gennaio 2024, con una ripartizione che destina il 75% delle entrate aggiuntive ai Cantoni dove le aziende hanno sede, e il 25% alla Confederazione. La stima ufficiale è di 1-2,5 miliardi di franchi all’anno a livello nazionale, anche se il dato reale del primo esercizio è stato più contenuto. Per il Ticino, dove hanno sede o filiale gruppi farma (Helsinn, IBSA), moda-lusso (Hugo Boss a Coldrerio, Bally), logistica (Hupac) e commodities, una marcia indietro federale aprirebbe la domanda: cosa succede a quei flussi cantonali?
Dal versante opposto, lo studio HSG sostiene che l’effetto netto resterebbe positivo: senza l’imposta minima la Svizzera tornerebbe a competere italicsenza paletti/italic con piazze come Irlanda, Singapore e Lussemburgo, attirando o trattenendo investimenti — e quindi base imponibile più ampia — che oggi rischia di migrare. Le 2’000 imprese svizzere potenzialmente nel perimetro dei 750 milioni di fatturato sono concentrate soprattutto sull’asse Zurigo-Zugo-Basilea, ma alcune di esse hanno operazioni industriali pesanti in Ticino.
La voce romanda: «da garanzia di entrate a freno alla competitività»
Anche la stampa francofona ha rilanciato la tesi. «italicLe consensus international qui soutenait le projet d’imposition minimale de l’OCDE s’est rapidement lézardé/italic», scrive Le Temps a firma Alexandre Beuchat (18.05.2026): «il consenso internazionale che sosteneva il progetto si è rapidamente sgretolato». Per Le Temps il dispositivo, presentato nel 2023 «come indispensabile alla competitività del Paese», rischia oggi di produrre l’effetto opposto.
La NZZ ha pubblicato lo stesso giorno un secondo studio firmato dalla Camera di commercio Svizzera-USA, che raccomanda l’uscita dal regime entro la fine del 2026 per garantire italic«certezza del diritto e sovranità fiscale»/italic, secondo la NZZ. Il messaggio politico è coordinato: il fronte economico vicino agli ambienti d’affari elvetici considera che la finestra di intervento si stia chiudendo.
Cosa monitorare nei prossimi mesi
- Reazione del Consiglio federale: ad oggi Berna ha confermato la volontà di mantenere l’imposta complementare, ma lo studio HSG mette il tema sul tavolo della politica federale.
- Movimenti UE e USA: il regime sopravvive solo se Washington si allinea (non è all’orizzonte) oppure se Bruxelles concede deroghe. Un secondo italicbackout/italic americano renderebbe il regime europeo «orfano».
- Impatto sui bilanci cantonali 2027: i preventivi che saranno presentati in autunno dovranno tenere conto sia delle entrate effettive dell’imposta complementare 2025 sia della prospettiva, oggi più incerta, sul 2026-27.
- Implicazioni per la strategia del Ticino: il Cantone ha appena pagato il costo politico del taglio dell’aliquota delle imprese al 5,5% cantonale, pensato sotto un’OCSE forte. Se lo scenario cambia, la commissione gestione del Gran Consiglio potrebbe essere chiamata a riaprire il dossier sulle agevolazioni patent box e ricerca.
Per chi vuole approfondire, l’analisi storica del meccanismo OCSE/G20 è ricostruita nell’intervista a Francesca Amaddeo della SUPSI sul nostro sito; la documentazione ufficiale federale è sul portale admin.ch (Consiglio federale, ordinanza GloBE) e il testo integrale dello studio è scaricabile dal sito della HSG.
Nessun cambio di rotta è in agenda nel breve termine. Ma il fatto che a chiederlo siano oggi un’università svizzera e la principale camera di commercio bilaterale con gli Stati Uniti rende il dossier ufficialmente aperto. Per il Ticino, che con la riforma tributaria 2024-2025 si è già giocato la sua carta sulla soglia del 15%, vale la pena guardare con attenzione cosa farà Berna nei prossimi mesi.
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