La remunerazione media è scesa dallo 0,18% allo 0,11% in sei mesi e big bank come UBS e PostFinance pagano quasi zero: dove spostare la liquidità per non perdere potere d’acquisto, tra banche regionali, obbligazioni di cassa e pilastro 3a
Chi tiene i propri franchi su un conto di risparmio si è abituato a un rendimento vicino allo zero, ma i numeri più recenti lo rendono nero su bianco: in media un conto risparmio in Svizzera frutta oggi lo 0,11%, contro lo 0,18% di soli sei mesi prima. È il dato del confronto tra 85 istituti realizzato dal servizio Moneyland.ch. Tradotto in soldi: su un deposito di 1’000 franchi l’interesse annuo è di 1,10 franchi. Meno di un caffè.
Con la Banca nazionale svizzera (BNS) che tiene il tasso guida allo 0,0% e un’inflazione attesa attorno allo 0,4-0,5% per il 2026, i franchi lasciati fermi sul conto perdono lentamente valore: il poco interesse incassato viene per giunta tassato come reddito, e il caro-vita fa il resto. Vale la pena capire dove si guadagna ancora qualcosa e come muovere la liquidità senza correre rischi inutili.
Perché il conto non paga (quasi) più
Le banche non ribaltano sul cliente il costo del denaro quando i tassi di riferimento sono a terra, e nel 2026 lo scarto tra istituti è diventato marcato. In coda alla classifica c’è PostFinance, che sui conti di risparmio per adulti non riconosce alcun interesse. Poco sopra i grandi nomi: Raiffeisen, la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) e il gruppo UBS si fermano allo 0,05%. Anche le banche digitali che un tempo attiravano con condizioni migliori — Yuh e Neon in testa — hanno azzerato la remunerazione dei depositi.
A pesare c’è anche il franco forte: la valuta elvetica resta solida e questo, se da un lato protegge chi importa e chi fa la spesa oltre confine, dall’altro toglie alla BNS ogni fretta di rialzare i tassi. Il quadro, insomma, non cambierà a breve. Ne abbiamo parlato quando il franco si è indebolito contro euro e dollaro, un movimento che non ha spostato la sostanza per chi risparmia in franchi.
Le banche che pagano ancora qualcosa
Non tutti gli istituti sono uguali: le condizioni migliori arrivano oggi dalle banche regionali, spesso poco note fuori dal loro cantone. Ecco chi guida la classifica secondo Moneyland:
- Caisse d’épargne d’Aubonne (VD): 1,00%, ma con un tetto di 10’000 franchi di prelievi all’anno senza preavviso.
- Ersparniskasse Rüeggisberg (BE): 0,40%.
- Banca EKI di Interlaken (BE): 0,30%.
- Basler Kantonalbank: 0,10% fino a 100’000 franchi, poi lo 0,025%.
Prima di aprire un conto in un altro cantone conviene leggere le clausole: alcuni tassi vantaggiosi valgono solo entro un plafond o con limiti ai prelievi. Un confronto aggiornato si fa in pochi minuti su portali come Moneyland.ch o bonus.ch, e non è un caso che uno svizzero su quattro si dica pronto a cambiare banca proprio in base al tasso offerto. Chi vuole un quadro d’insieme può partire dallo studio Moneyland 2026 sulle banche in Svizzera.
Le tre alternative che rendono di più
Chi non ha bisogno di tutta la liquidità a portata di mano può guardare oltre il conto di risparmio.
Le obbligazioni di cassa (Kassenobligationen) sono tornate d’attualità: sono titoli emessi dalla banca a tasso fisso, con durata scelta dal cliente tra 2 e 10 anni, coperti dalla garanzia svizzera sui depositi fino a 100’000 franchi per cliente e istituto. In cambio di un rendimento più alto e pianificabile si rinuncia però a prelevare prima della scadenza. Diversi istituti, tra cui Banca Migros, le hanno reintrodotte proprio per rispondere alla domanda di chi cerca un porto più remunerativo del conto.
Il conto del pilastro 3a — la previdenza privata vincolata — offre in genere tassi superiori a quelli di un conto ordinario e, soprattutto, è deducibile dal reddito imponibile fino a 7’258 franchi l’anno per chi è affiliato a una cassa pensioni. Lo svantaggio: il denaro resta bloccato fino alla pensione (salvo eccezioni come l’acquisto della casa o l’avvio di un’attività indipendente).
Infine, per un orizzonte lungo, un deposito in titoli (fondi indicizzati o ETF, anche dentro un 3a in titoli) storicamente rende più di qualsiasi conto, ma comporta oscillazioni di valore: va bene solo per il denaro di cui non si avrà bisogno per diversi anni.
Cosa fare adesso
La regola pratica è scaglionare i propri franchi in base a quando serviranno. La liquidità di emergenza — di norma tre-sei mesi di spese — resta sul conto, anche se rende poco, perché deve essere sempre disponibile. Il risparmio a medio termine può andare in obbligazioni di cassa o in un conto a preavviso più remunerativo. La parte destinata alla vecchiaia trova posto nel 3a, che unisce interesse e risparmio d’imposta. Lasciare tutto fermo su un unico conto allo 0,05% è, oggi, la sola scelta che garantisce di perderci.
Per orientarsi conviene confrontare i tassi aggiornati sui portali indipendenti (Moneyland.ch, bonus.ch) e tenere d’occhio le prossime riunioni di politica monetaria della BNS, in agenda il 24.09.2026 e il 10.12.2026: finché il tasso guida resta a zero, il conto di risparmio non tornerà a pagare.
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