Franco digitale: a che punto è la stablecoin in franchi svizzeri (e perché le banche la vogliono emettere da sole)

Claudio Galli

22 Giugno 2026 - 11:10

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Le stablecoin agganciate al dollaro valgono centinaia di miliardi, quelle in franchi appena lo 0,13% del mercato. UBS, PostFinance e altri colossi stanno testando un «CHF digitale», mentre i banchieri chiedono di poterlo emettere direttamente. Ecco cosa c’è in gioco per chi vive in Svizzera.

Franco digitale: a che punto è la stablecoin in franchi svizzeri (e perché le banche la vogliono emettere da sole)

Il mercato delle stablecoin — le criptovalute il cui valore è ancorato a una valuta tradizionale per restare stabile — è dominato dal dollaro. La capofila, Tether (USDT), da sola supera i 140 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il franco svizzero, in questo panorama, è quasi assente: secondo i dati di settore i token agganciati al CHF valgono in tutto circa 40 milioni di dollari, lo 0.13% dell’intero comparto. È il vuoto che un gruppo di banche elvetiche ha deciso di provare a colmare.

Il sandbox del «franco digitale»

All’inizio di aprile 2026 sette operatori di peso della piazza finanziaria svizzera — tra cui UBS, PostFinance, Sygnum, Raiffeisen, la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) e la Banque cantonale vaudoise — hanno avviato insieme a Swiss Stablecoin AG un «sandbox», un ambiente di test controllato, per sperimentare una stablecoin ancorata al franco. L’obiettivo dichiarato è misurare la fattibilità tecnica e regolatoria di un «CHF digitale» mantenendo le transazioni sotto il milione di franchi, soglia che le fa rientrare nelle esenzioni previste per i progetti fintech.

Non è un prodotto già sul mercato, ma un banco di prova. Serve a capire se una valuta privata in franchi, emessa e garantita da banche vigilate, possa muoversi su blockchain restando agganciata 1:1 alla moneta della Confederazione. La posta in gioco, per i promotori, è la competitività della piazza: se i pagamenti digitali continueranno a passare da token in dollari, una fetta crescente dei flussi finanziari svizzeri finirà per dipendere da emittenti esteri.

Perché un franco e non un dollaro

La spinta non è solo tecnologica. In un rapporto di esperti dell’aprile 2025, l’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha definito una stablecoin in franchi un possibile «progetto strategico» per il Paese, avvertendo però di un rischio concreto: una diffusione massiccia di token non denominati in franchi potrebbe drenare i depositi bancari e far salire i costi di rifinanziamento degli istituti. In altre parole, se gli svizzeri spostassero risparmi e pagamenti su stablecoin in dollari, le banche del territorio si troverebbero con meno raccolta e più costi.

È la stessa logica che spiega perché capire come funzionano le stablecoin non è più materia da soli addetti ai lavori: la loro diffusione tocca direttamente la sovranità monetaria e il sistema dei pagamenti. A livello europeo il quadro MiCAR è pienamente in vigore da fine 2024 e non prevede un percorso di equivalenza per la Svizzera, il che aggiunge pressione: chi tarda a legiferare rischia di vedere gli emittenti scegliere altre sedi.

Il nodo regolatorio: chi può emettere

Qui si innesta lo scontro più tecnico. La revisione della LIsFi, la legge sugli istituti finanziari, è stata messa in consultazione dal Consiglio federale il 22 ottobre 2025 e si è chiusa il 6 febbraio 2026. Il testo introduce le due nuove categorie di licenza vigilate dalla FINMA — istituto di pagamento e istituto di cripto — e cancella il vecchio tetto di 100 milioni di franchi per chi emette stablecoin.

L’Associazione dei banchieri sostiene l’impianto nel principio, ma chiede una correzione: le banche, già sottoposte a una vigilanza più stringente, dovrebbero poter emettere stablecoin direttamente, senza essere costrette a creare un veicolo separato con licenza di istituto di pagamento. Una «cascata» di licenze, è la tesi dell’ASB, che rallenta i tempi e penalizza la competitività proprio mentre il resto del mondo accelera. Per gli operatori già attrezzati — le banche cripto svizzere come Sygnum o AMINA, ma anche il polo della Crypto Valley di Zugo — un quadro più chiaro sarebbe comunque un vantaggio.

Le 4 cose da sapere

  • Le stablecoin in franchi valgono circa 40 milioni di dollari, lo 0.13% di un mercato dominato dal dollaro.
  • Sette istituti, tra cui UBS, PostFinance e ZKB, testano dal 2026 un «CHF digitale» in un sandbox, con transazioni sotto il milione di franchi.
  • L’ASB chiede che le banche possano emettere stablecoin direttamente, senza una licenza di istituto di pagamento separata.
  • La revisione della LIsFi introduce due nuove licenze FINMA: l’entrata in vigore è attesa non prima del 2027.

Dove informarsi

Chi vuole seguire l’evoluzione può consultare la posizione ufficiale dell’Associazione svizzera dei banchieri e i comunicati della FINMA. Per il prezzo aggiornato delle principali criptovalute e stablecoin restano utili gli aggregatori come CoinGecko e le quotazioni cripto di Moneymag.

Le quotazioni e i riferimenti normativi citati sono indicativi al momento della pubblicazione e non costituiscono consulenza d’investimento.

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