Deducibilità integrale dei premi di cassa malati, allarme Comuni in Ticino: «40 milioni di ammanco e non ci hanno coinvolti»

Claudio Galli

19 Maggio 2026 - 07:11

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L’ipotesi della commissione «Gestione e finanze» del Gran Consiglio di anticipare l’applicazione piena dell’iniziativa Lega già dal 1° gennaio 2027 sposterebbe sulla fiscalità comunale il costo della misura. Sul tavolo c’è il rischio concreto che a pagare il conto siano i moltiplicatori d’imposta dei singoli Comuni.

Deducibilità integrale dei premi di cassa malati, allarme Comuni in Ticino: «40 milioni di ammanco e non ci hanno coinvolti»

Il fronte caldo non è più la cassa malati, è il bilancio dei Comuni. A 24 ore di distanza dalla seduta della commissione «Gestione e finanze» del Gran Consiglio, i sindaci ticinesi alzano il livello dello scontro: un’introduzione piena della deducibilità integrale dei premi di cassa malati già dal 2027, e non a tappe come proposto dal Consiglio di Stato, scaricherebbe sui Comuni circa 40 milioni di franchi di minori entrate fiscali. «Ancora una volta paghiamo e basta», è il messaggio che oggi laRegione raccoglie dai banchi comunali, con l’aggravante di non essere stati consultati. La partita riguarda direttamente il portafoglio dei contribuenti, perché in un sistema cantonale già messo sotto pressione il primo strumento che i Comuni hanno per ripristinare l’equilibrio è uno solo: il moltiplicatore d’imposta applicato a tutti i cittadini.

Cosa prevedeva il piano del Governo (e perché ora cambia tutto)

L’iniziativa popolare della Lega dei Ticinesi, approvata insieme a quella socialista nella votazione cantonale del 28 settembre 2025, chiede la deduzione fiscale integrale dei premi di cassa malati dal reddito imponibile, portando le soglie attualmente in vigore da 5’500 a 9’000 CHF per i contribuenti single e da 10’900 a 18’000 CHF per i coniugati. Il 15 aprile 2026 il Consiglio di Stato — con la presentazione firmata Zali, De Rosa, Vitta e Gobbi — aveva proposto un’applicazione in due tappe: nel 2027 un aumento del 20% delle soglie (a 6’500 CHF per i single e 13’000 per i coniugati) per un costo complessivo di 23,4 milioni (13 milioni per il Cantone e 10,4 milioni per i Comuni); dal 2029 l’applicazione piena, con un impatto totale di 92,2 milioni (51,2 milioni per il Cantone e 41 milioni per i Comuni). Una gradualità che, nelle parole del Governo, doveva permettere di trovare le coperture senza far saltare i conti delle amministrazioni locali.

L’ipotesi che ora si fa strada in commissione «Gestione e finanze» è invece più diretta: portare le soglie ai loro valori finali (9’000 e 18’000 CHF) già dal 1° gennaio 2027, comprimendo in un solo passaggio quello che era stato pensato in quattro anni. Per i contribuenti significherebbe un sollievo fiscale immediato; per i Comuni, l’arrivo anticipato dell’intero ammanco di 41 milioni.

Perché un ticinese deve guardare al moltiplicatore comunale

Il punto sensibile, per chi vive in Ticino, è che le entrate cantonali e quelle comunali sono due fronti distinti. Il Cantone può attivare leve come l’aumento dell’aliquota massima sulla sostanza (già prevista a 3 per mille dal 2027 nel piano governativo, per circa 20 milioni di entrate aggiuntive) o tagli alla spesa. I Comuni no: la loro arma principale per riequilibrare il bilancio è alzare il moltiplicatore comunale d’imposta, ossia la percentuale applicata all’imposta cantonale di base che ciascun Comune incassa direttamente. Nel 2025 la media cantonale era ferma all’83%, con punte ben più basse nei Comuni «ricchi» del Luganese e Mendrisiotto e punte sopra il 95% in alcune realtà rurali.

Tradotto in numeri concreti per il cittadino: se un Comune di medie dimensioni perdesse 1-2 milioni di gettito annuo per effetto della deduzione, dovrebbe valutare un ritocco al moltiplicatore di 2-5 punti percentuali per rientrare in pareggio — oppure tagliare servizi (strade, manutenzione scuole, spazi pubblici). È esattamente lo scenario che i sindaci vogliono evitare, ed è il motivo per cui l’assenza di consultazione preventiva da parte della commissione viene letta come uno strappo.

Le quattro cose da tenere d’occhio nei prossimi mesi

Per chi paga le imposte in Ticino, il dossier ha ricadute concrete che si dispiegheranno fra giugno e fine anno. Nell’ordine:

  • Il rapporto della commissione «Gestione e finanze»: l’ipotesi di applicazione piena anticipata al 2027 deve passare in plenaria al Gran Consiglio. Senza accordo politico trasversale il piano del Governo a tappe resta in piedi.
  • Le manovre comunali sui moltiplicatori 2027: i preventivi 2027 dei Comuni ticinesi saranno discussi in autunno. Chi vive nei Comuni più esposti — Lugano, Mendrisio, Locarno, Bellinzona — farà bene a leggere il messaggio municipale di accompagnamento.
  • Le soglie effettive di deduzione 2027: a oggi un single ticinese può dedurre dal reddito i premi assicurativi fino a 5’500 CHF, una coppia fino a 10’900 CHF. Con l’applicazione piena queste cifre salirebbero rispettivamente a 9’000 e 18’000 CHF già nella dichiarazione presentata nel 2028.
  • Il fronte sussidi (l’altra iniziativa): parallelamente, il piano del Governo prevede dal 2027 un potenziamento dei sussidi RIPAM che dovrebbe estendere il diritto al sussidio a circa 8’000 persone in più, portando i beneficiari ticinesi a circa 123’000.

Cosa fare, da oggi

In attesa che la commissione si esprima, due verifiche concrete restano utili al contribuente. La prima: capire di quale Comune sei contribuente e controllare il moltiplicatore 2026 nel preventivo, perché è quella la base da cui partirà l’eventuale ritocco verso l’alto. La seconda: ricontrollare la voce «assicurazioni e interessi sul capitale» nella prossima dichiarazione d’imposta, perché le soglie cambiano in base allo stato civile e a una serie di parametri (figli a carico, secondo pilastro, terzo pilastro). Ricordiamo infine che il premio medio del Cantone Ticino è già salito del 7,1% nel 2026, il dato più alto della Confederazione, e che Comparis prevede un ulteriore +3,7% medio nazionale per il 2027: la dimensione politica della «deducibilità integrale» nasce proprio dal tentativo di restituire al contribuente, attraverso lo sconto fiscale, una parte di quel rincaro che il sistema sanitario non è riuscito a contenere. [3]

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