Dazi USA al 12,5%: la Camera di commercio del Ticino parla di «peggio evitato», ma l’export cantonale da 700 milioni resta svantaggiato sull’UE

Claudio Galli

27 Luglio 2026 - 07:13

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Le nuove tariffe americane sono in vigore dal 24 luglio. Vi spieghiamo perché per molti prodotti svizzeri il 12,5% è persino meno pesante di prima, quali settori ticinesi rischiano di più e cosa resta ancora da chiarire nelle prossime settimane.

Dazi USA al 12,5%: la Camera di commercio del Ticino parla di «peggio evitato», ma l'export cantonale da 700 milioni resta svantaggiato sull'UE

Da giovedì 24 luglio è ufficiale: le merci svizzere che entrano negli Stati Uniti pagano un dazio del 12,5%. La misura, decisa da Washington insieme a nuove tariffe (fra il 10 e il 12,5%) su una sessantina di partner commerciali, colpisce anche il tessuto produttivo del Cantone Ticino, fatto in larga parte di piccole e medie imprese esportatrici. Il primo verdetto degli ambienti economici cantonali, però, non è quello dell’allarme rosso. Per la Camera di commercio del Cantone Ticino (Cc-Ti) il livello fissato era in parte atteso e, come ha riassunto il direttore Luca Albertoni, «sarebbe sbagliato dire che siamo soddisfatti, ma possiamo affermare che, almeno per ora, il peggio è stato evitato».

Perché il 12,5% è meno pesante di quanto sembri

Il punto tecnico che spiega il tono sollevato è che la nuova aliquota è «inclusiva»: non si somma ai dazi di base che variano da categoria di prodotto, ma li sostituisce. Fino alla sera del 23 luglio, invece, sopra al dazio doganale ordinario si applicava una sovrattassa del 10%. Il risultato, in certi casi, era pesante: una macchina tassata in origine all’8% arrivava fino al 18%. Con il 12,5% forfettario, per una parte dei prodotti d’esportazione elvetici il conto finale è quindi più leggero rispetto al regime in vigore fino a ieri. È la ragione per cui, sul fronte svizzero-americano, si è parlato di «più sollievo che inquietudine». Chi voglia capire come funzionano dazi, franchigie e formalità in entrata e in uscita può ripassare le regole nella nostra scheda sulla dogana svizzera.

Quanto pesa davvero per l’export ticinese

Il Ticino esporta verso gli Stati Uniti merci per circa 650-700 milioni di CHF all’anno, senza contare l’oro e i metalli preziosi raffinati nel Mendrisiotto, che da soli valgono all’incirca il doppio. Non è il primo mercato di sbocco del Cantone, che resta orientato soprattutto verso Germania e Italia, ma è abbastanza rilevante da pesare sui conti di molte aziende. Per sondare l’impatto, la Cc-Ti ha interpellato una sessantina di imprese associate attive a livello internazionale, in prevalenza del comparto MEM (meccanica, elettronica, metallurgia): è questo il settore che esprime le maggiori preoccupazioni, insieme alle nicchie ticinesi della farmaceutica, dei macchinari di precisione, dell’alta tecnologia e dell’orologeria.

Il vero problema: lo svantaggio con l’Unione europea

Il nodo non è tanto il livello assoluto del dazio, quanto il confronto con i concorrenti diretti. La Svizzera subisce infatti un trattamento di sfavore di 2,5 punti percentuali rispetto all’Unione europea, ferma al 10%. È un dettaglio decisivo per il Ticino, le cui imprese competono ogni giorno con i vicini di Como, Varese e della Lombardia di confine: sullo stesso scaffale americano, un prodotto europeo parte avvantaggiato. La differenza, spiegano gli esperti, dipende dall’assenza nella legislazione elvetica di una legge specifica contro il lavoro forzato, che gli Stati Uniti hanno posto come condizione. Sul merito le principali organizzazioni economiche del Paese hanno protestato, giudicando le nuove tariffe ingiustificate. Al di là dei numeri, per l’economia cantonale il fattore più corrosivo resta l’incertezza, la stessa che negli ultimi trimestri accompagna il rallentamento dell’economia svizzera.

Cosa succede ora

Nel breve periodo non sono attese buone notizie: la Confederazione ha già fatto sapere di non prevedere una riduzione dei dazi dopo il 24 luglio. Il quadro dovrebbe però chiarirsi nelle prossime settimane, con i risultati di un secondo sondaggio sulla sovraccapacità produttiva che aiuteranno a misurare gli effetti reali. Nel frattempo, le aziende ticinesi più esposte hanno uno strumento a disposizione: quando gli ordini calano possono chiedere l’indennità per lavoro ridotto, la misura che consente di ridurre temporaneamente l’orario evitando i licenziamenti. Per chi invece il posto lo ha già perso, resta utile sapere come si muove la disoccupazione in Ticino e quali passi compiere. Il consiglio, per imprese e lavoratori, è di seguire da vicino gli sviluppi del dossier nelle prossime settimane, prima di prendere decisioni definitive.

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