La Cina continua l’offensiva social contro Bitcoin

Gabriele Stentella

9 Giugno 2021 - 14:04

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Le autorità cinesi stanno intensificando le misure restrittive nei confronti di Bitcoin, stavolta a finire nel mirino sono anche alcuni utenti di un popolare social network cinese.

Mentre in molti paesi del mondo Bitcoin e le altre criptovalute stanno prendendo sempre più piede, tanto da spingere i legislatori a scegliere di adottarle come valuta legale, in Cina il governo sembra invece muoversi nella direzione opposta, aumentando gli sforzi per limitarne la circolazione.

Come già riportato nello scorse settimane, la Banca Popolare Cinese ha proibito alle banche cinese e alle grandi società di investimenti l’offerta ai loro clienti di operazioni in criptovaluta. Questa mossa ha avuto come primo effetto il progressivo crollo delle quotazioni delle principali altcoins, primo fra tutti il Bitcoin.

Nelle ultime ore sono giunte notizie relative alla sospensione di alcuni profili social di personalità cinesi legate al mondo cripto, ma cosa è successo veramente?

Cina: sospesi profili cripto-friendly sul social network Sina Weido

Per alcuni utenti del popolare social network cinese Sina Weido la giornata non è iniziata nel migliore dei modi. Sembra che siano stati circa una dozzina i profili sospesi a causa di alcuni post incentrati sulle criptovalute, argomento che sta divenendo sempre più taboo sui social network del Dragone.

Lanciato nel 2009, Sina Weido è un social network molto simile a Twitter anche per la sua popolarità tra i giovani cinesi. Sebbene non siano note le reali cifre relative alla sua utenza, si ipotizza possano essere almeno 300 milioni i cinesi che possiedono un account di Sina Weido. La società è anche quotata al NASDAQ di New York e dagli inizi del 2021 a oggi ha guadagnato quasi il 19% in borsa.

Non è la prima volta che Sina Weido sceglie di sospendere profili o contenuti non in linea con la politiche del governo cinese, ma è la prima volta che a farne le spese sono le criptovalute.

Cina vs Bitcoin: l’eterno scontro tra due Big delle finanza mondiale

Le autorità cinesi hanno iniziato a manifestare un atteggiamento ostile a Bitcoin e le altre criptovalute già dal 2017, anno in cui furono emessi i primi divieti nei confronti delle transazioni in cirptovaluta. Queste decisioni erano però state prese da alcuni enti amministrativi, che avevano quindi prodotto scarsi risultati.

Non dimentichiamoci che la Cina è uno dei paesi in cui si minano più criptovalute, con effetti sull’ambiente anche di notevoli dimensioni. Sarebbe proprio sul movente ambientale che le autorità di Pechino avrebbero fatto perno negli ultimi periodi, arrivando a mettere in piedi una grande campagna mediatica contro il mining e il trading di criptovalute.

Stando a quanto riferiscono fonti del governo cinese, nei prossimi mesi si potrebbe anche ipotizzare l’inserimento nel codice penale del reato di mining di Bitcoin e di offerta al pubblico di criptovaluta, anche se per il momento queste sono solo ipotesi. Non si può però negare che la Cina stia rafforzando la sua posizione contro il Bitcoin, e a farne le spese sono gli investitori.

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# Cina

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