Con le temperature che nel Cantone hanno toccato i 37 gradi e l’allerta canicola tornata a salire di grado, chi lavora all’aperto rischia colpi di calore e malori. Ecco cosa prevedono già oggi le regole SUVA, cosa deve garantire il datore di lavoro e perché a Bellinzona e a Berna si discute di fermare i cantieri oltre una certa soglia.
La canicola in Ticino non è più un’eccezione estiva ma un fenomeno strutturale: i giorni e le notti tropicali sono in aumento marcato dai primi anni Duemila e il Cantone è tra le regioni svizzere più esposte al rischio sanitario legato al caldo estremo. Nell’ultimo mese le temperature hanno raggiunto i 37 gradi e per chi lavora in cantiere, sulle strade o nei campi l’aria condizionata resta un miraggio. La domanda che si pongono in tanti — muratori, asfaltatori, montatori di ponteggi, ma anche impiegati in capannoni non climatizzati — è semplice: quali diritti ho quando fa troppo caldo per lavorare?
Cosa dice già oggi la SUVA
La protezione non parte da zero. La SUVA, l’assicurazione contro gli infortuni, ha elaborato misure graduate per fasce di temperatura per il lavoro all’aperto. Il principio: più sale la colonnina, più aumentano gli obblighi di prevenzione a carico di chi organizza il lavoro. Oltre i 33 gradi la SUVA raccomanda di ridurre al minimo i lavori fisici pesanti e di concedere pause all’ombra di 15 minuti ogni ora, oltre a un’idratazione costante. Non si tratta di semplici consigli di buon senso: svolgere sforzi fisici sotto il sole cocente aumenta in modo documentato il rischio di infortuni, colpi di calore e altri problemi di salute.
Cosa deve garantire il datore di lavoro
Il datore di lavoro ha un obbligo generale di tutela della salute previsto dalla Legge sul lavoro. In pratica, sui cantieri ticinesi questo si traduce oggi in misure che i lavoratori intervistati confermano: orari anticipati (in molti casi dalle 6.00 alle 14.00), fornitura gratuita di acqua, copricapo e indumenti da lavoro traspiranti con aperture di ventilazione, e la possibilità di creare zone d’ombra dove non esistono. I dispositivi di protezione — casco, guanti, pantaloni lunghi — restano obbligatori per la sicurezza anche quando aumentano la sensazione di calore. Chi vuole capire fino a dove arrivano le tutele orarie previste dalla legge può partire dalle regole su lavoro notturno e domenicale, che discendono dallo stesso impianto normativo di protezione.
La battaglia sui 33 gradi
Il punto più discusso è se e quando fermare del tutto i cantieri. Il sindacato Unia e il padronato dell’edilizia (Società Svizzera Impresari-Costruttori) chiedono insieme una regola chiara: stop ai lavori a partire dai 33 gradi, con termini di consegna delle opere prorogabili senza penali per l’impresa. Il tema è già arrivato in Parlamento: a fine 2024 il Consiglio nazionale ha adottato a larga maggioranza una mozione delle parti sociali dell’edilizia che consente di posticipare la consegna dei lavori durante le ondate di calore senza incorrere in una pena convenzionale. Il testo è ora all’esame del Consiglio degli Stati.
La proposta, però, divide anche chi il caldo lo subisce sulla pelle. Diversi operai ticinesi si dicono scettici sul blocco automatico: «Alla fine il lavoro va fatto, si può adattare qualcosa ma non fermare tutto, se no i cantieri non avanzano più». Resta il nodo economico più sentito: le ore perse. Se il cantiere si ferma, chi le paga? È la stessa preoccupazione di chi già oggi perde giornate per il maltempo. Su come funzionano paga e trattenute in Svizzera aiuta il quadro dello stipendio minimo e delle regole salariali, tema centrale anche per i molti frontalieri impiegati nell’edilizia ticinese.
In Ticino, tre iniziative per rendere gli obblighi vincolanti
Sul piano cantonale il dossier è aperto. Tre iniziative parlamentari (MPS, dei deputati Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi) puntano a trasformare le raccomandazioni in obblighi, modificando la Legge sulla promozione della salute e il coordinamento sanitario (LSan). Le proposte intervengono su tre fronti:
- Lavoro: con allerta canicola di grado 3, divieto di attività all’aperto o in ambienti non climatizzati a partire dalle ore 12.00; con grado 4, interruzione totale. Le ore perse sarebbero a carico del datore di lavoro. È prevista anche la creazione di un gruppo d’intervento contro la canicola con funzioni di controllo e consulenza.
- Scuola: il medico scolastico dovrebbe vigilare esplicitamente sulla protezione dal caldo, estendendo il controllo ad allievi, personale e strutture, mense e spazi ricreativi compresi.
- Sanità: tra i requisiti per l’autorizzazione d’esercizio delle strutture sanitarie rientrerebbe la presenza di sistemi di climatizzazione adeguati a tutelare pazienti e operatori.
Cosa puoi fare ora
Se lavori all’aperto e ritieni che le condizioni siano insostenibili, il primo passo è verificare che il datore stia applicando le misure SUVA per la fascia di temperatura in corso: pause all’ombra, acqua, alleggerimento dei carichi nelle ore più calde. In caso contrario puoi rivolgerti al tuo sindacato o all’Ispettorato cantonale del lavoro, che vigila sull’applicazione delle norme di protezione della salute. Fino a quando la legge non fisserà una soglia unica e vincolante, la tutela resta affidata al mix tra raccomandazioni SUVA, contratti collettivi di settore e buon senso di chi organizza il cantiere.
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