La società del gruppo CNH Industrial — distribuzione di macchinari industriali e agricoli — sta valutando il trasferimento della sede di via Francesco Borromini, dove si era insediata appena un anno fa arrivando da Lugano. Niente difficoltà economiche: si parla di un «riposizionamento strategico» internazionale. Incontro fra dipendenti e sindacato OCST, decisione attesa nell’arco di pochi mesi o, al massimo, di due anni.
Mendrisio si prepara a un altro scossone industriale. La CNHI International SA, società attiva nel commercio e nella distribuzione di macchinari e prodotti industriali e agricoli del gruppo italicCNH Industrial/italic, starebbe valutando di spostare la propria sede ticinese. Lo riferisce tio.ch, confermato da una nota dell’azienda stessa: a Mendrisio è in corso «un’attività di due diligence per valutare la fattibilità del trasferimento di alcune attività lavorative in un’altra sede». La nuova destinazione, secondo le indiscrezioni, potrebbe essere all’estero.
A pesare sulla cittadinanza del Mendrisiotto sono i numeri occupazionali: la sede di via Francesco Borromini — dove la società si era spostata appena un anno fa, arrivando da Lugano — conta tra gli 80 e i 100 dipendenti. Una fetta rilevante è composta da frontalieri provenienti dalla fascia di confine italiana, la categoria storicamente più esposta agli spostamenti di sede in un Cantone dove i lavoratori transfrontalieri hanno superato quota 79’000.
Cosa è in discussione e quando arriverà la decisione
L’azienda precisa che la decisione non è imminente. La due diligence «potrebbe richiedere diversi mesi» e gli aggiornamenti arriveranno «a tempo debito». Le fonti vicine al dossier parlano di un orizzonte temporale che oscilla fra qualche mese e un paio d’anni. Nel frattempo l’attività della sede di Mendrisio prosegue regolarmente.
Il punto importante: non si tratta di una scelta dettata da italicdifficoltà economiche/italic. La società fa parte di un gruppo solido a livello internazionale (il colosso CNH, quotato a New York, attivo nei marchi Case IH, New Holland, Steyr, Iveco e FPT Industrial) e l’eventuale trasferimento rientrerebbe in un riposizionamento strategico globale. È un dato che cambia il quadro rispetto ad altre vertenze ticinesi degli ultimi mesi: qui non c’è una crisi aziendale, c’è una scelta di gruppo.
Perché Mendrisio e perché ora
CNHI International era arrivata in via Borromini da Lugano nella primavera del 2025, in un’operazione che a suo tempo era stata letta come un investimento sul Mendrisiotto. Il dietrofront a così breve distanza solleva due domande pratiche per il tessuto economico locale:
- Tenuta del polo industriale del Mendrisiotto: la zona è una delle più dense per insediamenti aziendali del Cantone, ma negli ultimi anni ha già visto chiusure e ridimensionamenti. Una società da 80-100 posti che lascia il territorio è un segnale che il Dipartimento delle finanze e dell’economia del Cantone Ticino monitorerà da vicino.
- Effetto domino sull’indotto: studi legali, fiduciarie, fornitori IT e servizi che gravitano attorno alla sede mendrisiense potrebbero perdere un cliente importante.
L’incontro fra dipendenti e sindacato si è tenuto in serata. «I lavoratori, ovviamente preoccupati, ci hanno contattati. È stato molto partecipato e abbiamo cercato di rassicurarli, anche rispetto ad alcune questioni giuridiche», spiega Nenad Jovanovic, segretario sindacale dell’OCST (Organizzazione cristiano-sociale ticinese), il sindacato che sta seguendo il dossier per i dipendenti.
Cosa possono fare ora dipendenti e frontalieri
In assenza di una decisione formale, le tutele standard del diritto del lavoro svizzero restano in vigore: nessun licenziamento collettivo è stato annunciato, e l’azienda è tenuta — in caso di trasferimento che comporti la chiusura della sede — ad attivare la procedura di consultazione prevista dall’articolo 335f del Codice delle obbligazioni. Dipendenti e collaboratori che vogliono informarsi sulle proprie tutele possono rivolgersi al sindacato di riferimento (OCST per i lavoratori che già aderiscono, oppure UNIA, SIT o Syna in alternativa) per una consulenza individuale.
Per i frontalieri, il quadro è ulteriormente complicato dalle modifiche fiscali entrate in vigore con il nuovo accordo Italia-Svizzera: un’eventuale cessazione del rapporto di lavoro in Ticino implica conseguenze sia sulla disoccupazione (che si percepisce in Italia per i nuovi frontalieri post-2023) sia sul 2° pilastro (LPP), il cui capitale può essere riscosso o trasferito secondo regole specifiche.
Il quadro più ampio: l’industria ticinese sotto pressione
La notizia arriva in un momento delicato per il tessuto economico cantonale. Le previsioni della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) indicano per il 2026 una crescita del PIL svizzero limata all’1,0%, con il Ticino indicato come fra i Cantoni più esposti al rallentamento dell’export e al franco forte. La perdita potenziale di una sede da 80-100 addetti pesa quindi più del semplice dato aritmetico: tocca un Cantone che già fatica a tenere il passo della media svizzera dell’occupazione e che vive in modo strutturale la concorrenza fiscale e logistica delle regioni italiane confinanti.
Per chi cerca informazioni sull’andamento del titolo, la scheda con le quotazioni in tempo reale di CNH Industrial riassume capitalizzazione e performance del gruppo madre.
italicAggiornamento al 9 maggio 2026. La redazione di Moneymag continuerà a seguire l’evoluzione del dossier./italic
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