Blocco dei ristorni all’Italia: la Deputazione ticinese frena, il Governo decide entro giugno

Claudio Galli

21 Maggio 2026 - 07:11

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Mercoledì a Bellinzona Consiglio di Stato e Deputazione alle Camere si sono confrontati sul possibile stop al trasferimento delle imposte alla fonte ai Comuni italiani di confine. I parlamentari restano attendisti, il Cantone ha tempo fino al 30 giugno. Ecco la posta in gioco, i precedenti del 2011 e del 2019 e cosa cambia per chi lavora come frontaliere.

Blocco dei ristorni all'Italia: la Deputazione ticinese frena, il Governo decide entro giugno

Il possibile blocco dei ristorni versati all’Italia è tornato al centro del dibattito politico ticinese. Mercoledì 20 maggio, a Bellinzona, il Consiglio di Stato e la Deputazione ticinese alle Camere federali — i parlamentari che rappresentano il Cantone a Berna — si sono confrontati proprio su questa ipotesi. Il risultato: la Deputazione non prende posizione e si conferma divisa, mentre il Governo cantonale ha ribadito che la scelta spetta a lui e arriverà entro il 30 giugno.

Per le decine di migliaia di frontalieri che ogni giorno raggiungono il Ticino dalla fascia di confine lombarda — poco meno di 78’500 nel primo trimestre 2026 — la partita ha un peso concreto: è da una loro imposta che nascono i ristorni, e dietro la disputa c’è la cosiddetta «tassa sulla salute» che la Regione Lombardia vorrebbe introdurre.

Che cosa sono i ristorni

I ristorni sono la quota delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri «vecchi» che la Confederazione riversa ogni anno all’Italia, e in particolare ai Comuni italiani di confine. Fino al 2033, in base al regime transitorio, la Svizzera continua a trasferire una parte rilevante del gettito generato da questi lavoratori. I cosiddetti «vecchi frontalieri» — chi era già frontaliere al 17 luglio 2023 — pagano le imposte unicamente in Svizzera; per i «nuovi» frontalieri vale invece la doppia imposizione, con tassazione concorrente in Italia e in Svizzera.

Il nodo è la «tassa sulla salute»: un contributo che la Lombardia vorrebbe richiedere ai vecchi frontalieri impiegati nella sanità, per trattenerli in Italia aumentandone gli stipendi. Per il Governo ticinese si tratta di una forzatura dell’accordo fiscale tra i due Paesi: la mozione interpartitica depositata in Gran Consiglio la considera una violazione dell’articolo 9 dell’intesa sulla tassazione dei frontalieri e chiede di sospendere, in tutto o in parte, il trasferimento dei ristorni come misura di compensazione.

Perché la Deputazione frena

Dall’incontro di Bellinzona la Deputazione è uscita senza una linea comune. «Ci sono alcuni favorevoli al blocco, ma la maggioranza è piuttosto attendista — ha spiegato il presidente Bruno Storni —. Non creiamo strappi con l’Italia». I parlamentari ticinesi a Berna temono soprattutto un raffreddamento dei rapporti con la Confederazione: lo stesso timore espresso pochi giorni prima dal consigliere federale Ignazio Cassis, secondo cui un blocco unilaterale rischia di pesare più sul fronte Cantone-Berna che su quello con Roma.

Il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ha però tenuto il punto: «Il Consiglio di Stato è l’unico responsabile per questa decisione». Resta da sciogliere un problema giuridico: secondo la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali un blocco unilaterale dei ristorni costituirebbe a sua volta una violazione di un accordo internazionale. La prossima settimana la Deputazione incontrerà la consigliera federale Karin Keller-Sutter, e all’ordine del giorno figura anche il dossier FFS Cargo.

I precedenti: 2011 e 2019

Non è la prima volta che il Ticino evoca l’arma dei ristorni, ma finora si è arrivati al blocco solo in due occasioni:

  • nel 2011 venne congelata circa la metà dei ristorni, pari a 28,4 milioni di franchi, per spingere Roma e Berna a trattare sull’accordo fiscale e sulle «blacklist»;
  • nel 2019 furono bloccati circa 3,8 milioni per sanare la situazione debitoria di Campione d’Italia verso il Cantone.

In entrambi i casi il blocco è servito come strumento di pressione negoziale, non come misura definitiva.

Cosa cambia ora per i frontalieri

Per ora nulla cambia per chi attraversa ogni giorno il confine: stipendi, imposta alla fonte e telelavoro fino al 25% restano regolati dall’accordo in vigore. La decisione vera arriverà dal Consiglio di Stato entro fine giugno. Chi lavora come frontaliere e vuole capire come è classificata la propria posizione fiscale — «vecchio» o «nuovo» frontaliere, con quali obblighi dichiarativi — può fare il punto con la guida completa ai frontalieri. Gli sviluppi del dossier andranno seguiti nelle prossime settimane, a partire dall’incontro tra Deputazione e Keller-Sutter.

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# Ticino

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