Bally, ex dipendenti senza stipendio da due mesi: cosa può fare in Svizzera chi non viene più pagato (e perché il caso è passato da un tribunale ticinese)

Claudio Galli

4 Agosto 2026 - 10:15

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Cinque negozi chiusi a fine maggio, poi il concordato deciso dopo lo stop di un giudice ticinese alla vendita al fondo americano Regent LP: gli ex collaboratori aspettano ancora la paga garantita fino ad agosto. Ecco i tre passi concreti — messa in mora, indennità per insolvenza e cassa di disoccupazione — per non restare a mani vuote.

Bally, ex dipendenti senza stipendio da due mesi: cosa può fare in Svizzera chi non viene più pagato (e perché il caso è passato da un tribunale ticinese)

Hanno ricevuto la lettera di licenziamento a fine maggio, con la garanzia di essere pagati fino alla fine del termine di disdetta di tre mesi. Da allora, però, sul conto non è più arrivato nulla. Gli ex dipendenti di Bally, il marchio di calzature di lusso fondato nel 1851 a Schönenwerd, sono al secondo mese senza stipendio nonostante la retribuzione fosse stata assicurata. Una vicenda che riguarda direttamente la Svizzera italiana: a far scattare la crisi è stata infatti una decisione di un tribunale ticinese.

«Abbiamo appena chiuso il secondo mese senza salario», racconta a italico20 Minutenitalico un collaboratore della filiale di Losanna, spiegando di non riuscire più a pagare affitto, assicurazioni e fatture correnti. È il caso-simbolo di un problema che in Svizzera colpisce più persone di quanto si creda: cosa succede quando l’azienda smette di versare la paga ma non è (ancora) formalmente fallita?

Perché il caso è passato da un tribunale ticinese

I cinque negozi storici del marchio hanno abbassato la saracinesca a fine maggio 2026, con il licenziamento di tutto il personale di vendita. A metà giugno un giudice ticinese ha bloccato la vendita di Bally al fondo statunitense Regent LP — proprietario del marchio dall’agosto 2024, quando lo aveva rilevato dal gruppo tedesco JAB Holding. Il tribunale ha agito per il timore di un fallimento «pilotato»: la preoccupazione era che Regent potesse cedere l’azienda a un prezzo basso a una società a sé collegata per poi riacquistare il marchio, ripulito dai debiti, a valore pieno. Uno schema che ricorda da vicino il fenomeno che la Confederazione cerca di arginare con le nuove norme contro i fallimenti «pilotati».

Per evitare il fallimento (in tedesco italicoKonkursitalico), il 15 giugno l’azienda è stata posta sotto moratoria concordataria — il italicoconcordatoitalico, la procedura che congela i debiti e sospende le esecuzioni mentre si cerca un risanamento. Da lì il problema per i lavoratori: i conti aziendali sono stati bloccati e, come è stato loro comunicato, l’indennità di disoccupazione non è nemmeno un’opzione finché la situazione giuridica non sarà chiarita. Nel frattempo l’offerta di salvataggio dell’imprenditore svizzero Roberto Martullo è stata respinta dallo stesso fondo Regent.

Perché non scatta subito la disoccupazione

Il punto delicato è che Bally, sul piano formale, non è insolvente. Interpellata da italico20 Minutenitalico, la Direzione generale del lavoro del Canton Vaud (DGEM) è netta: l’azienda ha ancora l’obbligo di pagare i salari. «Se il datore di lavoro non versa più lo stipendio, il collaboratore deve intraprendere i passi necessari per far valere i propri diritti», spiega l’autorità cantonale. In altre parole, con un concordato in corso — e non un fallimento dichiarato — la palla passa in buona parte al lavoratore, che deve muoversi per non restare scoperto.

I tre passi per chi non viene pagato

I sindacati e gli esperti indicano un percorso preciso. Chi si trova nella stessa situazione dovrebbe agire così:

  • Mettere in mora il datore di lavoro, per iscritto. Se l’azienda non reagisce, il contratto può essere disdetto «con effetto immediato per gravi motivi», ricorda Gwenolé Scuiller, segretario del sindacato Unia.
  • Chiedere l’indennità per insolvenza (IPI). Secondo la SECO, il Segretariato di Stato dell’economia, l’IPI può essere richiesta in caso di fallimento, di sovraindebitamento manifesto o di moratoria concordataria. Copre però in linea di principio solo i crediti salariali per il lavoro svolto italicoprimaitalico dell’evento scatenante — qui la moratoria del 15 giugno. La domanda va presentata alla cassa di disoccupazione del Cantone in cui è avviata la procedura: nel caso Bally, il Cantone Zugo.
  • Rivolgersi al sindacato o alla protezione giuridica e, in parallelo, iscriversi senza indugio alla cassa di disoccupazione, che esaminerà il singolo caso.

La distinzione tra fallimento e concordato non è un tecnicismo: cambia quali importi sono coperti, da quale cassa e con quali tempi. Ed è la ragione per cui, davanti a un’azienda che non paga, muoversi subito e per iscritto fa la differenza.

Un caso isolato? Non proprio

La vicenda Bally arriva in una stagione in cui i fallimenti aziendali in Svizzera sono cresciuti di quasi il 60% nei primi cinque mesi del 2026, e in cui il Ticino resta tra i cantoni più esposti. Il meccanismo dei salari non versati e dei posti che spariscono, del resto, la Svizzera italiana lo conosce bene: è già accaduto con altri licenziamenti collettivi sul territorio.

Il consiglio, per chi teme di trovarsi nella stessa condizione, è di non aspettare che la situazione «si sblocchi da sola»: mettere in mora il datore, verificare il diritto all’indennità per insolvenza presso la cassa di disoccupazione competente e farsi assistere da un sindacato sono le tre mosse che permettono di recuperare almeno gli arretrati maturati prima della procedura.

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