Le Temps lancia l’allarme sui giovani sotto i 30 anni: le malattie psichiche valgono ormai circa una nuova rendita AI su due. L’assicurazione ha già preso misure d’urgenza per limitare il buco, ma sul tavolo della Confederazione c’è una revisione strutturale che riguarda anche il dipendente e il datore di lavoro in Ticino.
L’assicurazione invalidità (AI), il ramo del primo pilastro che copre i lavoratori e i residenti in Svizzera quando una malattia o un infortunio incidono in modo durevole sulla capacità di guadagno, sta attraversando una crisi di liquidità che il Consiglio federale ha già messo in cima all’agenda 2026. Lo italicoricorda il quotidiano romand Le Temps in un’inchiesta firmata da Marc Guéniat, Julie Eigenmann e Duc-Quang Nguyen, pubblicata sabato 9 maggio e aggiornata domenica 10. La fotografia che emerge dai dati dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) è la stessa: lo scenario di riferimento prevede un disavanzo di ripartizione di circa 300 milioni di franchi all’anno nei prossimi esercizi, con il patrimonio dell’AI destinato a esaurirsi in poco più di quindici anni se non si interviene.
Dietro al titolo "AI in rosso" si nasconde un cambiamento più profondo nella composizione dei beneficiari, su cui Le Temps mette il dito. Le nuove rendite concesse per malattie psichiche sono diventate la prima voce di crescita: oggi rappresentano circa il 50% delle nuove pratiche, contro un terzo abbondante a inizio anni Duemila. E l’aumento è particolarmente marcato fra le persone sotto i 30 anni, una categoria che in passato era marginale nelle statistiche dell’invalidità e che oggi pesa per migliaia di nuovi rentieri ogni anno. Per la cassa è una doppia cattiva notizia: meno contributi salariali in entrata e rendite di lunga durata in uscita, in alcuni casi per quattro o cinque decenni.
I numeri della crisi: 300 milioni l’anno e debiti verso l’AVS
I dati istituzionali fotografano un quadro più severo di quello percepito dal grande pubblico. Già nel 2024, secondo l’UFAS, le italicoliquidità e gli investimenti dell’AI erano scesi tredici punti percentuali sotto il limite minimo legale, fissato al 50% delle uscite annuali. La traiettoria non si è fermata. Allo scenario di riferimento aggiornato, il patrimonio dell’AI sarà esaurito entro circa quindici anni, senza considerare i 10,3 miliardi di franchi di debiti che la cassa ha contratto verso l’AVS e che andranno restituiti.
Il contesto è quello di un primo pilastro che si è appena preso in carico una nuova prestazione importante. La 13ª AVS in pagamento da dicembre 2026 costerà al sistema previdenziale federale circa 4,2 miliardi di franchi all’anno e il suo finanziamento è ancora oggetto di trattativa fra Consiglio nazionale e Stati. Sommare a questo capitolo una riforma dell’AI con effetti finanziari rilevanti significa, in pratica, riaprire la discussione su aliquote contributive e ripartizione del carico fra dipendenti, datori di lavoro e Confederazione.
Oggi i conti dell’AI si reggono su tre gambe: i italicocontributi salariali per il 59%, la quota della Confederazione per il 40% e il rendimento del capitale per l’1%. È una struttura che funziona finché la base contributiva tiene il passo con il numero di nuove rendite. Quando però il rapporto si squilibra, l’unica leva immediata sono le misure di gestione interna; quella strutturale arriva solo con una revisione di legge.
Le malattie psichiche e l’allarme sui giovani sotto i 30 anni
«italicoUna bomba a orologeria», è la formula con cui Le Temps sintetizza il tema dei giovani rentieri in una citazione attribuita ai propri interlocutori. La quota delle rendite per cause psichiche, scrive il giornale di Ginevra, è cresciuta in modo significativo nell’ultimo ventennio, passando da circa il 35% del totale di nuove rendite a inizio anni Duemila al 50% di oggi. Il fenomeno coinvolge in modo trasversale tutte le categorie di età, ma è nei beneficiari sotto i 30 anni che la curva ha la pendenza più ripida.
I fattori richiamati dall’inchiesta sono molteplici e non riconducibili a una causa unica: il succedersi di crisi globali, le pressioni di un mercato del lavoro più selettivo, l’incertezza legata alla diffusione dell’intelligenza artificiale e l’esposizione prolungata agli schermi sono i contesti citati. Sul piano sanitario, una rete cantonale di psichiatri e psicologi sotto pressione e tempi d’attesa lunghi non aiutano la presa in carico precoce, che secondo gli stessi esperti riduce il rischio che un disturbo psichico si traduca in invalidità.
C’è anche un dato finanziario che spiega l’urgenza: secondo i calcoli ripresi da Le Temps, una persona che entra nel sistema AI a 20 anni può generare costi vicini a un milione di franchi fino al pensionamento a 65, fra rendita e prestazioni accessorie. Su scala migliaia di nuovi casi all’anno, l’effetto cumulato sui conti dell’assicurazione è significativo.
Cosa cambia per il dipendente e per l’azienda in Ticino
Sul cedolino di un dipendente in Svizzera oggi l’AI pesa per l’1,4% del salario lordo, suddiviso in parti uguali fra lavoratore (0,7%) e datore di lavoro (0,7%), insieme alla quota AVS (8,7%) e alle indennità di perdita di guadagno (0,5%) per un totale del 10,6%. È la prima leva su cui il Parlamento potrebbe intervenire se gli scenari finanziari restano quelli attuali. Le altre due opzioni sul tavolo - per ora solo evocate - sono un aumento della quota a carico della Confederazione e un irrigidimento dei criteri di accesso, in particolare nella valutazione dell’inabilità per cause psichiche.
Per il Ticino, il punto di riferimento amministrativo resta l’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone (UAI), con sede a Bellinzona in via del Gaggini 3, parte dell’Istituto delle assicurazioni sociali (IAS). È lì che vengono istruite le domande di prestazione e gestiti i provvedimenti professionali, lo strumento principale con cui l’AI cerca - quando possibile - di reinserire l’assicurato nel mercato del lavoro prima di concedere una rendita. Sul fronte normativo va ricordato che il diritto a una rendita AI nasce al più presto sei mesi dopo la presentazione della domanda e a condizione che l’incapacità di guadagno duri da almeno un anno e raggiunga un grado medio del 40%; gli importi seguono la stessa scala dell’AVS, con un minimo di 1’260 CHF e un massimo di 2’520 CHF al mese per la rendita singola completa.
Per il datore di lavoro in Ticino, una revisione dell’AI significa due ordini di conseguenze. Sul lato dei costi, un eventuale ritocco dell’aliquota contributiva si trasferirebbe sul costo del lavoro lordo. Sul lato organizzativo, la priorità data dalla Confederazione al reinserimento e alla collaborazione fra azienda, medico e UAI - già oggi al centro della legislazione vigente - tende a chiedere alle imprese un ruolo più attivo nella gestione delle assenze prolungate per malattia, a maggior ragione se il tema riguarda la salute mentale dei collaboratori più giovani.
Cosa fare adesso, da semplice contribuente o futuro beneficiario
In attesa che il Consiglio federale presenti il pacchetto di riforma, il dipendente in Ticino ha pochi strumenti diretti per incidere sui conti dell’AI ma può fare due cose concrete. La prima è verificare sulla italicobusta paga la voce contributiva AVS/AI/IPG, controllando che la trattenuta corrisponda al 6,4% complessivo a carico del dipendente (di cui 0,7% di AI). La seconda è capire come l’AI si inserisce nella propria copertura previdenziale generale, a fianco di secondo pilastro LPP e terzo pilastro privato: in caso di invalidità, le rendite AI di base si combinano con le prestazioni della cassa pensioni di categoria e, se sottoscritto, con un’eventuale assicurazione privata di rischio.
Per chi sta seguendo una procedura presso l’UAI o vuole approfondire i propri diritti, il riferimento istituzionale resta il portale bsv.admin.ch dell’UFAS e la documentazione cantonale dell’IAS Ticino. Sul piano politico, la riforma AI sarà uno dei dossier caldi della prossima sessione parlamentare e si intreccerà inevitabilmente con il calendario degli adeguamenti delle rendite del primo pilastro, già previsto per il 2027 in funzione dell’evoluzione dei prezzi e dei salari.
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