Il Consiglio federale ha trasmesso l’intesa al Parlamento, che la discuterà nella sessione estiva. Più importazioni dal Sudamerica, oltre 155 milioni di franchi di dazi risparmiati per gli esportatori e una domanda che riguarda tutte le famiglie: che cosa finirà davvero nel carrello della spesa.
A giugno il Parlamento svizzero è chiamato a pronunciarsi su uno dei dossier economici più discussi dell’anno: l’accordo di libero scambio tra gli Stati dell’AELS — l’Associazione europea di libero scambio, che riunisce Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein — e i Paesi del Mercosur, il blocco commerciale sudamericano formato da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Il Consiglio federale ha già adottato il messaggio e lo ha trasmesso alle Camere; la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale ha dato il via libera con 15 voti a 3 e 7 astensioni. Per chi fa la spesa la domanda è concreta: cosa cambia per la carne e il vino sugli scaffali?
Che cosa prevede l’intesa
L’accordo è stato concluso il 2 luglio 2025, dopo otto anni di trattative, e firmato il 16 settembre 2025 a Rio de Janeiro. Una volta esaurito il periodo di riduzione tariffaria, circa il 96% delle esportazioni svizzere verso i Paesi del Mercosur sarà esente da dazi: secondo la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) il risparmio per le aziende elvetiche supererà i 155 milioni di franchi all’anno. In cambio, la Svizzera apre il proprio mercato concedendo 25 contingenti bilaterali per i prodotti agricoli considerati sensibili — gli stessi prodotti su cui finora si applicavano le tariffe più alte alla dogana svizzera.
La carne sugli scaffali: cosa cambia (e cosa no)
La parte che tocca più da vicino il consumatore riguarda l’import di carne. L’intesa prevede circa 3’000 tonnellate supplementari di carne bovina e 1’000 tonnellate di pollame, quantità che restano comunque entro il 2% del consumo nazionale. La maggior parte dei contingenti, ricordano gli specialisti, è di dimensioni ridotte oppure corrisponde a importazioni già in essere: la Svizzera acquista da tempo prodotti da questi Paesi. Sul fronte sanitario, il sistema di etichettatura elvetico continua a segnalare in modo esplicito gli standard non conformi alle regole svizzere, come l’uso di ormoni o di antibiotici come promotori della crescita. Chi vuole evitarli, insomma, può continuare a farlo leggendo l’etichetta.
Il nodo del pollame e del vino
Le criticità maggiori, però, emergono altrove. Il mercato del pollame, in forte crescita e legato soprattutto al segmento take-away, presenta problemi di tracciabilità: secondo un’indagine della Federazione romanda dei consumatori, al ristorante si può consumare carne importata — in particolare dal Brasile — senza informazioni chiare sull’origine. È un limite che riguarda la ristorazione, dove l’obbligo di dichiarazione è meno stringente che nella grande distribuzione. Capitolo a parte il vino: i viticoltori svizzeri, già confrontati con una congiuntura difficile, temono la concorrenza dei vini sudamericani, mediamente più economici.
Effetto sui prezzi: cosa aspettarsi
E i prezzi? Gli esperti tendono a ridimensionare l’impatto sugli scaffali. I volumi aggiuntivi sono troppo contenuti per spostare in modo percettibile l’indice dei prezzi al consumo, il termometro ufficiale dell’inflazione. L’economista Dominique Barjolle osserva che i tagli di provenienza Mercosur rappresentano già oltre il 40% degli acquisti di carne bovina in Svizzera: l’arrivo di contingenti esenti da dazi potrebbe esercitare una pressione al ribasso sui tagli più pregiati, ma è soprattutto la remunerazione dei produttori locali a preoccupare, non la spesa delle famiglie. In un Paese dove il costo della vita resta tra i più alti d’Europa, un eventuale alleggerimento del conto della carne sarebbe comunque marginale.
Le quattro cose da sapere
- Iter: l’accordo passa ora alle Camere, che lo tratteranno presumibilmente nelle sessioni estiva e autunnale del 2026; il voto in plenum del Consiglio nazionale è atteso già a giugno.
- Volumi: circa 3’000 tonnellate di carne bovina e 1’000 di pollame in più, comunque entro il 2% del consumo nazionale.
- Etichetta: gli standard non conformi (ormoni, antibiotici) restano segnalati negli scaffali; la dichiarazione è invece più debole nella ristorazione.
- Prezzi: impatto atteso minimo sul carrello della spesa; la posta in gioco riguarda soprattutto i produttori agricoli svizzeri.
Per il consumatore il messaggio è dunque duplice: nell’immediato poco cambierà sugli scaffali, ma vale la pena seguire il dibattito parlamentare di giugno, perché è in quella sede che si deciderà se e a quali condizioni l’intesa entrerà in vigore. Chi vuole approfondire i contenuti dell’accordo trova il testo e le schede informative sul portale della SECO; per orientarsi tra le provenienze, l’indicazione di origine sull’etichetta resta lo strumento più immediato già oggi, al supermercato.
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