Berna e Londra chiudono i negoziati sull’intesa «modernizzata»: fino a 7,9 miliardi di franchi in più di scambi di servizi all’anno, 90 giorni di lavoro oltremanica senza permesso e nuove regole per banche, fiduciari e scienze della vita. La firma è attesa entro fine 2026.
La Svizzera e il Regno Unito hanno concluso i negoziati per un nuovo accordo di libero scambio, «modernizzato» e centrato sui servizi. L’annuncio è arrivato lunedì 13 luglio da Berna, al termine dell’incontro tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e il segretario al Commercio britannico Peter Kyle. L’intesa deve ancora essere firmata — l’obiettivo dichiarato è farlo entro la fine del 2026, prima delle procedure di ratifica interne — ma il quadro è già definito.
Non si tratta di un accordo qualsiasi. Londra lo ha presentato come «l’accordo commerciale sui servizi più significativo» mai concluso dal Regno Unito. Secondo i dati britannici, l’intesa dovrebbe far crescere gli scambi di servizi tra i due Paesi di circa 7,9 miliardi di franchi all’anno nel lungo periodo, pari a un aumento di quasi un quarto rispetto a oggi. La Svizzera è già il sesto mercato di sbocco per i servizi del Regno Unito, con scambi bilaterali che nel 2025 hanno superato i 30 miliardi di sterline.
Cosa cambia concretamente per chi lavora nei servizi
Il cuore dell’accordo è la circolazione di chi i servizi li fornisce. I professionisti — consulenti, avvocati, informatici, tecnici, revisori — potranno lavorare nell’altro Paese fino a 90 giorni all’anno senza bisogno di un permesso di lavoro, con una via separata di soggiorno fino a tre mesi per i fornitori di prestazioni di breve durata in settori specifici. Un dettaglio che pesa per chi in Ticino ha clienti o commesse a Londra e finora doveva fare i conti con la burocrazia dei visti post-Brexit.
L’intesa contiene poi capitoli espliciti su servizi finanziari, telecomunicazioni, appalti pubblici, proprietà intellettuale, commercio digitale e investimenti, oltre a disposizioni pensate per le piccole e medie imprese. Sul fronte più quotidiano, un accordo collegato permetterà ai viaggiatori britannici di usare gli e-gate svizzeri negli aeroporti, riducendo i tempi d’attesa (e viceversa per gli svizzeri diretti nel Regno Unito).
Perché la notizia interessa il Ticino
Il capitolo sui servizi finanziari è quello che tocca più da vicino il Sud delle Alpi. Lugano è la terza piazza finanziaria svizzera dopo Zurigo e Ginevra, con una lunga tradizione nella gestione patrimoniale e nel private banking rivolto a una clientela internazionale: attorno alle banche gravitano centinaia di gestori patrimoniali, fiduciari e intermediari. Regole più chiare e una maggiore mobilità dei fornitori di servizi verso un mercato del peso di Londra sono, per questo tessuto, un’apertura concreta.
Il nuovo accordo, del resto, si innesta su un’intesa già esistente: il «Berne Financial Services Agreement» firmato nel dicembre 2023, che aveva introdotto il mutuo riconoscimento nel settore dei servizi finanziari tra le due piazze. L’accordo di libero scambio ora concluso ne allarga il perimetro dai soli servizi finanziari all’intero comparto dei servizi, degli investimenti e del digitale. Secondo Berna, a beneficiarne saranno soprattutto i settori della finanza e delle italicscienze della vita/italic — farma e biotech in primis.
Un segnale in tempi di dazi
Il tempismo non è casuale. L’intesa arriva mentre l’economia svizzera fa i conti con il rallentamento legato ai dazi statunitensi al 39% e a un franco forte che continua a mettere sotto pressione le esportazioni svizzere, le PMI ticinesi in testa. In questo scenario, aprire un canale privilegiato con un’altra grande economia europea vale anche come diversificazione dei mercati di sbocco.
C’è poi la lettura politica, che Berna ha voluto rendere esplicita. In un contesto «segnato da crescente frammentazione», due grandi economie europee fuori dall’Unione europea rafforzano la propria partnership strategica e ribadiscono l’impegno per mercati aperti e regole affidabili. È lo stesso terreno su cui si gioca da anni la posizione della Svizzera: quella di un Paese che, restando fuori dai grandi blocchi, deve costruirsi da sé la rete di accordi bilaterali che ne tutelano l’accesso ai mercati. Per il Regno Unito, questo è già il sesto accordo di libero scambio siglato dall’uscita dall’UE.
Cosa succede adesso
Il testo passa ora alla revisione giuridica e alla traduzione, poi alla firma — attesa entro fine 2026 — e infine alle procedure di approvazione in entrambi i Paesi. Nulla cambia quindi da un giorno all’altro per imprese e professionisti: le nuove regole entreranno in vigore solo dopo la ratifica. Chi lavora nei servizi con controparti britanniche farà bene, nel frattempo, a seguire le comunicazioni della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e le indicazioni delle associazioni di categoria, dove verranno pubblicati i dettagli operativi dell’accordo man mano che il testo verrà reso pubblico.
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