Salari minimi, Berna ribalta le regole: i contratti collettivi battono i minimi cantonali, ecco cosa rischiano 3-4’000 lavoratori in Ticino

Claudio Galli

30 Giugno 2026 - 13:14

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Il Parlamento federale ha approvato la riforma che dà la precedenza ai salari dei CCL di obbligatorietà generale sui minimi fissati dai Cantoni. Per ora in Ticino cambia poco, ma la riforma cantonale del salario minimo rischia di scontrarsi con la nuova legge. E sindacati e sinistra annunciano il referendum.

Salari minimi, Berna ribalta le regole: i contratti collettivi battono i minimi cantonali, ecco cosa rischiano 3-4'000 lavoratori in Ticino

Il Parlamento federale ha deciso: nella sessione estiva le Camere hanno approvato in via definitiva una riforma che ribalta la gerarchia dei salari minimi in Svizzera. Quando un contratto collettivo di lavoro (CCL) è dichiarato di obbligatorietà generale — cioè vincolante per tutte le imprese di un settore — le sue tabelle salariali avranno la precedenza sui salari minimi decisi dai Cantoni, anche quando questi ultimi sono più alti.

È un cambio di logica importante. Finora un CCL non poteva prevedere disposizioni contrarie al diritto cantonale, e diversi Cantoni avevano introdotto un salario minimo cantonale superiore a quello negoziato fra le parti sociali. Con la riforma, la contrattazione collettiva torna al centro: a dettare la paga di base sarà l’accordo fra datori di lavoro e sindacati, non più il minimo deciso dalla politica cantonale.

Da dove nasce la riforma

La modifica raccoglie la cosiddetta italicomozione Ettlinitalico, depositata nel 2020 dal consigliere agli Stati del Centro Erich Ettlin dopo una sentenza del Tribunale federale sul caso di Neuchâtel, che aveva riconosciuto il salario minimo come strumento di politica sociale di competenza dei Cantoni [5]. Per i promotori, i minimi cantonali introdotti negli ultimi anni rappresentano un «attacco inaccettabile» al partenariato sociale, perché scavalcano gli equilibri concordati al tavolo negoziale.

Il compromesso uscito da Berna prevede però alcune garanzie per evitare tagli agli stipendi. Ginevra e Neuchâtel, che nelle loro leggi hanno previsto la prevalenza del salario minimo cantonale, potranno mantenere il proprio regime: nessun lavoratore vedrà ridursi la paga. Inoltre, i CCL futuri non potranno fissare salari inferiori ai minimi cantonali. Giura e Basilea-Città non sono toccati, perché nelle loro norme i CCL di obbligatorietà generale hanno già la priorità.

Perché riguarda il Ticino

E il Ticino? Oggi il Cantone si trova nella stessa situazione di Giura e Basilea-Città: i CCL di obbligatorietà generale hanno già la precedenza. Il salario minimo cantonale è attualmente fissato attorno ai 20-20.50 franchi l’ora, una soglia che riguarda soprattutto i settori a bassa retribuzione, dove i frontalieri guadagnano in media oltre il 20% in meno dei residenti.

La complicazione è una questione di tempi. Nell’aprile scorso il Gran Consiglio ticinese ha approvato una riforma che alza il minimo a una forchetta fra 21.75 e 22.25 franchi l’ora dal 2029, a beneficio di circa 23’000 lavoratori (di cui 15’000 frontalieri), e prevede che dal 2030 anche i CCL debbano rispettare quel minimo cantonale. In altre parole, il Ticino vorrebbe passare al modello di Ginevra e Neuchâtel proprio mentre Berna spinge nella direzione opposta. Resta quindi da capire come le due riforme si incastreranno.

Sull’impatto immediato le stime sono prudenti. «Dalle stime che abbiamo fatto, la mozione Ettlin dovrebbe toccare circa 3-4’000 persone in Ticino», ha dichiarato a italicolaRegioneitalico il copresidente del Partito socialista Fabrizio Sirica, indicando soprattutto i lavoratori di albergheria e ristorazione, i settori che più hanno spinto per la riforma. Si tratta di comparti in cui i salari ticinesi restano già i più bassi della Svizzera.

Il referendum in arrivo

La sinistra e i sindacati promettono battaglia. L’Unione sindacale svizzera (USS), la principale organizzazione mantello dei lavoratori del Paese, ha bollato il testo come un «attacco contro decisioni democratiche, la Costituzione e il federalismo», ricordando che la politica sociale è competenza di Cantoni e Comuni. La sezione ticinese del Partito socialista e il Movimento per il socialismo hanno già annunciato la raccolta firme per un referendum.

Per i lavoratori ticinesi a basso salario, in concreto, nell’immediato non cambia nulla: chi è coperto da un CCL di obbligatorietà generale continua a percepire la paga prevista dall’accordo di settore. Il nodo si scioglierà nei prossimi anni, quando entreranno in vigore i nuovi minimi cantonali e — se la raccolta firme andrà in porto — quando il popolo svizzero sarà chiamato a votare. Chi vuole verificare la propria posizione può controllare quale CCL si applica al proprio settore presso l’Ufficio cantonale dell’ispettorato del lavoro, o consultare le condizioni del proprio contratto.

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