Riforma AVS 2030, cosa cambia per chi lavora in Svizzera: le 5 misure della consultazione (e l’IVA che potrebbe salire)

Claudio Galli

23 Maggio 2026 - 10:12

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Il Consiglio federale ha aperto il 20 maggio la procedura di consultazione sulla riforma AVS 2030. L’età di riferimento resta a 65 anni, ma cambiano la franchigia per chi continua a lavorare, i contributi dei lavoratori indipendenti e l’età minima del pensionamento anticipato nel 2° pilastro. Ecco le misure concrete e che cosa resta in gioco fino all’11 settembre.

Riforma AVS 2030, cosa cambia per chi lavora in Svizzera: le 5 misure della consultazione (e l'IVA che potrebbe salire)

La riforma più attesa del sistema pensionistico svizzero entra nel vivo. Il 20 maggio 2026 il Consiglio federale ha aperto la procedura di consultazione sulla riforma AVS 2030, il pacchetto di misure destinato a modernizzare l’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti — l’AVS, primo pilastro del sistema previdenziale svizzero — e a garantirne l’equilibrio finanziario fino al 2040. La consultazione resta aperta fino all’11 settembre 2026: in questa fase Cantoni, partiti e associazioni, Ticino compreso, possono far valere le proprie osservazioni prima che il progetto arrivi in Parlamento. Vale quindi la pena capire fin d’ora che cosa è sul tavolo.

L’età di pensionamento resta a 65 anni

La prima cosa da sapere è ciò che la riforma italicononitalico tocca: l’età di riferimento. Dopo l’innalzamento dell’età delle donne a 65 anni introdotto con la precedente riforma AVS 21, il Governo ha deciso di non andare oltre. «Un aumento dell’età di riferimento non è invece previsto», si legge nel comunicato del Consiglio federale. L’esecutivo studierà comunque, in vista di una riforma futura, diversi modelli per adeguare l’età di riferimento, appoggiandosi al lavoro di un’apposita commissione di esperti. Per ora, però, il riferimento resta fermo a 65 anni per uomini e donne.

Chi lavora dopo i 65 anni guadagna di più

Il filo conduttore della riforma è incentivare chi italicopuòitalico a lavorare più a lungo, senza obbligare nessuno. Per chi resta professionalmente attivo dopo l’età di riferimento, la franchigia — la parte di reddito esente da contributi AVS — sale da 16’800 a 22’680 CHF all’anno e verrà adeguata regolarmente. Questo reddito conseguito dopo i 65 anni peserà inoltre di più nel calcolo della rendita. Cade anche un limite: oggi la rendita può essere migliorata solo fino a 70 anni, mentre con la riforma sarà possibile rinviarla anche oltre. Infine, i tassi di riduzione e di aumento della rendita non saranno più legati all’aspettativa di vita, ma a principi di incentivo, positivo o negativo.

Pensionamento anticipato: nel 2° pilastro l’età minima sale da 58 a 63 anni

Il rovescio della medaglia riguarda chi punta invece a smettere prima. Nella previdenza professionale — il 2° pilastro, cioè la cassa pensioni — l’età minima per il pensionamento anticipato sale gradualmente dagli attuali 58 a 63 anni. Sono previste eccezioni, in particolare nelle ristrutturazioni aziendali o nel quadro di contratti collettivi di lavoro, ma con un limite invalicabile fissato a 60 anni. Chi va in pensione anticipata potrà comunque restare assicurato nel 2° pilastro e trasferire la prestazione di libero passaggio a un nuovo istituto di previdenza.

Contributi: indennità di malattia, indipendenti e dividendi

La riforma interviene poi sul fronte delle entrate, chiudendo alcune lacune contributive. Le indennità giornaliere di malattia e infortunio saranno assoggettate all’obbligo contributivo, come già avviene per quelle dell’assicurazione contro la disoccupazione o dell’AI. Il tasso di contribuzione AVS dei lavoratori indipendenti con reddito elevato sarà allineato a quello dei dipendenti, passando dall’8,1% all’8,7% (per i redditi più modesti resta la tavola scalare ridotta). Il Consiglio federale vuole inoltre colpire la prassi di sostituire parte del salario con dividendi per non versare contributi: una distribuzione sarà considerata eccessiva quando il rendimento supera il 15% del capitale investito, e la parte in eccedenza conterà come salario determinante. Nel complesso queste misure dovrebbero portare all’AVS circa 600 milioni di franchi di entrate supplementari all’anno fino al 2040.

Quanto potrebbe salire l’IVA

Resta il nodo più politico: il finanziamento dell’AVS per gli anni 2030-2040 dipende da che cosa deciderà il Parlamento sulla 13esima rendita. Gli scenari sono tre:

  • se il finanziamento della 13esima rendita viene garantito in modo duraturo, in linea di principio non serve alcun finanziamento aggiuntivo dell’AVS, salvo un forte peggioramento congiunturale;
  • se il Parlamento opta per un finanziamento limitato nel tempo, l’IVA dovrà salire di 0,7 punti percentuali;
  • se il Parlamento non decide, servirà una soluzione combinata (IVA +0,7 punti e contributi salariali +0,2 punti) oppure un aumento dell’IVA di 0,9 punti.

A garanzia della stabilità del sistema sarà introdotto anche un meccanismo d’intervento: se il Fondo di compensazione AVS rischiasse di scendere sotto il 90% di una spesa annua entro tre anni, il Consiglio federale dovrebbe sottoporre al Parlamento misure di stabilizzazione entro dodici mesi.

Che cosa fare ora

Per il cittadino non ci sono scadenze immediate: nessuna delle misure è già in vigore e l’intero pacchetto passerà al vaglio del Parlamento e, con ogni probabilità, del voto popolare. Chi vuole approfondire può consultare i documenti della riforma sul portale della Confederazione admin.ch. Nel frattempo, l’unica leva davvero nelle mani di ciascuno resta la previdenza individuale: rafforzare per tempo il pilastro 3a è il modo più diretto per non dipendere soltanto dalle decisioni che si prenderanno a Berna.

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