Rendita o capitale: come riscuotere il 2° pilastro al pensionamento, la guida 2026 in 6 punti

Claudio Galli

25 Maggio 2026 - 13:12

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Alla fine della vita lavorativa la cassa pensioni mette sul tavolo tre strade — rendita vitalizia, versamento del capitale o una soluzione mista. Ecco i criteri fiscali, di sicurezza e di flessibilità per decidere, con un esempio in CHF e la checklist delle scadenze da non mancare.

Rendita o capitale: come riscuotere il 2° pilastro al pensionamento, la guida 2026 in 6 punti

Chi si avvicina al pensionamento in Svizzera deve prendere, una sola volta e spesso in modo irreversibile, una delle decisioni finanziarie più pesanti della propria vita: come farsi versare l’avere accumulato nella cassa pensioni. Questa guida spiega passo per passo le tre opzioni disponibili, cosa cambia sul piano fiscale e di sicurezza, e quali termini rispettare per non perdere il diritto di scelta.

1. Le tre strade alla fine della vita lavorativa

Il secondo pilastro — la previdenza professionale (LPP), che datore di lavoro e dipendente alimentano insieme durante la vita attiva — costituisce, accanto all’AVS, lo zoccolo del reddito da pensionati. Per un ripasso dell’intero sistema è utile la nostra scheda sui tre pilastri della previdenza svizzera. Al momento del pensionamento la cassa pensioni mette sul tavolo tre possibilità:

  • la rendita vitalizia: una pensione mensile versata fino alla morte;
  • il versamento in capitale: l’intero avere, o parte di esso, liquidato in una o più tranche;
  • la soluzione mista: una parte sotto forma di rendita, una parte come capitale.

La legge fissa un paletto: ogni assicurato ha diritto a farsi versare in capitale almeno il 25% dell’avere di vecchiaia LPP obbligatorio. Molte casse, in realtà, concedono fino al 100%. La regola opposta non esiste: la rendita è la modalità di base, e la quota che si vuole in capitale va richiesta espressamente e per tempo.

2. Cosa cambia sul piano fiscale

È il primo terreno su cui si gioca la decisione. La rendita viene sommata ogni anno agli altri redditi e tassata all’aliquota ordinaria dell’imposta sul reddito, per tutta la durata della pensione. Il capitale, invece, è tassato una sola volta, separatamente dagli altri redditi e con un’aliquota ridotta: in Ticino l’imposta sul prelievo del capitale di previdenza si attesta su valori contenuti — un aspetto che avevamo già trattato nella guida sul libero passaggio del 2° pilastro.

Attenzione a un meccanismo che molti scoprono troppo tardi: l’autorità fiscale cumula nello stesso anno civile tutti i prelievi di capitale previdenziale — 2° pilastro e pilastro 3a — e in Ticino, come nella maggior parte dei Cantoni, anche quelli del coniuge. Poiché l’aliquota è progressiva, concentrare più riscatti nello stesso anno fa salire il conto. Scaglionare i prelievi su più anni è quasi sempre conveniente.

3. La rendita: quando conviene

La rendita è la scelta della sicurezza. Garantisce un importo identico ogni mese, a vita, anche se si superano i 100 anni: il rischio di longevità e quello d’investimento restano in capo alla cassa pensioni. La conversione dell’avere in rendita avviene applicando l’aliquota di conversione: per la parte obbligatoria della LPP la legge fissa un minimo del 6,8%, anche se sulla parte sovraobbligatoria la maggior parte delle casse applica oggi tassi più bassi.

La rendita conviene tipicamente a chi non dispone di altri capitali a cui attingere, a chi vuole evitare qualsiasi preoccupazione di gestione finanziaria e a chi, anche per familiarità o storia clinica, ha buone prospettive di vita lunga. Lo svantaggio principale riguarda i superstiti: alla morte del pensionato il coniuge riceve di norma una rendita per superstiti pari ad almeno il 60% di quella di vecchiaia, e ai figli o agli altri eredi non resta nulla dell’avere.

4. Il capitale: quando conviene

Il capitale è la scelta della flessibilità. Permette di disporre liberamente della somma, di adattare i prelievi alle proprie esigenze e di lasciare in eredità la parte non ancora consumata. Investito con criterio, può anche generare un rendimento superiore alla rendita garantita dalla cassa.

Il rovescio della medaglia è che tutti i rischi passano all’assicurato: nessuno garantisce per quanti anni la somma dovrà bastare, e una sequenza di anni negativi sui mercati nei primi tempi della pensione può erodere il capitale più in fretta del previsto. Il versamento in capitale è quindi indicato per chi dispone già di altre fonti di reddito sicure — l’AVS, eventualmente una rendita parziale —, per chi ha dimestichezza con la gestione del denaro o un consulente di fiducia, e per chi ha precise intenzioni successorie.

5. Un esempio con i numeri

Prendiamo un assicurato con un avere di vecchiaia di 600’000 CHF al momento del pensionamento.

  • Tutto in rendita: con un’aliquota di conversione effettiva del 5,5%, la rendita annua è di circa 33’000 CHF, ossia 2’750 CHF al mese, che si aggiungono all’AVS e vengono tassati come reddito ogni anno.
  • Tutto in capitale: i 600’000 CHF sono versati in un’unica soluzione; in Ticino l’imposta una tantum sul capitale di previdenza è dell’ordine di alcune migliaia di franchi, grazie all’aliquota ridotta, e lascia un patrimonio netto da gestire e far rendere.
  • Soluzione mista: per esempio metà in rendita (circa 1’375 CHF al mese, a copertura delle spese fisse insieme all’AVS) e metà in capitale (300’000 CHF, come riserva e margine di manovra).

I numeri sono indicativi: l’aliquota di conversione applicata dalla singola cassa, le aliquote fiscali comunali e la struttura del proprio istituto cambiano il risultato. Vanno sempre fatti i conti sul caso concreto.

6. I 6 punti da verificare prima di decidere

  • Il regolamento della cassa pensioni: stabilisce quale quota massima si può prendere in capitale e con quale aliquota di conversione.
  • Il termine di preavviso: la richiesta di prelievo in capitale va annunciata in anticipo — fino a tre anni prima del pensionamento, a seconda della cassa. È una scadenza rigida: una volta superata, la porta si chiude.
  • Le altre fonti di reddito: AVS, eventuale pilastro 3a, redditi da locazione, patrimonio personale.
  • La situazione familiare: presenza di un coniuge, differenza d’età, intenzioni successorie.
  • Lo stato di salute e la storia familiare di longevità.
  • Il proprio rapporto con il rischio: quanto si è disposti, e in grado, di gestire un capitale negli anni.

Checklist finale: dove fare i conti

Prima del pensionamento conviene:

  • chiedere alla cassa pensioni il certificato di previdenza aggiornato e il regolamento, verificando subito il termine di preavviso;
  • simulare le tre opzioni con un calcolatore — utili quelli di Comparis e dell’amministrazione fiscale cantonale per la parte d’imposta;
  • valutare se scaglionare su più anni civili l’eventuale prelievo in capitale e quello del pilastro 3a, così da contenere la progressione dell’imposta;
  • fissare un colloquio con un consulente previdenziale indipendente almeno tre o quattro anni prima della data prevista per il pensionamento.

La decisione tra rendita e capitale non ha una risposta valida per tutti: dipende dal patrimonio, dalla famiglia, dalla salute e dal carattere di chi la prende. L’unico errore da evitare con certezza è arrivare impreparati alla scadenza del preavviso.

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