Nuove regole UE sugli imballaggi: fino a 27 registrazioni per vendere nell’Unione, cosa cambia per le PMI e i negozi online svizzeri

Claudio Galli

13 Agosto 2026 - 10:11

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Dal 12 agosto è in vigore il regolamento europeo PPWR: chi spedisce prodotti confezionati nell’UE deve iscriversi Paese per Paese. I primi piccoli commercianti svizzeri hanno già fermato le spedizioni verso l’Unione. Ecco perché la stretta riguarda da vicino anche il Ticino di confine.

Nuove regole UE sugli imballaggi: fino a 27 registrazioni per vendere nell'Unione, cosa cambia per le PMI e i negozi online svizzeri

Da mercoledì 12 agosto 2026 è direttamente applicabile in tutti i 27 Stati dell’Unione europea il nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, noto con la sigla inglese PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation). L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è ridurre i rifiuti da imballaggio, renderli più facilmente riciclabili e favorirne il riuso, addossando alle imprese una quota maggiore dei costi di raccolta e smaltimento.

Fin qui, una misura ambientale. Il problema, per chi vende dalla Svizzera verso l’UE, è nella parte amministrativa: ogni azienda che immette prodotti confezionati sul mercato di un Paese UE deve registrarsi in quel Paese per la cosiddetta responsabilità estesa del produttore. E qui arriva il nodo: un registro unico valido per tutta l’Unione non esiste. Chi vuole continuare a spedire in tutti gli Stati membri deve quindi affrontare fino a 27 registrazioni separate, una per ogni Paese di destinazione, ciascuna con la propria burocrazia e i propri costi.

Perché i piccoli commercianti stanno rinunciando all’UE

Per le microimprese — che l’UE definisce come aziende con meno di dieci dipendenti e al massimo 2 milioni di euro di fatturato o bilancio annuo — il conto non torna quasi mai. La sola registrazione in Polonia, riferisce 20 Minuten, costa 150 euro all’anno; una piccola commerciante che spediva in 13 Paesi dell’Unione ha calcolato circa 1’700 euro di costi aggiuntivi e quattro giornate di lavoro solo per le iscrizioni e le comunicazioni.

Il risultato è che i primi negozi online svizzeri hanno già sospeso le spedizioni verso l’UE. «Piccole imprese fortemente penalizzate, mentre i giganti dell’online assorbono i costi senza sforzo», ha sintetizzato una commerciante citata dal portale zurighese. Sul sito di consultazione della Commissione europea sono già arrivati oltre 2’600 contributi, molti dei quali chiedono un alleggerimento delle regole per le realtà più piccole.

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda le sanzioni: le pene per chi non si adegua non sono ancora definite. Spetta ai singoli Stati membri fissarle — devono essere «efficaci, proporzionate e dissuasive» — ma anche su questo manca un sistema uniforme, il che complica ulteriormente la vita a chi vende in più mercati.

Perché la stretta riguarda anche il Ticino

Il Cantone Ticino vive a stretto contatto con il mercato unico europeo: la frontiera con la Lombardia è a pochi chilometri e per molte piccole imprese, artigiani e negozi digitali del Sopraceneri e del Sottoceneri l’Italia e il resto dell’UE sono lo sbocco commerciale naturale. Le nuove regole colpiscono proprio chi finora esportava piccoli volumi con procedure leggere.

La stretta arriva per di più in una fase già difficile per l’export elvetico. Le imprese svizzere sono alle prese con il rallentamento dell’economia e i dazi statunitensi al 39% sulle merci elvetiche, e le PMI ticinesi si trovano a difendere la competitività su un mercato internazionale già reso caro dal franco forte. Per un piccolo laboratorio o un negozio online che vive di ordini transfrontalieri, ritirarsi dai mercati UE significa perdere una fetta di clientela; ma restare comporta costi e adempimenti nuovi. È una tenaglia che pesa in modo particolare sul tessuto di microimprese che caratterizza l’economia cantonale, la stessa che tiene sotto controllo il mercato del lavoro ticinese.

Cosa può fare chi esporta nell’UE

Chi dalla Svizzera italiana continua a vendere prodotti confezionati oltre confine dovrebbe verificare al più presto in quali Paesi UE spedisce e quali obblighi di registrazione scattano in ciascuno. Le prime scadenze riguardano l’iscrizione ai registri nazionali e la dichiarazione di conformità; seguiranno, negli anni, obblighi su etichettatura, contenuto minimo di materiale riciclato, riciclabilità e riduzione del volume degli imballaggi.

Per orientarsi conviene partire dalle guide dell’agenzia della Confederazione per la promozione dell’export, Switzerland Global Enterprise, che ha messo a disposizione materiale e un webinar dedicati al PPWR per le aziende svizzere (con sportello ExportHelp a Lugano), e valutare — soprattutto per i volumi più piccoli — se concentrarsi su un numero ristretto di mercati o affidarsi a piattaforme che gestiscono la registrazione per conto del venditore. La regola pratica è chiara: prima di spedire il prossimo pacco verso l’Unione, meglio sapere esattamente dove ci si deve registrare e quanto costa.

 [3]

Argomenti

# Ticino

Iscriviti alla newsletter