Dopo tre rinvii da maggio, la Commissione dell’economia del Consiglio degli Stati vota 50% invece del 100% chiesto dal Governo: la ministra delle finanze parla di «una soluzione a favore della banca e a scapito dei contribuenti». UBS non è comunque soddisfatta: ecco le cifre e cosa significa per filiali e occupazione a Lugano, Bellinzona, Locarno e Chiasso.
La partita sul capitale di UBS ha avuto una svolta il 31 agosto, dopo tre mesi di rinvii che avevamo seguito passo dopo passo. La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (WAK-S) ha votato con 10 sì, 2 no e un astenuto una soluzione che ammorbidisce sensibilmente la proposta del Consiglio federale: UBS dovrà coprire le partecipazioni nelle filiali estere con il 50% di capitale proprio di base duro (CET1), non più il 100% chiesto dal Governo dopo il crac di Credit Suisse. Il resto potrà essere coperto con obbligazioni AT1, strumenti ad alto rendimento che in caso di grave crisi bancaria vengono convertiti in azioni o azzerati.
Per il Ticino la notizia non è astratta: come avevamo scritto quando [la commissione aveva confermato la linea severa senza sciogliere il nodo](https://www.moneymag.ch/Capitale-di-UBS-la-commissione), la piazza finanziaria di Lugano - insieme a Zurigo e Ginevra - è tra quelle con più posti di lavoro legati alla grande banca, e il costo del capitale si riflette su credito e occupazione nelle filiali sopraccenerine.
La ministra delle finanze: «Non tutela abbastanza i contribuenti»
La consigliera federale Karin Keller-Sutter, che dirige il Dipartimento federale delle finanze, non ha nascosto la propria contrarietà. Intervistata dalla televisione pubblica tedesca SRF il giorno dopo il voto, ha dichiarato: «Non sono sorpresa. Nel Consiglio federale ce lo aspettavamo, perché anche il lobbying è stato molto forte». Alla domanda se i contribuenti svizzeri restino ora insufficientemente protetti, la risposta è stata netta: «Sì, assolutamente. È una soluzione a favore della banca e a scapito dei contribuenti».
Keller-Sutter ha anche precisato che la richiesta di rafforzare il capitale duro non è un’idea isolata del suo dipartimento: «Tutte le autorità coinvolte ritengono che le controllate estere di UBS - soprattutto negli Stati Uniti - debbano essere finanziate integralmente con capitale proprio, perché in una crisi la casa madre in Svizzera non ne risulti indebolita». Una posizione condivisa, secondo la ministra, anche dalla Banca nazionale svizzera (BNS) e dalla FINMA, l’autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari.
Il presidente della WAK-S, il senatore Erich Ettlin, ha respinto la lettura di un regalo alla banca, parlando di un tentativo di «regolare più severamente UBS e proteggere i contribuenti, senza però danneggiare troppo l’economia».
Nemmeno UBS è soddisfatta: quanto capitale in più serve davvero
Il paradosso è che la soluzione della commissione scontenta anche UBS. Secondo la banca, la raccomandazione della WAK-S comporterebbe comunque un aumento di capitale supplementare di classe 1 (Tier-1) per circa 13 miliardi di dollari, che si sommano ai 2 miliardi di CET1 già previsti dalle modifiche a livello di ordinanza annunciate dal Governo a inizio anno. A questo si aggiungono i circa 15 miliardi di dollari di CET1 supplementare già richiesti dalle norme in vigore dopo l’acquisizione di Credit Suisse: in totale, secondo i calcoli della banca, l’operazione CS costerebbe a UBS circa 30 miliardi di dollari di capitale Tier-1 aggiuntivo, parzialmente compensati da uno sgravio di 4 miliardi legato alle modifiche di ordinanza sul piano consolidato di gruppo. UBS riconosce il lavoro della commissione, ma avverte che l’insieme delle nuove regole «continuerà ad aumentare i costi di finanziamento per la piazza finanziaria svizzera», proprio mentre altri grandi centri finanziari internazionali stanno semplificando le proprie regole bancarie.
Cosa succede ora, e perché riguarda anche chi non ha azioni UBS
Il testo della WAK-S passa ora al plenum del Consiglio degli Stati, atteso nella sessione autunnale delle Camere federali, e in seguito al Consiglio nazionale: un’approvazione definitiva non è realistica prima della sessione invernale, con entrata in vigore concreta non prima del 2027. Nel frattempo, come già osservato dopo la pubblicazione dei conti trimestrali, [in Ticino restano in gioco filiali e posti di lavoro](https://www.moneymag.ch/UBS-batte-le-attese-con-2-8) nella rete che comprende Lugano, Bellinzona, Locarno e Chiasso.
Per chi ha risparmi, un conto o una parte della cassa pensioni investita in UBS - oggi l’unica banca svizzera di rilevanza sistemica globale dopo l’assorbimento di Credit Suisse - il messaggio pratico è duplice: nell’immediato nessun obbligo cambia, ma il livello di capitale che la banca dovrà infine accantonare definirà per anni il margine di sicurezza del sistema in caso di nuova crisi, oltre al costo del credito a famiglie e PMI ticinesi. Chi vuole seguire l’evoluzione del titolo può consultare la [scheda quotazione UBS Group di moneymag.ch](https://www.moneymag.ch/+UBS-Group-quotazione+); chi vuole leggere la documentazione ufficiale può farlo sulla pagina della Confederazione dedicata al [dispositivo «too big to fail»](https://www.efd.admin.ch/it/tbtf-it).
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