Sotto il Pizzo Rotondo, in fondo a una galleria scavata negli anni Settanta, l’ETH di Zurigo studia come scaldare la Svizzera con il calore della roccia. Vi raccontiamo cosa succede nel BedrettoLab, quanto costa la ricerca e come si può visitare.
A due chilometri dall’imbocco di un cunicolo di 5,2 chilometri scavato negli anni Settanta per il tunnel ferroviario del Furka, in Val Bedretto, sopra Airolo, c’è un laboratorio in cui si fanno esplodere, di proposito, piccoli terremoti. Non è un incidente e non è nemmeno una novità: succede da oltre sei anni, sotto 1.500 metri di roccia dell’Alto Ticino, ed è uno dei due soli impianti al mondo con queste caratteristiche — l’altro è nel South Dakota, negli Stati Uniti.
Il "Bedretto Underground Laboratory for Geosciences and Geoenergies", per tutti BedrettoLab, è nato nel 2019 dal Politecnico federale di Zurigo (ETH) in una galleria di servizio della Matterhorn-Gotthard-Bahn, concessa gratuitamente ai ricercatori. Da allora nella valle che per secoli ha vissuto di alpeggi e transumanza è arrivata una delle infrastrutture scientifiche più sofisticate d’Europa.
Perché si provocano terremoti di proposito
L’obiettivo non è distruttivo, è energetico: capire come sfruttare il calore della crosta terrestre — la geotermia profonda — senza causare danni in superficie. È già successo altrove che tentativi di geotermia profonda abbiano innescato scosse avvertite dalla popolazione: a Basilea nel 2006 (magnitudo 3,4) e a San Gallo nel 2013 (3,6), due episodi che hanno bloccato progetti simili. Il BedrettoLab esiste proprio per evitare che accada di nuovo.
Dentro la montagna, i ricercatori iniettano acqua in pozzi profondi fino a 300 metri per generare micro-fratture nella roccia, monitorate da una rete di sensori capace di rilevare vibrazioni impercettibili. Un sistema "a semaforo" interrompe l’esperimento non appena una scossa supera una soglia di sicurezza definita in anticipo. Nel test più recente, condotto nella primavera 2026 nell’ambito del progetto Mzero, l’iniezione controllata ha generato circa 8’000 micro-terremoti, di magnitudo compresa fra -5 e -0,14 — impercettibili, ma preziosissimi per capire come nascono e si arrestano i sismi indotti. Da febbraio 2026 è ripartito anche il progetto BEACH, che inietta acqua riscaldata a 80°C per testare se il granito della valle possa funzionare come un enorme accumulatore di calore stagionale.
Quanto vale la ricerca (e cosa cambia per le bollette)
Dietro gli esperimenti ci sono cifre concrete. Il primo ciclo di ricerca, concluso nel 2026, ha mobilitato investimenti per circa 20 milioni di franchi; la Matterhorn-Gotthard-Bahn ha esteso la concessione gratuita della galleria all’ETH fino al 2036, e nel laboratorio lavorano stabilmente una trentina di specialisti. Il progetto più ambizioso in corso, FEAR ("Fault Activation and Earthquake Rupture", 2022-2028), è finanziato da una Synergy Grant del Consiglio europeo della ricerca (ERC); BEACH è invece sostenuto dall’Ufficio federale dell’energia.
La posta in gioco è la Strategia energetica 2050 della Confederazione, che punta a coprire fra il 5 e il 10% del fabbisogno energetico nazionale con la geotermia profonda — oggi vicina allo zero. Se le tecniche testate nel cunicolo della Val Bedretto funzioneranno su scala reale, potrebbero aprire la strada a impianti geotermici commerciali capaci di produrre elettricità o alimentare reti di teleriscaldamento, riducendo la dipendenza svizzera da gas ed elettricità importata nei mesi invernali — lo stesso nodo su cui si gioca gran parte del dibattito sulla transizione energetica del Paese.
L’altra economia della valle: alpeggi, formaggio e turismo lento
Il laboratorio non ha cambiato il volto della Val Bedretto, che resta uno degli angoli più spopolati del Cantone: poche centinaia di abitanti fra i villaggi di Fontana, Ossasco, Villa, Bedretto, Ronco e All’Acqua, l’ultimo a 1’614 metri. L’economia tradizionale continua a girare attorno agli alpeggi — la "Strada degli alpi", che collega le malghe fra 1’700 e 1’800 metri, produce ancora oggi la rinomata formagella della Val Bedretto, in vendita fra i produttori locali a circa 5,40 CHF l’etto — e a una manciata di attività ricettive familiari, dall’osteria con camere Bäkar alla Locanda Orelli, con pernottamenti che partono da un centinaio di franchi a notte.
È proprio la convivenza fra queste due economie — quella lentissima della transumanza e quella fatta di sensori, sovvenzioni europee e pubblicazioni scientifiche — a rendere la valle un caso particolare anche per chi si occupa di territorio: il Comune di Bedretto, che conta il laboratorio fra i suoi motivi d’orgoglio, ne beneficia in visibilità più che in gettito diretto, mentre il grosso dell’indotto (ricercatori, fornitori, logistica) resta legato al Politecnico di Zurigo.
Come si visita il BedrettoLab
Il laboratorio non è aperto tutti i giorni, ma organizza visite pubbliche in collaborazione con il vicino museo Sasso San Gottardo: nel 2026 le date sono state il 28 giugno e il 7 agosto, con biglietti prenotabili sul sito del museo. Per chi arriva dal resto del Cantone, l’accesso passa da Airolo, porta d’ingresso dell’Alto Ticino e già meta di una stagione sciistica che si allunga di anno in anno — un altro segnale di come l’intera regione stia cercando nuove leve economiche oltre al turismo estivo tradizionale, in una Svizzera che punta sempre più sulle fonti rinnovabili per la propria produzione elettrica.
Avete già visitato la Val Bedretto o il BedrettoLab? Scriveteci a [email protected]: raccogliamo le segnalazioni per i prossimi itinerari dell’Alto Ticino.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Iscriviti alla newsletter